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title: Africa, quando il petrolio non basta
description: Il crollo dei prezzi del petrolio sta facendo riemergere tutte le contraddizioni delle economie africane.
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date: 2016-04-22
author: Davide Maggiore
url: https://www.mondoemissione.it/africa/africa-quando-il-petrolio-non-basta/
categories: [Africa]
tags: [Angola, economia, Nigeria, petrolio]
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# Africa, quando il petrolio non basta

![Angola oil fuel](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/angola-oil-fuel-1.jpg)

##### Il crollo dei prezzi del greggio ha fatto riemergere le difficoltà anche di economie africane in crescita, che stanno negoziando prestiti con le istituzioni internazionali. Ma la soluzione alla crisi non è solo una questione di mercato.

**«Oro nero»**: due sole parole facevano da titolo, nell’ottobre 2002 a un articolo della rivista *The Economist* dedicata alle prospettive economiche che il** business** degli idrocarburi sembrava destinato ad aprire per l’Africa subsahariana. In effetti, per oltre **10 anni**, le promesse di grandi profitti prospettate dal settimanale inglese sono state in buona parte mantenute tanto che Paesi come il** Ghana** e l’**Angola** hanno conquistato anche i titoli della stampa occidentale. Il primo per i suoi tassi di crescita da record: +14% nel 2011, l’anno dopo l’inizio dello sfruttamento delle sue riserve *offshore*. La seconda, per gli investimenti fatti dall’***élite* politica** ed economica in banche e imprese del Portogallo, ex Paese colonizzatore, durante la crisi europea. E la «straordinaria resilienza» del continente, ancora due anni fa, veniva lodata dalla direttrice del **Fondo monetario internazionale**, Christine Lagarde.

In pochi mesi, però, gli stessi Paesi si sono trasformati da modello positivo a **terreno d’intervento**. L’ultimo Stato ad annunciare «colloqui» con il Fondo per la concessione di un prestito è stata proprio l’**Angola**, le cui importazioni per il 95% dipendono ancora dal **petrolio**. Troppo, nel momento in cui i prezzi del greggio sono calati da oltre 100 dollari al barile ad appena oltre i 40, al punto che il governo di Luanda aveva già dovuto interrompere, nel 2015, alcuni programmi di sviluppo, come la costruzione di strade. Una mossa quest’ultima, che la **Nigeria** non ha voluto per ora compiere: anche l’altro ‘gigante’ petrolifero africano - alle prese con difficoltà simili – è comunque in trattative con un’istituzione internazionale, la **Banca mondiale**, per ottenere credito.

Non sono casi isolati: negli scorsi mesi hanno dovuto chiedere l’aiuto del Fmi il Mozambico (che gli idrocarburi li ha sfruttati soprattutto sotto forma di gas naturale) e persino il Ghana. Il **miracolo del 2011**, infatti,** è stato di breve durata**. Il **calo dei prezzi** degli idrocarburi e la contemporanea svalutazione della moneta, il cedi, hanno fatto sì che l’indebitamento del Paese superasse i livelli raggiunti nei primi anni 2000: **paradossale** per uno Stato che aveva addirittura previsto di accantonare parte dei proventi a favore delle generazioni future.

La speranza di molti governi africani, è ora che ai prestiti segua una ripresa dei prezzi delle materie prime, ma la questione va più a fondo. Non coinvolge solo un **modello di sviluppo** che finora ha permesso raramente di diversificare l’economia, ma anche gli stessi gruppi al potere nei diversi Paesi, spesso i maggiori - se non gli unici - beneficiari della crescita economica. Un problema che ben prima del *boom* petrolifero, era stato diagnosticato dal beninese Albert Tévoédjiré. «L'opzione della povertà praticata e diffusa da dei dirigenti onesti e responsabili avrebbe **un immenso potere di rigenerazione** della società» scriveva infatti, già nel 1978 l’economista cattolico, in un testo dal titolo provocatorio: «Povertà, ricchezza dei popoli».
