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title: "Caritas Tunisia: abbiamo bisogno di ponti, non di muri"
description: "Domani è la giornata mondiale del rifugiato. Padre Claudio Santangelo racconta il lavoro di Caritas Tunisia con i migranti subsahariani, in mezzo alla crisi economica e politica che il Paese nordafricano sta attraversando È parroco della parrocchia di Sousse, dove nel 2015 l'Isis aveva colpito con l..."
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date: 2018-06-19
modified: 2018-06-20
author: Redazione
url: https://www.mondoemissione.it/africa/caritas-tunisia-bisogno-ponti-non-muri/
categories: [Africa]
tags: [Caritas, "Costa d'Avorio", tratta, tunisia]
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# Caritas Tunisia: abbiamo bisogno di ponti, non di muri

![Caritas Tunisia: abbiamo bisogno di ponti, non di muri](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/tunisia-caritas-1-1024x768.jpg)

##### Domani è la giornata mondiale del rifugiato. Padre Claudio Santangelo racconta il lavoro di Caritas Tunisia con i migranti subsahariani, in mezzo alla crisi economica e politica che il Paese nordafricano sta attraversando

È parroco della parrocchia di Sousse, dove nel 2015 l'Isis aveva colpito con l'[attentato](https://www.corriere.it/esteri/15_giugno_26/tunisia-attacco-armato-contro-resort-turistico-sousse-c17e2d26-1bf6-11e5-a24d-298f280523ad.shtml) più sanguinoso, uccidendo in spiaggia 38 persone. **Padre Claudio Santangelo** è un religioso italiano di san Vincenzo de’Paoli ed è, da poco più di un anno, anche il direttore di Caritas Tunisia.

Quella di Caritas è una piccola presenza in un Paese che conta 20 mila cattolici su 11 milioni  e 400 mila abitanti. Ma è diventata un punto di rifeimento per i cristiani subsahariani che rimangono intrappolati come in un "limbo" in Tunisia, dopo il fallimento del tentativo di emigrare in Europa.

Nel primo semestre del 2018, a differenza degli anni precedenti, **quella tunisina risulta la prima nazionalità dei migranti sbarcati in Italia: 2.943 su 15.445 mila persone in tutto.** La chiusura parziale della rotta libica – attraverso il contestato accordo del governo italiano con il governo di unità nazionale di Tripoli – ha fatto sì che le partenze dalla Libia crollassero dell’84,18 per cento rispetto al 2017. Dalla Tunisia, invece, i migranti hanno continuato ad avventurarsi nel Mar Mediterraneo. A lasciare il Paese dai porti di Sfax e Kerkenna sono soprattutto tunisini (circa il 74,6% tra il 2011 e il 2016 secondo il Forum tunisino dei diritti economici e sociali). Ma l’Organizzazione mondiale delle migrazioni ha evidenziato anche un **aumento di partenze dalle coste tunisine di migranti provenienti dall’Africa occidentale, soprattutto dalla Costa d’Avorio.** I trafficanti di esseri umani in Niger, stanno smistando una parte dei migranti in Algeria e poi in Tunisia, evitando così la Libia.

Padre Claudio Santangelo racconta cosa succede dall'altra parte del Mediterraneo: «La crisi economica ha continuato a colpire la società tunisina engli ultimi anni -dice -. **Nei mesi scorsi c’è stato un pesante aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante,** tanto che c’è chi ha cominciato a dire la classica frase “Si stava meglio quando si stava peggio”, ovvero prima della **rivoluzione del 2011.** I tunisini tengono molto alle conquiste democratiche fatte con la primavera araba e cercano di preservarle, i giovani però sono delusi, e faticano a intravedere prospettive. La disoccupazione colpisce oltre il 30% della popolazione e qui la popolazione è composta per due terzi da giovani.** Il salario medio corrisponde a circa 100 euro al mese,** perciò non c’è da stupirsi se molti inseguono il miraggio di un futuro migliore altrove».

«Un altro problema che si è verificato in questi anni è stato **il crollo del settore turistico** – continua padre Claudio -. Dopo gli attentati dell’Isis nel 2015 è rimasto uno stigma sulla Tunisia. Fino allo scorso anno i viaggi organizzati erano scomparsi quasi del tutto. Ora qualche turista ha cominciato a tornare a Sousse, ma chi arriva qui mi dice che fino a poco tempo fa era difficile trovare un’assicurazione che coprisse un viaggio turistico in Tunisia».

**Caritas Tunisia lavora su un doppio fronte: nei quartieri poveri di Tunisi, con corsi di alfabetizzazione e formazione professionale e con i migranti subsahariani**. «Molti di loro, dopo il fallimento del percorso migratorio, restano "intrappolati" in Tunisia come in una specie un limbo -, dice padre Claudio -. Molti arrivano dalla Costa D'Avorio,perché non serve visto per entrare in Tunisia. Il 90% sono donne e hanno alle spalle viaggi terribili: alcune sono vittime della tratta, di agenzie che le illudono di trovare lavoro in Tunisia e poi seguestrano loro il passaporto, rendendole di fatto schiave. Cerchiamo di fare un cammino con loro e di aiutarle».

Caritas ha aperto aperto un centro d'ascolto a Tunisi, in un quartiere di periferia, un piccolo ostello che ospita una quindicina di persone e un servizio per la salute. «Accompagnamo le persone che hanno bisogno di analisi mediche o interventi chirurgici e offriamo sostegno psicologico. Ma ovviamente ci sarebbe da fare molto di più - continua padre Claudio - .** Abbiamo attivato una collaborazione con la Caritas della Costa D'Avorio,** nell'ambito del progetto Cei "Liberi di partire, liberi di tornare". In questi giorni abbiamo aiutato una donna che aveva alle spalle una storia di schivitù domestica a rientrare in Costa D'Avorio, dove aveva lasciato quattro figli. Siamo convinti che il modo giusto per aiutare queste persone è costruire ponti con i loro Paesi di provenienza».

 
