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title: "Come &#8220;dire&#8221; Gesù nel mondo &#8220;plurale&#8221; d&#8217;oggi"
description: "Il libro Solo con l'altro. Il Cristianesimo, un'identità in relazione\" (Emi), scritto da Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, presentato in Avvenire del 22 marzo 2018, tratta questo argomento: Come \"dire\" Gesù nel mondo \"plurale\" d'oggi? Il testo indaga il dualismo dialogo/annuncio cri..."
date: 2018-03-27
modified: 2024-12-11
author: Silvano Zoccarato
url: https://www.mondoemissione.it/articoli/come-dire-gesu-nel-mondo-plurale-doggi/
categories: [Articoli]
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# Come &#8220;dire&#8221; Gesù nel mondo &#8220;plurale&#8221; d&#8217;oggi

Il libro *Solo con l'altro. Il Cristianesimo, un'identità in relazione"* (Emi), scritto da Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, presentato in Avvenire del 22 marzo 2018, tratta questo argomento: Come "dire" Gesù nel mondo "plurale" d'oggi?

Il testo indaga il dualismo dialogo/annuncio cristiano che ha spesso contrapposto pensatori e diviso anche i credenti. Anch'io sono stato oggetto e soggetto di interrogativi quando, dopo trenta anni di annuncio e evangelizzazione vissuta in Camerun, sono passato in Algeria e vissuto dieci anni, mentre anche alcuni membri dell'Istituto missionario Pime si chiedevano perché “sprecare” missionari nel deserto dell'Algeria dove non ci sono cristiani.

Il brano del libro presentato continua dicendo: «I cristiani non devono aver paura del plurale, sia perché Gesù stesso è stato compreso e annunciato fin dall'inizio in diversi modi, sia perché l'accoglienza della sua singolarità permette di discriminare il vero dal falso pluralismo e di apprezzare tutto ciò che di autentico vi è nella pluralità delle culture e delle religioni. (...) Da qui la necessità per la Chiesa di mettersi in ascolto delle istanze dei contemporanei... Una delle più grandi sfide della teologia è oggi  proprio quella relativa alla bellezza. Bonhoeffer precisa : "Per secoli l'annuncio si è innestato nell'insufficienza umana, nel "brutto" della sofferenza e della morte... È tempo, per la fede e la teologia di pensare a fondo l'annuncio del Vangelo come pienezza del bello».

Nella stessa pagina di Avvenire c'è un altro titolo: *POP-THEOLOGY non solo canzonette*. Il vescovo Staglianò e il teologo Lorizio sono a confronto sui s*emina Verbi* presenti nei testi di musica leggera da De André a Gabbiano, nel genere *fantasy* e fantascientifico oltre che in tanti film come il recente trionfatore degli Oscar "La forma dell'acqua". Staglianò conclude dicendo: «La Pop-theology è una sorta di aratura che smuove il campo del nostro cattolicesimo convenzionale e apre a una Chiesa in uscita. Valorizzando la grammatica dell'umano che si esprime nelle canzonette, possiamo rintracciare i *semina Verbi* laddove si trovano. Essa è terreno fecondo di scambio tra il Vangelo, la fede e le forme di espressione tipicamente umane, anche quando non dichiaratamente non cristiane». Argomenta Staglianò: «Da sempre sono convinto che la "canzone da niente" come la chiama Rahner, abbia un valore culturale specifico e una sua qualità letteraria chiara».

Ci raggiunge la cantante suor Cristina, sempre in Avvenire del 21 marzo 2018,  che dice: «Nel nuovo disco, la gioia di Dio». Nel video di "Felice", lei balla coi ragazzi e si riempie di colori. E spiega: «Quando l'essere umano trova un equilibrio fra ciò che è terreno e ciò che è divino, è invaso da una gioia incredibile. La felicità è qualcosa di molto profondo, la certezza che dentro di te c'è qualcosa che ti tiene in equilibrio... Quando incontri Gesù hai bisogno di correre a raccontarlo agli altri. Poi il Signore usa le forme più disparate. Si è servito anche di una giovane suora vista in un *talent*. Gesù non era ordinario, era criticatissimo, il suo obiettivo era andare verso gli ultimi, verso coloro che non avevano ancora incontrato il suo sguardo. Desidero arrivare anche a chi Gesù non l'ha ancora incontrato, con testi che, in una maniera implicita, contengano comunque il suo messaggio. Sono canzoni d'amore che io dedico a Dio, ma qualcuno può dedicarla alla mamma, alla fidanzata, al marito».

Anche il *Corriere della Sera* di venerdì 23 marzo, scrive di suor Cristina che alla domanda: «Qual è la sua missione con la musica?», risponde: «Arrivare ai cuori delle persone, è stato grazie alla musica che il Signore mi ha chiamato a sé. E ora voglio ridare quello che ho preso: usare del potere della musica per poter comunicare. Nelle mie canzoni non parlo apertamente di Gesù, ma c'è sempre un messaggio implicito di amore, bellezza e speranza».

In Algeria non potevo portare la croce e non potevo fare proselitismo. Il mio pulpito era il marciapiede, dove bevevo il tè seduto con chi mi invitava. Insegnando in francese o in italiano, a casa, testi di buona educazione, di buon umanesimo. Accogliendo il cous cous delle mamme dei miei alunni, o la parte di carne che i vicini dedicavano ai poveri nella festa del montone. E dopo aver celebrato la Messa presso le Piccole Sorelle di Gesù, arrivando in piena piazza centrale, seduto a fianco del carrettiere sul carretto tirato dall'asino e salutato dai poliziotti come un generale.  Alla fine sono diventato amico di tutti e, quando sono partito, alcuni mi hanno salutato dicendo: «Arrivederci in Cielo!».

Partendo dall'Algeria, un professore col quale ho lavorato e dialogato tanto, ha voluto scrivere: «Quando trovi l’amore, non lasciarlo passare: sia la cosa più bella della tua vita. È ciò che ci insegna padre Silvano. Si è impegnato perché l’amore regni nella nostra regione, e sia un simbolo sacro e vivo per tutti gli abitanti di Touggourt. Ha acceso tante lampade di giovani e anziani. È stato paziente nelle difficoltà, ad insegnare il francese. Che Dio Onnipotente lo protegga e l’aiuti a portare un di più a questa regione. Che avrà sempre bisogno di lui».

 

 

 
