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title: ﻿Yaoundé, piccola Roma?
description: Il Camerun è una Africa in miniatura. Il quartiere Nkolbisson di Yaoundé è chiamato il “piccolo Vaticano”, una piccola Roma. Molte congregazioni religiose vi risiedono nella loro casa di formazione con persone di molte nazionalità. I saveriani, poco distanti dal nostro seminario del Pime, oltre a ca...
date: 2019-01-04
modified: 2024-12-11
author: Silvano Zoccarato
url: https://www.mondoemissione.it/articoli/yaounde-piccola-roma/
categories: [Articoli]
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# ﻿Yaoundé, piccola Roma?

Il

Camerun è una Africa in miniatura. Il quartiere Nkolbisson di Yaoundé è

chiamato il “piccolo Vaticano”, una piccola Roma. Molte congregazioni religiose

vi risiedono nella loro casa di formazione con persone di molte nazionalità. I saveriani,

poco distanti dal nostro seminario del Pime, oltre a camerunesi, hanno studenti

messicani e già due diaconi indonesiani. I carmelitani hanno camerunesi e

centrafricani. Noi abbiamo studenti di quattro nazionalità. Anche le religiose,

comprese le nostre Missionarie dell'Immacolata, hanno trovato a Yaoundé un nido

tranquillo dove formare postulanti e novizie di vari Paesi. Ma mentre le

vocazioni maschili sono ancora in aumento in Africa, quelle femminili sono

molto diminuite. Questione di promozione umana per i primi... di servizio per

le seconde?

Con

l'aumento di persone di varie nazionalità, sono nate iniziative di

collaborazione tra istituti e congregazioni, come ad esempio la scuola

filosofica di Mukasa, a cui partecipano studenti di 20 congregazioni e i

superiori tengono incontri regolari per scambi di esperienze e di iniziative

comuni a carattere formativo e ricreativo. Si sta pensando di unire

ulteriormente gli sforzi per l'accoglienza di studenti che arrivano per imparare

il francese affinché possano studiare la lingua e insieme qualche materia di

università per un miglior utilizzo del tempo. Il Camerun è bilingue, ma in

realtà, l'inglese quasi non esiste e il francese è male parlato. Si fanno anche

sforzi per lo studio di alcune lingue locali. Il Camerun ne ha 15; alcune, come

il *fulfuldé* del Nord, il *béti* del Sud, l'arabo ciadiano del

vicino Ciad e qualche altra lingua necessitano di una vera e propria scuola, che

comprenda anche la conoscenza di quelle culture.

Incontrando

saveriani, carmelitani e altri religiosi, si constata che il livello degli

studi è buono. La conversazione poi arriva al rapporto tra clero locale e clero

straniero. Dall'epoca degli anni Settanta, in cui il filosofo Fabien Eboussi Boulaga

aveva pensato al Moratorium - cioè alla partenza dei missionari stranieri - si è

giunti a promuovere una convivenza, sostenuta e incoraggiata dall'arcivescovo di

Yaoundé Jean Zoa, voluto vescovo dal santo Papa Giovanni XXIII e partecipante

al Concilio.

Ora,

per la presenza consistente delle università e delle case di formazione, la

convivenza, anche se a volte difficile, diventa non solo una necessità, ma

anche una opportunità per la cattolicità e l'universalità della Chiesa, e per

l'apertura di tutte le mentalità. Alcune case di formazione dirigono una

parrocchia. I fedeli incontrano spiritualità differenti e più consolidate. La

convivenza diventa ricchezza per tutti.

Avendo

il Camerun e alcuni Paesi vicini, università di vario indirizzo, alcune

congregazioni fanno continuare gli studi accademici ai loro membri in Africa e

non più solamente all'estero o a Roma. E la direzione generale di alcuni

istituti è già nelle mani di un africano.

Preparandomi

a ritornare a Yaoundé  e così contribuire

alla formazione del Pime futuro, mi è capitato in mano il libro “Francesco, il Papa delle prime volte”

di Gerolamo Fazzini e Stefano Femminis con la prefazione di Federico Lombardi

che dice: «Le Chiese “giovani” hanno molto da dare alla Chiesa universale».

Questi nostri studenti, appartenenti alle Chiese giovani, non solo sono la

continuità della Chiesa, ma apporteranno novità di vario genere anche dentro il

vero  spirito missionario.

 Allora

il prossimo papa sarà africano? Perché no!
