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title: "Conflitto in Etiopia: è già crisi umanitaria"
description: Scade oggi, 25 novembre, l’ultimatum del premier etiope Abiy Ahmed alle forze del Tigray. Intanto la situazione umanitaria si aggrava di giorno in giorno
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date: 2020-11-25
modified: 2025-04-02
author: Anna Pozzi
url: https://www.mondoemissione.it/africa/conflitto-in-etiopia-e-gia-crisi-umanitaria/
categories: [Africa]
tags: [crisi umanitaria, etiopia, guerra, Tigray]
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# Conflitto in Etiopia: è già crisi umanitaria

![Conflitto in Etiopia: è già crisi umanitaria](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/UNHCR-2-1024x488-1.jpg)

##### Scade oggi, 25 novembre, l’ultimatum del premier etiope Abiy Ahmed alle forze del Tigray. Ma qualunque sia l’esito - si teme un attacco al capoluogo Makallé - la situazione umanitaria è già catastrofica.

Un’*escalation* militare fatta di bombardamenti, attacchi e violenze indiscriminate, ma anche di vendette e rese dei conti. E una crisi umanitaria che rischia di diventare catastrofica in una terra già estremamente vulnerabile. Il **[conflitto nella regione del Tigray](https://mondoemissione.it/africa/etiopia-sullorlo-del-conflitto-civile/),** che dallo scorso 4 novembre oppone le forze del governo centrale a quelle del Fronte di liberazione dei popoli del Tigray (Tplf), hanno già provocato centinaia di morti e decine di migliaia di sfollati.

Secondo l’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, sono oltre **40 mila le persone fuggite** al di là del confine con il Sudan orientale, più di cinquemila solo nello scorso fine settimane. A questi si aggiungono più di 100 mila etiopi già sfollati all’interno del Paese e 96 mila rifugiati eritrei che vivono in quattro campi nel Tigrai. Tutti attualmente irraggiungibili delle organizzazioni internazionali.

Una tragedia umanitaria che ha già assunto proporzioni inquietanti al di qua e al di là del confine con il Sudan. Anche perché tra i fuggitivi più della metà sono minorenni. Anche l’Unicef ha lanciato l’allarme:** almeno 2,3 milioni di bambini sarebbero bisognosi di aiuti umanitari urgenti**. Ma «il blackout delle comunicazioni e le restrizioni imposte agli spostamenti nella regione del Tigray impediscono di raggiungerli», ha denunciato la direttrice generale dell'Unicef, Henrietta Fore. E anche coloro che sono fuggiti oltre confine, spesso senza genitori o solo con le mamme, si trovano in una situazione di grande precarietà e insicurezza.

«**I combattimenti stanno rallentando l'arrivo di aiuti, compresi cibo e medicinal**i - ha dichiarato il direttore per l'Africa orientale del Jesuit Refugee Service (il Servizio dei gesuiti per i rifugiati, Jrs) Andre Atsu -. Qualunque cosa accada dovrebbero consentire un corridoio umanitario sicuro per le forniture destinate agli operatori umanitari e ai rifugiati». «Alcuni membri del nostro personale – ha aggiunto preoccupato - non sono originari del Tigray e temiamo per la loro sicurezza se la situazione dovesse deteriorarsi in combattimenti etnici».

Cosa che, puntualmente, è avvenuta. La Commissione etiopica per i diritti umani e Amnesty International hanno denunciato la **strage di circa 600 contadini** stagionali non tigrini nella città di Mai-Kadra a opera di una milizia informale di giovani e di membri delle forze di sicurezza leali alle autorità del Tigray. I responsabili, si legge nel rapporto delle Commissione etiope, «hanno ucciso centinaia di persone, picchiandole con manganelli e bastoni, accoltellandole anche a colpi di machete e strangolandole con corde. Hanno poi saccheggiato e distrutto le proprietà». Un massacro che «potrebbe rientrare tra i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra».

Anche i vescovi delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale hanno espresso grande preoccupazione: «Condanniamo l’uso della forza militare, che non farà che **trasformare il conflitto in vera e propria guerra civile**, cosa che destabilizzerà ancora di più l’Etiopia. Chiediamo pertanto al governo federale dell’Etiopia e al Fronte popolare di liberazione del Tigray di cessare di alimentare il conflitto con operazioni militari e di accusarsi reciprocamente dei tragici eventi che si stanno verificando».

Il conflitto rischia anche di **allargarsi pericolosamente a tutta la regione**. Ma, nonostante le pressioni internazionali - peraltro molto blande -, il governo di Addis Abeba respinge ogni proposta di mediazione, mentre i leader del Tplf si sono spinti, nei giorni scorsi, a lanciare missili sulla capitale dell'Eritrea, L’Asmara, che fortunatamente non ha reagito. Mentre Egitto e Sudan - che con l’Etiopia hanno aperto un delicato contenzioso sulle acque del Nilo - hanno avviato sospette esercitazioni militari.

Intanto, si è **conclusa senza esito la riunione del Consiglio di sicurezza Onu** del 24 novembre, anche perché è stata abbandonata dai membri di turno africani (Sudafrica, Niger, Tunisia con Saint Vincent e Grenadine) secondo i quali le istituzioni africane sarebbe in grado gestire la crisi. Peccato che l’UA non stia dando grandi segni di vita….
