Africa: lotta all’Aids a tutto campo (mediatico)

Africa: lotta all’Aids a tutto campo (mediatico)

 

Video, radio, murales e di recente lo storytelling digitale. In Africa la prevenzione dell’Aids passa attraverso svariati canali di comunicazione, in modo creativo e sorprendente.

La regina in Africa resta la radio. Basta camminare in una città o in un villaggio africano per notare immediatamente la quantità di radio accese e ascoltate. Grazie alla sua diffusione questo mezzo di comunicazione ha avuto un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione della popolazione sui rischi dell’HIV.

In Guinea Bissau Radio Sol Mansi, fondata da padre Davide Sciocco del Pime, è attiva su questo fronte dal 2010 ed è stata premiata dal segretariato per la lotta all’Aids per l’impatto dei suoi programmi nella vita delle persone portatrici di HIV/AIDS, e per l’informazione circa la diffusione sulla pandemia. “Il primo passo è stato quello di informare: rendere coscienti i giovani che l’Aids esisteva, perché all’inizio c’era una grossa resistenza in Guinea Bissau ad ammettere l’esistenza del virus” spiega padre Davide Sciocco. “Il secondo passo è stato quello di aiutare la gente a modificare l’atteggiamento nei confronti della malattia, non vedendo innanzitutto lo spauracchio della morte ma la possibilità di cambiare i comportamenti e prevenire il contagio. Come terzo passo la radio ha mandato in onda un programma che invitava a non emarginare e a non discriminare chi era ammalato di Aids, e proprio questo programma è stato premiato a livello nazionale nel 2011, insieme al giornalista che lo conduceva”.

“Di recente Radio Sol Mansi ha sperimentato con successo anche il teatro per sensibilizzare la popolazione nei villaggi sull’Aids”, aggiunge padre Davide.

In moltissimi Paesi africani è comune trovare murales sull’Aids. Su questo linguaggio ha puntato Medici senza frontiere in Sudafrica, coinvolgendo artisti locali e pazienti sieropositivi che hanno deciso di raccontarsi e farsi ritrarre su un murales realizzato a Khayelitsha, baraccopoli di Città del Capo tra i luoghi con più alta incidenza di Aids nel mondo. Da questa esperienza è nato il video “C’è vita oltre l’Hiv”, diffuso oggi in occasione della giornata mondiale della lotta all’Aids.

Un mezzo di comunicazione decisamente più recente è il “digital storytelling”, che integra testi, video e immagini sfruttando la diffusione di internet e cellulari in Africa.Un progetto d’avanguardia in questa direzione è Sura ya UKIMWI (Il volto dell’Aids), finanziato dall’Accademia della Finlandia, che ha coinvolto adolescenti e bambini provenienti da contesti molto poveri in Tanzania e Sudafrica, invitandoli a esprimere dubbi e paure sull’Aids su una piattaforma digitale condivisa.

In Africa la lotta all’Aids ha conosciuto in questi anni importanti progressi.  Nell’arco di un decennio, tra il 2001 e il 2012 il numero di nuove infezioni di hiv in Africa meridionale e centrale è sceso del 48% e del 54% tra il 2001 e il 2012.

A livello internazionale, alla fine del 2013 circa 12,9 milioni di persone hanno avuto accesso a una terapia antiretrovirale. Di queste, 11,7 milioni vivevano in paesi a basso e medio reddito. Se il trend continua, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’obiettivo di provvedere all’accesso universale alle terapie sarà raggiunto e superato entro il 2015.

I dati indicano inoltre che cala il pregiudizio percepito sul virus dell’hiv nei paesi a basso reddito. In Congo-Brazzaville, il 77% delle donne incinte che riceve cure prenatali ha effettuato volontariamente il test dell’hiv nel 2011, rispetto al 16% nel 2003.

Secondo il rapporto sugli Obiettivi del Millennio si riducono le infezioni e i casi di mortalità nei bambini sotto i cinque anni, grazie alla prevenzione della trasmissione tra madre e figlio, con un calo del 34,38% tra il 2005 e il 2012. Alla fine del 2012, erano più di 900mila le donne incinte affette da hiv che hanno ricevuto i trattamenti antiretrovirali: l’accesso alle cure è saluto dal 57% del 2011 al 62% nel 2012.

Nonostante i miglioramenti, l’Africa Subsahariana è ancora oggi la zona più colpita al mondo. Nel 2014, il numero di persone che convivono con l’Hiv è arrivato a 25,8 milioni: più della metà sono donne e circa 1,4 milioni bambini.

Video: C’è vita oltre l’Hiv