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title: "Cina: per genitori e bebè l’etichetta non parla chiaro"
description: In Cina da un anno sono aumentati gli standard di sicurezza per i vestiti per bambini, ma tra i genitori regna la disinformazione.
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date: 2017-06-23
modified: 2017-06-21
author: Ilaria Beretta
url: https://www.mondoemissione.it/asia/cina-genitori-bebe-letichetta-non-parla-chiaro/
categories: [Asia]
tags: [bambini, Cina, etichette, legge, vestiti]
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# Cina: per genitori e bebè l’etichetta non parla chiaro

![Gli standard di sicurezza cinesi per i vestiti per bambini](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/cina_bambini_vestiti-1024x768.jpg)

##### A un anno dall’introduzione della legge che alza gli standard di sicurezza per i produttori di vestiti per bambini, in Cina la situazione è ancora fuori controllo. Poca chiarezza nelle etichette e zero consapevolezza da parte dei genitori: è quanto emerge dal reportage di Chinanews

Un anno giusto giusto è passato da che il **governo cinese** ha deciso di imporre – proprio in occasione della giornata internazionale dell’infanzia – precisi **[standard di sicurezza](http://www.chinadaily.com.cn/china/2016-06/01/content_25563426.htm)** ai produttori di **vestiti per bambini**.

Usando le lettere A, B e C, gli industriali cinesi si sono impegnati a suddividere i capi d’abbigliamento in base alla loro funzione e a rispettare condizioni differenti in base alla **categoria d’appartenenza**. I vestiti di **classe A**, per esempio, comprendono **prodotti tessili per neonati** e devono dunque sottostare al regime più stringente, quelli di classe B individuano invece i capi a **diretto contatto con la pelle**, mentre i restanti appartengono alla categoria C. Su tutine e magliette, inoltre, deve sempre essere indicata l’**età** per la quale quell’abbigliamento è adatto.

Per la** Cina** questa norma (la prima del genere a livello nazionale) ha rappresentato la volontà di una stretta sui controlli, con l’obbiettivo di migliorare la qualità dei capi d’abbigliamento e la **sicurezza di neonati e bambini** in un Paese dove fino all’anno scorso il 10 per cento dei vestiti non rispettava i livelli consentiti di formaldeide.

Tra le novità previste dal protocollo, infatti, vige il **divieto di** applicare nei vestiti per i bambini al di sotto dei sette anni **cordini al collo**, **bottoni** e pure** strass appuntiti**; ma diventa fuori legge anche l’uso di sei **sostanze con funzione plastificante** e di **metalli pesanti** come piombo e cadmio…

Insomma, i piccoli cinesi potrebbero tirare un sospiro di sollievo se non fosse che questi criteri ad oggi non sono applicati a pieno regime. La legge infatti prevedeva un **periodo di transizione **fino alla fine di **maggio 2018** durante il quale i prodotti non etichettati secondo la nuova normativa (perché realizzati prima del 1 giugno 2016) potevano restare in commercio senza incorrere in sanzioni. Tuttavia, a oltre un anno dalla firma di quel decreto, un [reportage](http://www.chinanews.com/sh/2017/06-08/8245580.shtml) di **Chinanews.com** fotografa una vera e propria giungla del sistema di etichette usato dall’industria tessile per l’infanzia ed evidenzia una **situazione** completamente **fuori controllo**.

La quasi totalità dei prodotti immessi sul mercato risulta infatti poco chiara per quanto riguarda la catalogazione: i giornalisti di Chinanews documentano che la maggior parte dei produttori di abbigliamento per bambini e bebè si limita a sostenere che i propri capi rispettano il nuovo regolamento, **senza** però **esporre la categoria di appartenenza** prevista dal protocollo.

I reporter si sono resi conto anche della **disinformazione dei genitori** cinesi che dichiarano di non conoscere le norme di sicurezza e di affidarsi nella scelta dei capi d’abbigliamento per i propri figli unicamente al gusto e alla moda. Intervistata durante lo shopping, una mamma ha detto che per i propri figli preferisce i vestiti con il taglio migliore e il **materiale più morbido**. Altri consumatori prestano invece attenzione alla **marca** e al **prezzo**, ma dimenticano di dare un’occhiata all’etichetta. Secondo il sondaggio di Chinanews, il 46 per cento dei consumatori non conosce affatto i requisiti specifici previsti per i vestiti per bambini, mentre l’**88 per cento ignora persino i pericoli** di certi accessori.

Proprio per questo, lo scorso maggio la [China National Garment Association](http://www.cnga.org.cn/engl/) ha pubblicato un libro sulla sicurezza di neonati e bambini cinesi. Nel volume viene denunciato il fatto che l’unica accortezza che i genitori prendono al momento dell’acquisto è quella di **preferire vestiti in cotone** (93,4 per cento degli intervistati). Per il resto la consapevolezza è ancora bassa e i numeri confermano quanto denunciato da Chinanews, con il 23 per cento dei consumatori che non conosce il protocollo di sicurezza standard in vigore e il 40 che non sa nemmeno che i vestiti possono essere pericolosi per i bambini.

Nonostante la legge, dunque, si può dire che la situazione è drammatica soprattutto considerando il fatto che in Cina ogni anno nascono **16 milioni di bambini**. Con la sospensione della politica del figlio unico, il mercato dei prodotti per bambini si è allargato sensibilmente ma a questa crescita non ha fatto seguito un’informazione adeguata. Il risultato è che i consumatori non sono messi nelle condizioni di conoscere i** potenziali rischi** che bottoni e perline, così come tessuti chimicamente trattati, possono avere sui propri bambini. Perché l’ambizioso (e necessario) standard di sicurezza diventi effettivo manca ancora **un anno**: ma basterà?
