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title: Sud Sudan. Proclami di pace, tentazioni di guerra
description: Il leader ribelle Riek Machar è tornato a Juba e si appresta a giurare di nuovo come vice presidente. Ma intanto si è fatto precedere da 1.500 uomini armati
featured_image: https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/Kiir-e-Machar1-1.jpg
date: 2016-04-27
author: Anna Pozzi
url: https://www.mondoemissione.it/africa/sud-sudan-proclami-di-pace-venti-di-guerra/
categories: [Africa]
tags: [guerra, Kiir, Machar, pace, Sud Sudan]
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# Sud Sudan. Proclami di pace, tentazioni di guerra

![Sud Sudan. Proclami di pace, tentazioni di guerra](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/Kiir-e-Machar1-1.jpg)

##### Dopo mesi di negoziazioni, il leader ribelle Riek Machar è tornato a Juba e si appresta a giurare nuovamente come vice presidente. Ma intanto si è fatto precedere da 1.500 uomini armati

Alla fine è tornato. Ci sono voluti più di due anni di guerra, oltre 50 mila morti, due milioni di profughi e cinque milioni di persone bisognose di aiuti umanitari urgenti, per riportare tutto alla casella di partenza. O quasi.

Riek Machar, primo vice presidente del Sud Sudan, ha fatto ritorno ieri 27 aprile a Juba. Adempiendo, dopo mesi di ritardi e rinvii, a quanto prescritto dall’**[accordo di pace siglato nell’agosto del 2015](https://mondoemissione.it/africa/sud-sudan-orrori-e-speranze/)**. E facendosi però precedere da più di 1.500 uomini armati e trattando ferocemente e sino all’ultimo sulla possibilità che i suoi miliziani potessero disporre di mitragliatrici, granate e armi varie.

*Si vis pacem, para bellum*, dicevano gli antichi: se vuoi la pace, sii pronto per la guerra. Ed è sotto improbabili gigantografie inneggianti alla riconciliazione che i due contendenti - Riek Machar, appunto, e il Presidente Salva Kiir - si accingono ora a ricominciare da dove avevano lasciato a metà 2013, con gli stessi incarichi e una valanga di nuovi sospetti e rancori. In mezzo, una guerra fratricida, combattuta da dicembre 2013 e che ha lasciato un **[Paese ridotto allo stremo](http://it.radiovaticana.va/news/2016/04/25/sud_sudan_mons_lukudu,_stiamo_morendo_di_fame/1225401)**, l’economia a picco, la coesione sociale minacciata da vecchie e nuove tensioni interetniche, milioni di persone fuggite dentro e fuori il Paese, e più di 200 mila tuttora ammassate nei campi profughi allestiti dall’Onu. Per non parlare delle **[migliaia di donne ridotte in schiave e violentate](https://mondoemissione.it/africa/sud-sudan-larma-dello-stupro/)** dai miliziani e dei moltissimi bambini reclutati a forza dai gruppi armati. Gruppi tuttora attivi e fuori controllo in varie parti del Paese.

Perché se si è finalmente giunti a un accordo al vertice, tra i due principali rivali e le loro forze armate, molte altre milizie non hanno siglato la pace e continuano a destabilizzare diverse aree del Paese e a creare un clima di divisione e insicurezza.

«C’è bisogno di rimettere insieme il nostro popolo affinché uniti si possa curare le ferite», ha dichiarato non senza una buona dose di retorica e cinismo Machar, mettendo piede sul suolo di Juba, accolto da tappeti rossi, ministri e diplomatici.

Intanto, però, non tornerà ad abitare nella sua vecchia abitazione in città, ma in una nuova residenza, in periferia, in posizione strategica per fuggire o per farsi raggiungere da rinforzi. Non si sa mai. E mentre attende di giurare nuovamente come vice-presidente di un governo di transizione, si tiene pronto per eventuali nuovi scontri. Del resto, la stessa base *nuer* di Machar così come alcuni suoi uomini ritengono più vantaggioso continuare la guerra, con tutti i *business* ad essa legati, piuttosto che scommettere sulla pace. Lo stesso per alcuni “falchi” *dinka, *teoricamente vicini a Kiir, che potrebbero far di tutto per sabotare questo fragile accordo. Giocando sempre e di nuovo sulla pelle della loro gente. Che ha lottato lungamente per l’indipendenza e si ritrova ora a pagare il prezzo altissimo di un atroce conflitto intestino.
