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title: ﻿Gli antenati non sono morti
description: "Famosa è la poesia di Birago Diop: «Ascolta più spesso ciò che vive,   ascolta la voce del fuoco,    ascolta la voce dell’acqua e ascolta nel vento i singhiozzi della boscaglia : sono il soffio degli antenati.  I morti esistono, essi non sono mai partiti,   sono nell’ombra che s’illumina, e nell’omb..."
date: 2019-03-20
modified: 2024-12-11
author: Silvano Zoccarato
url: https://www.mondoemissione.it/articoli/gli-antenati-non-sono-morti/
categories: [Articoli]
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# ﻿Gli antenati non sono morti

Famosa è la poesia di Birago Diop: «Ascolta più spesso ciò che vive,   ascolta la voce del fuoco,    ascolta la voce dell’acqua e ascolta nel vento i singhiozzi della boscaglia : sono il soffio degli antenati.  I morti esistono, essi non sono mai partiti,   sono nell’ombra che s’illumina, e nell’ombra che scende nella profonda oscurità.....».  

Giovanni Paolo II in *Ecclesia

in Africa*, (42 . 43), scrive : **«**I figli e le figlie dell'Africa

amano la vita. Da questo amore deriva la loro grande venerazione per i loro

antenati. Credono istintivamente che i morti hanno un'altra vita e il loro

desiderio è di restare in comunicazione con loro. Sarebbe forse in qualche modo

una preparazione alla fede nella comunione dei santi?».

Nelle due parrocchie dove

celebro in questi giorni a Yaoundé, tra le intenzioni di messe domandate,

frequenti sono quelle per le “anime del purgatorio”. Ho voluto chiedere ad

alcuni cristiani se nelle anime del purgatorio ci sono anche gli antenati. Non

mi aspettavo la varietà di risposte e la scoperta di un rapporto ancora vivo

con gli antenati.

Varietà di risposte perché ormai

a Yaoundé trovi membri delle centinaia di etnie del Camerun e ognuna ha il suo

modo di pensare, non solo sugli antenati, ma anche su altri campi della vita.

Ma sulla pratica delle Messe per le "anime del purgatorio", c'è anche

diversità di

giudizio.                     

1. Le anime del purgatorio

soffrono in attesa di raggiungere il Paradiso, preghiamo che Dio abbia

misericordia. Dio ha misericordia anche dei nostri

antenati.                                          

2. Sono cristiana e credo che

oltre al battesimo di acqua c'è anche quello di desiderio. Non so come alcuni

abbiano vissuto, ma penso che anche per loro ci sia la possibilità del

Paradiso.                 

3. Si dice che quando si riscava

la tomba di una persona e la si trova ancora intatta, quella persona è ritenuta

santa anche se pagana e la si onora con riti speciali. Mia nonna pagana, che

aveva fatto una vita da schiava, venduta da mercato a mercato, è stata trovata

intatta. Io continuo a pregare per lei e un giorno la rivedrò in

Paradiso.                                                                        

4. Quando arriva un incidente o

una disgrazia, si dice che un antenato mostra che non è soddisfatto di come lo

si onora. Allora anche i cristiani che credono ancora alle tradizioni, pensano

che al posto di un sacrificio per soddisfare l'antenato, si possa offrire una

messa. Anche quando chiedono la messa per benefici ottenuti, intendono

soddisfare gli antenati con la

messa.                                     

5. Sono cristiano di vecchia

data, che gli antenati possano farci del male e che debbano essere tenuti in

pace e ringraziati, non credo più.

                                                                     

6. Semplicemente prego per

antenati pagani e cristiani. Dio è misericordioso per

tutti.                

 7. Mia madre, cristiana evangelica continua le

pratiche per onorare i miei antenati. Io ho dei doveri familiari trasmessimi in

segreto da mio padre, ma quelle cose non le faccio

più.                      

8. Alcuni cristiani conservano

crani, luoghi sacri, pratiche rituali, chiedono aiuto al marabutto

ecc.   

9. I giovani non sono più dentro

quelle cose. 

                                                      

10. Un vecchio catechista pensa

che abbiamo bisogno di protettori. Aiutando i defunti, antenati compresi,

cristiani o pagani, a raggiungere Dio, ce li facciamo protettori.

Circa i trapassati ho trovato questa teoria: «La

morte è considerata dagli africani un evento normale poiché chi muore continua

a vivere e ad intervenire nella vita dei propri cari; il decesso, infatti, è il

passaggio necessario per raggiungere il divino e il mondo degli antenati che ne

sono i diretti intermediari».

Sulla celebrazione delle Messe per le "anime del purgatorio", sento il bisogno di capire meglio. Si tratta di mettere insieme tradizione africana e pensiero cristiano?  Mons. Jean Zoa arcivescovo di Yaoundé nel 1993 aveva detto in una conferenza : «Penso che dobbiamo evitare il sincretismo tra la fede cristiana e il culto degli antenati». E sull'inculturazione mons. Zoa diceva il suo disaccordo sulla situazione pastorale condotta da alcuni preti che proponevano al popolo di Dio solamente attenzioni e iniziative  d'ordine rituale e magico.

Riconosco che ho dovuto superare un po' di fatica, ma penso di aver raggiunto una soddisfacente idea della positività dell'importanza della presenza degli antenati nella cultura e oggi nella vita dei cristiani africani. Quando si dice: «esiste la forza della natura», penso che l'africano vi vive dentro, continuamente e quando dice :«Sento i miei antenati vivi», non dice solo un'idea, ma dice forza, vita. Il sincretismo accennato da mons. Jean Zoa non riguarda la concezione del rapporto vivo con gli antenati, ma tocca la falsa inculturazione di far rivivere pratiche e riti religiosi poco chiari.

Ascoltando i cristiani che fanno celebrare le messe per le”'anime del purgatorio” vedo che amano  ricordare anche i loro antenati, compresi i non cristiani, semplicemente e soprattutto perché li sentono veramente vivi e volontari della vita, bella, ordinata, dei membri della loro famiglia e discendenza. Celebrare non è solo ricordare ma vivere un contatto vivo. Giovanni Paolo II parla di amore della vita, una vita che resta viva nel contatto con gli antenati che amano la loro famiglia. Si tratta anche di contatto con Dio perché gli antenati sono dei mediatori e sono persone che sono state fedeli a Dio, al loro Dio. Una donna mi racconta: «Mio padre prima di morire volle essere sepolto così com'era, dicendo a noi di non spendere niente. Solo ci ha chiesto di "fare il fuoco£ e di mangiare ogni tanto uniti, in ricordo di lui». E mi ha domandato: «Quando vado al villaggio, posso "fare il fuoco" e mangiare unita ai miei fratelli e ai miei figli?». Prima di rispondere, ho voluto sapere se altri cristiani fanno così e me lo ha assicurato. In realtà, “fare il fuoco” significa “riunire il focolare” attorno alla famiglia unita. Penso che sia diverso da quello che mons. Zoa rimproverava  quando diceva di una inculturazione sbagliata. Qualche catechista dice anche che bisogna stare attenti di capire bene, soprattutto quando per esempio un *beti* del Sud riferisce sulle “pratiche dei crani” dei *bamileké* del Sud-Ovest. Non tutti capiscono e accettano le diversità di comportamento religioso di una etnia diversa dalla loro. Spesso il giudizio è negativo.

Per me straniero è necessaria una continua

attenzione e prudenza nel giudicare e nel credere di aver capito. Resto quindi

d'accordo sulla necessità di catechesi approfondita, come scrive Dominique

Banlene Guigbile, vescovo di Dapaong, parlando del Mese Missionario

Straordinario dell’Ottobre 2019, annunciato da Papa Francesco:  «C'è una

sorta di accumulo di credenze, a volte un sincretismo che è maggiormente

visibile nei momenti di grande sofferenza come la malattia e la morte. Spesso

la religione è percepita dell'uomo africano solo in una dinamica

utilitaristica».

«Una religione è giudicata buona o cattiva a

seconda che soddisfi o meno i bisogni dei suoi seguaci. Se non dà

soddisfazione, viene abbandonata per altro o viene modificata». «Da qui

scaturisce l’attitudine popolare degli africani di aderire a una nuova

religione senza rinunciare alle precedenti credenze. La verità della fede

cristiana si basa però sul fatto che la fede in Gesù Cristo non supporta

aggiunte o amalgami. È una scelta radicale che, pur tenendo conto dei semi del

Verbo presenti nelle culture dei popoli, rinuncia a compromessi con tutto ciò

che è contrario alla verità evangelica. Bisogna restare umili e comprendere che

il cristianesimo vissuto in Africa è talvolta lontano dalla sua realtà e verità

fondamentale e richiede un'opera di evangelizzazione molto più profonda. Lungi

dall'essere una terra già evangelizzata, l'Africa rimane ancora una terra di

evangelizzazione, una terra di missione», conclude. (DZ/AP) (27/9/2018 Agenzia

Fides)

**Catechesi necessaria anche in Italia **

Sul rapporto coi defunti, non solo l'Africa ha

bisogno d'essere evangelizzata. Oggi molto di più l'Europa che perde il

contatto naturale coi defunti e crede al contatto magico.  Sarà l'Africa

ad evangelizzarci, cioè a rimetterci in un contatto vivo con tutta la ricchezza

e vitalità della natura, nel senso vero pieno e vivo, comprendendo quanto

voluto dal creatore, come Lui vede l'uomo, la sua vita, la relazione con tutti

gli esseri. Un mezzo per scoprire ed aprire, sarà l'incontro delle persone,

delle culture, delle religioni.
