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title: Missione Detroit
description: Capitale americana dell’auto, Detroit è stata colpita pesantemente dalla crisi. Ma anche ora che la città si sta riprendendo, restano vaste aree di povertà e marginalità. Di alcune si occupa la comunità Pime Arrivano uno alla volta, oppure in compagnia di qualche amico o amica, a partire dalle undic...
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date: 2016-11-01
modified: 2016-11-03
author: Giorgio Licini
url: https://www.mondoemissione.it/americhe/missione-detroit/
categories: [Americhe, Missione, Novembre 2016]
tags: [crisi economica, parrocchia All Saints, poveri, Stati Uniti]
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# Missione Detroit

![Missione Detroit](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/detroit.jpg)

##### Capitale americana dell’auto, Detroit è stata colpita pesantemente dalla crisi. Ma anche ora che la città si sta riprendendo, restano vaste aree di povertà e marginalità. Di alcune si occupa la comunità Pime

Arrivano uno alla volta, oppure in compagnia di qualche amico o amica, a partire dalle undici del mattino. Ordinati, silenziosi, persino raccolti come per un rito che si ripete di frequente e sempre uguale: la segnalazione del nome, il cartoncino giallo col numero, la consumazione del pasto. Poi il ritorno alla propria casa o a un precario rifugio chissà dove. Sono i poveri di Detroit, cinque milioni di abitanti, principale città del Michigan, sul versante americano dei Grandi Laghi.  Tre volte la settimana, la parrocchia di *All Saints,* nella zona a sud-ovest della città, apre loro le porte del salone sotto la chiesa per un pasto caldo ed eventualmente un controllo medico. Il tutto in collaborazione con l’agenzia diocesana* Catholic Charity of South East Michigan*.«Accogliamo circa 120 persone ogni volta - dice il coordinatore David Allen -. Sono afro-americani, ispanici, ma anche numerosi bianchi, anziani, giovani, adulti, a volte persino bambini».

In una delle città più povere degli Stati Uniti i problemi si assommano uno all’altro e aggravano la condizione delle persone e delle comunità. Diversi ospiti della mensa di All Saints paradossalmente sono obesi. Lo sguardo assente. Forse un passato di droga. Difficoltà quindi a farsi assumere da qualsiasi azienda per qualsiasi lavoro. Lavoro che comunque scarseggia. L’industria dell’auto a Detroit ha superato la crisi ed è tornata ai livelli precedenti il 2009. Ma altre attività manifatturiere - e di questo la gente si lamenta molto - sono andate all’estero dove i costi di produzione sono inferiori. Altri impieghi come nell’edilizia e nella manutenzione dei giardini sono stagionali. Anche perché d’inverno la temperatura scende a 20 gradi sotto lo zero. Molti ispanici, soprattutto messicani, potrebbero fare gli autisti, ma sono immigrati illegali, non hanno documenti e dunque non possono mettersi sulle strade.

D’altra parte, l’area stessa della parrocchia di *All Saints* è un simbolo del degrado a cui è andata incontro negli ultimi decenni la cintura urbana di Detroit, quella che si colloca tra il centro città, ora vivace e in ripresa, e i quartieri residenziali che si estendono verso l’interno dello Stato del Michigan, dove si è trasferita la classe media dopo l’arrivo degli afro-americani in città a partire dagli anni Sessanta-Settanta.

La pubblicazione realizzata per il centenario della parrocchia nel 1996 narra di un passato tipicamente americano: immigrati cattolici tedeschi, ungheresi, italiani; i bambini alla scuola parrocchiale tenuta dalle suore; la compagnia teatrale; la squadra di basketball. Ma anche il parroco Henry Sullivan che resta un paio di decenni e lascia un’impronta indelebile. Poi lo shock dell’entrata in guerra dell’America all’inizio del 1942 e la partenza dei giovani per il fronte, mentre le fabbriche si trasformano per sostenere lo sforzo bellico. Una comunità comunque compatta e con un forte senso di appartenenza, ma di cui rimangono ora solo poche decine di persone, che si riuniscono per la Messa della domenica alle nove e trenta. Pochissimi abitano ancora in zona. Altri vi tornano per nostalgia e attaccamento agli amici e al posto. Capelli bianchi e gente col bastone. I giovani si inseriscono altrove, là dove vivono o studiano. Schiacciata tra un grande centro di distribuzione di frutta e verdura, davanti a cui stazionano camion enormi, e una ditta di spedizione di container, nello squallore della periferia urbana, *All Saints* è diventata a tutti gli effetti terra di missione. La diocesi avrebbe chiuso da anni la parrocchia, come già la scuola, in una zona abbandonata ormai dai residenti originari. Il Pime, però - che da sempre ha la sua sede principale a Detroit - si è fatto avanti una decina di anni fa, quando la chiesa cominciava a essere frequentata da immigrati latinoamericani. «La comunità ispanica è nata e cresciuta con padre Christopher Snyder - dice l’attuale parroco padre Giancarlo Ghezzi -; è stato qui circa sei anni. Poi è partito per l’Amazzonia brasiliana». Sulla porta della chiesa però Curt Joslin, un signore corpulento che poi animerà la Messa, dice che il merito va attribuito anche a padre Giancarlo: «Se alla partenza di padre Chris lui non si fosse reso disponibile, ci avrebbero comunque chiusi. E il pericolo non è ancora scongiurato. La diocesi non può sostenere parrocchie con un passivo economico troppo alto».

Padre Giancarlo aggiunge che «nella pastorale degli ispanici applichiamo un metodo flessibile; hanno le loro tradizioni che cerchiamo di accogliere il più possibile; fino a due anni fa, per la preparazione alla prima comunione e alla cresima, chiedevamo solo un anno invece di due, come avveniva in altre parrocchie. Ora ci siamo adeguati al curriculum del vicariato. La gente è povera, in gran parte sono immigrati»

In effetti, sono loro a dare vita alla comunità. La Messa di mezzogiorno è in spagnolo. La differenza rispetto a quella in inglese - oltre al numero dei fedeli che è di quattro volte superiore -, è che si vedono le famiglie. Tutte le età sono rappresentate. Dura un’ora e mezzo. E la gioia di incontrarsi e pregare insieme è evidente. È una piccola luce nella foschia della periferia la piccola parrocchia di All Saints. Non grandi numeri, né grandi liturgie, né il desiderio particolare di alcun prete di venire a vivere qui. Solo carità spicciola, accoglienza, la porta aperta ai poveri. Oltre alla mensa, ogni mese anche un pacco viveri viene distribuito a circa cinquecento famiglie soprattutto di immigrati. A Detroit, il Pime si occupa essenzialmente di animazione missionaria e raccolta fondi per le missioni. Ma nonostante il numero esiguo dei missionari e l’età avanzata, l’Istituto riesce, con questa presenza e questo impegno, a dare un segno di azione missionaria nella città: uno dei tanti ambienti di “missione”, che si presentano ormai anche fuori dalla porta di casa per missionari abituati per secoli a portare il Vangelo molto più lontano.
