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title: Inculturazione a Yaoundé
description: "I In questi giorni di Africa mi ritorna una vecchia passione, l'inculturazione del cristianesimo, del Vangelo. Dopo la mia esperienza nello studio su nomi, proverbi, riti, racconti africani nei quali ho sempre notato una grande saggezza in umanità, e anche nella pastorale vissuta nella parrocchia di..."
date: 2019-02-19
modified: 2024-12-11
author: Silvano Zoccarato
url: https://www.mondoemissione.it/articoli/inculturazione-a-yaounde/
categories: [Articoli]
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# Inculturazione a Yaoundé

**I**

In questi giorni di Africa mi ritorna una vecchia passione,

l'inculturazione del cristianesimo, del Vangelo. Dopo la mia esperienza nello

studio su nomi, proverbi, riti, racconti africani nei quali ho sempre notato

una grande saggezza in umanità, e anche nella pastorale vissuta nella

parrocchia di Guidiguis a Yagoua, incoraggerei parroci, catechisti e insegnanti

ad accompagnare l'insegnamento e l'ascolto del Vangelo con alcuni elementi

culturali della tradizione.

In questo, il *fidei donum* don Mario

Bortoletto, confondatore della parrocchia di Ntem-asi, era vero maestro nell’usare

nelle sue prediche i proverbi *ntoumou*.

L'impegno dell'inculturazione nacque dopo il Concilio Vaticano II quando si

introdusse la possibilità di celebrare la liturgia non più solo in latino ma

anche nella lingua madre di ogni popolo. Nel celebre n. 14 della [Sacrosanctum Concilium](http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html), leggiamo: «Le ragioni

dell’introduzione della lingua madre non sono difficili da ricercare. Essa

promuove una miglior comprensione di quel che la Chiesa prega, poiché è ardente

desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena,

consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è

richiesta dalla natura stessa della liturgia… (e alla quale) il popolo

cristiano ha diritto e dovere in forza del battesimo».

A Yaoundé, negli anni Settanta/Ottanta era famosa la Messa della

parrocchia di Njon Melen e alcuni missionari ne erano entusiasti. Durante la celebrazione,

i gesti, i movimenti, i canti e la partecipazione dei fedeli facevano sentire

gioia, sentimenti di fede e un forte senso comunitario. L'inculturazione

avviene quando il cristiano sente e vede la sua tradizione culturale alla luce

del Vangelo; poi vive la liturgia e finalmente la vita vicine alle positività

della tradizione.

In certi luoghi, dove i fedeli appartengono tutti a una sola etnia

e lingua, l'inculturazione è più facile. Ho letto con interesse e gioia quanto

è stabilito nel documento *Le

coutumier* della diocesi di Yaoundé, che fissa le norme pastorali per tutti

i fedeli. Art. 136:«Ogni

parrocchia deve avere almeno una Messa domenicale in *ewondo*». Art. 127: «Il

prete, religioso o *fidei donum* non sarà nominato parroco prima di un

tempo di esperienza pastorale nell'archidiocesi e una assimilazione del rituale

della messa in *ewondo*».  

Qui a Yaoundé vedendo la bella partecipazione alla Messa dei fedeli,

mi sembra che curando bene il significato - lungo l'anno e i tempi liturgici -

di parole, gesti, sentimenti, oggetti, si potrebbero sentire quei momenti nella

loro profondità cristiana, illuminati da una catechesi inculturata. Non solo la

lingua esprime il senso di quanto si fa, ma anche i riti e gli oggetti sono

parlanti : il libro, l'acqua, l'olio, il sale, la luce, l'incenso, ecc. Essi

hanno una valenza di significato universale.

Nella diversità di etnie presenti, l'elemento unificante è il Vangelo

e poi gli elementi e i momenti concreti liturgici.

Apprezzo molto il lavoro fatto tra i *tupuri* della diocesi di Yagoua che cantano i salmi con la lingua, il

ritmo, la musica e la danza *tupuri*. I

fedeli pregano con le parole e i sentimenti dei salmi. In tal modo il

cristianesimo è capito e inteso come facente parte e rispondente alla mentalità

e alle tradizioni. Stessa cosa, se curata bene, potrebbe essere la celebrazione

dei sacramenti e dei riti. Allora la vita entra nella novità evangelica,

espressa con l'anima africana.

Per ottenere ciò è necessario conoscere bene la cultura

tradizionale e sentire molta empatia, una cosa che oggi manca un po’, forse

perché si è troppo occupati o distratti da cose più urgenti. Se un prete

arrivasse a parlare la lingua del suo popolo e far gustare i valori positivi

della tradizione, sarebbe un prete secondo lo stile di Papa Francesco. Sarebbe

prete con l'odore e il sapore della sua gente.
