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title: "Gruppo Abele: 40 anni in Costa d’Avorio"
description: Nel 1983, don Luigi Ciotti aveva avviato un progetto di accoglienza e reinserimento per giovani in conflitto con la legge. Che continua ancora oggi
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date: 2023-05-25
author: Anna Pozzi
url: https://www.mondoemissione.it/africa/gruppo-abele-40-anni-in-costa-davorio/
categories: [Africa]
tags: ["Costa d'Avorio", don Luigi Ciotti, Gruppo Abele, minori, sfruttamento, tratta]
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# Gruppo Abele: 40 anni in Costa d’Avorio

![Gruppo Abele: 40 anni in Costa d’Avorio](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/43174316_322586548506127_6866944556391202816_o.jpg)

##### Nel 1983, don Luigi Ciotti con alcuni amici e volontari aveva avviato a Grand Bassam un progetto di accoglienza e reinserimento per giovani in conflitto con la legge. Che continua ancora oggi e che riguarda anche vittime di tratta e di grave sfruttamento

«Quarant'anni che non hanno alterato il sogno». È lo spirito con cui il Gruppo Abele festeggia in questi giorni un importante anniversario in Costa d’Avorio dove - quattro decenni fa appunto - don Luigi Ciotti con alcuni amici e volontari hanno avviato, in collaborazione con la diocesi di Grand Bassam e il Ministero ivoriano della Giustizia, un progetto di accoglienza e reinserimento per giovani in conflitto con la legge. Un’iniziativa che, nel tempo, ha coinvolto molti compagni di strada e che continua ancora oggi con lo stesso sogno di creare mondi più giusti, partendo dai luoghi in cui povertà e ingiustizie mordono di più.

Sono giorni di festa a Grand Bassam - una trentina di chilometri da Abidjan - dove la Communauté Abel continua a promuovere progetti di alfabetizzazione, lotta contro la tratta di esseri umani e formazione professionale e inserimento lavorativo. E dove è diventata un punto di riferimento prezioso per giovani in difficoltà di tutta la regione costiera del Sud-Comoé, che si ritrovano in particolare al Carrefour Jeunesse, che è un po’ oratorio, un po’ centro professionale e un po’ “rifugio”. Qui, dal 2018, è stato avviato anche il progetto “ChocoPlus” (*nella foto*), per valorizzare in maniera equa e sostenibile uno dei prodotti più tipici della Costa d’Avorio: il cacao. E da novembre 2019, è stata aperta anche una vera e propria cioccolateria. L’ultimo nato, invece, è il Centro culturale “Raffaele Masto”, inaugurato nel 2022 e intitolato al noto giornalista e scrittore scomparso prematuramente.

«È iniziato tutto quarant’anni fa, da una visita e da un’intuizione di don Luigi Ciotti, che si era reso conto della drammatica realtà dei minori incarcerati e aveva voluto offrire loro un’alternativa», racconta Leone De Vita, il responsabile del progetto, che vive qui dal 2009 con la moglie Francesca Piccinini, che si occupa di amministrazione e progettazione, e la figlia Marysol di 14 anni. La loro casa è all’interno di una grande fattoria, che rappresenta un altro importante tassello del progetto, dove si tengono corsi di formazione nel campo dell’agricoltura, dell’allevamento e della falegnameria con i ragazzi del carcere.

Nel 2020, è stato avviato anche un progetto di accoglienza e reinserimento di bambini e giovani vittime di tratta. «Molti ragazzi e ragazze, partono per la Tunisia dove non c’è bisogno di visto - spiega Leone -; da lì, i passeur li fanno transitare verso la Libia. Se sopravvivono all’inferno libico e alla traversata del Mediterraneo, arrivano in Europa. Ma quello che li aspetta, spesso, è un destino di grave sfruttamento». Gli ivoriani, uomini e donne, sono tra le prime nazionalità di coloro che sbarcano in Italia in questi ultimi anni, da quando cioè sono praticamente scomparsi nigeriani e nigeriane.

Ma anche nel Paese non mancano le forme di sfruttamento: principalmente domestico e sessuale per le ragazze, lavorativo per i ragazzi. Solo nelle coltivazioni di cacao, ad esempio, l’Unicef stima che siano coinvolti oltre un milione di minorenni trattati come veri e propri schiavi. E molti di loro sono anche vittime di tratta.

Per tutti loro, il Gruppo Abele continua a impegnarsi con lo stesso spirito di servizio e l’entusiasmo di quarant’anni fa. «Gli strascichi economici della pandemia, l'instabilità politica, la minaccia costante di organizzazioni criminali pronte a sfruttare le fragilità delle persone ci impongono di non arretrare di un passo. Ma continuare a inventarci strumenti nuovi per costruire libertà e dignità -  dicono -.  E le celebrazioni per i quarant'anni, al ritmo scatenato della musica locale, non saranno solo l'occasione per divertirsi insieme. Ma soprattutto per rilanciare un impegno ancora più che mai necessario».

**40 ANNI IN NUMERI**

**5.000** giovani che hanno ricevuto una formazione professionale

**10.000** persone alfabetizzate

**6.000** persone che hanno ricevuto sostegno alimentare e sanitario

**1.500** giovani accolti nel centro residenziale educativo

**25.000** presenze in biblioteca e alla sala giochi

**500** giovani la cui impresa è stata finanziata dalla Communauté

 
