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title: Yaba e Phensedyl, le droghe del Bangladesh
description: "Le statistiche ufficiali - probabilmente sottostimate - indicano in 6,6 milioni i tossicodipendenti nel Paese. Che ha ben poche politiche pubbliche per prevenzione e recupero, ma si affida alla repressione violenta «alla Duterte». L'impegno di Caritas Bangladesh per un approccio diverso &nbsp; La to..."
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date: 2020-02-14
author: Stefano Vecchia
url: https://www.mondoemissione.it/asia/yaba-e-phensedyl-le-droghe-del-bangladesh/
categories: [Asia]
tags: [Bangladesh, droga, Rodrigo Duterte, tossicodipendenze]
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# Yaba e Phensedyl, le droghe del Bangladesh

![Yaba e Phensedyl, le droghe del Bangladesh](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/yaba.jpg)

##### Le statistiche ufficiali - probabilmente sottostimate - indicano in 6,6 milioni i tossicodipendenti nel Paese. Che ha ben poche politiche pubbliche per prevenzione e recupero, ma si affida alla repressione violenta «alla Duterte». L'impegno di Caritas Bangladesh per un approccio diverso

 

La tossicodipendenza dilaga in Bangladesh e il contenimento - difficile con altri mezzi per la scarsità di risorse e lo stigma posto sui consumatori di droghe in questo paese musulmano - è ancora affidato soprattutto alla repressione. Le statistiche ufficiali (Dipartimento per il controllo dei narcotici) indicano in 6,6 milioni i tossicodipendenti sui complessivi 170 milioni di abitanti, con fonti indipendenti che segnalano numeri superiori. Un dato preoccupante, ancor più per un fenomeno in crescita.

Nel 2017, Arup Ratan Chaudhury, a capo di *Manas *- un'organizzazione impegnata in programmi di sensibilizzazione nelle scuole e università della capitale Dacca - confutava le statistiche ufficiali di allora (5 milioni di utilizzatori abituali di stupefacenti) parlando di “10-15 milioni”; ma ancor più segnalava che un rapporto dell’anno precedente aveva riferito una crescita di 80.490 volte dei sequestri di metanfetamine rispetto al 2008. Queste droghe sintetiche, come pure il *Phensedyl* (sciroppo per la tosse), cannabis e eroina sono le più usate. «Ogni giorno milioni di pillole di *yaba* (metanfetamina) entrano nel nostro Paese attraverso la frontiera con il Myanmar, mentre il *Phensedyl* arriva dall’India», sottolineava Chaudhury aggiungendo che «queste droghe stanno colpendo le basi della società sotto il naso delle autorità e delle agenzie incaricate di far applicare la legge».

Per far fronte a questa situazione, il governo ha scelto una “ricetta” molto simile a quella utilizzata negli ultimi due anni nelle Filippine dal presidente Rodrigo Duterte, ovvero una repressione dura, con migliaia di arresti indiscriminati (che hanno contribuito a rendere i tossicodipendenti la stragrande maggioranza dei detenuti nelle carceri più affollate, come quella di Chittagong) e centinaia di spacciatori e consumatori uccisi in operazioni di polizia ed esecuzioni extragiudiziarie. Una “soluzione” che, insieme a leggi più severe che includono la pena di morte per traffico di droga, avrebbe contribuito a ridurre del 30 per cento l’utilizzo di stupefacenti, ma a caro prezzo e soprattutto lasciando inalterate leadership del traffico di stupefacenti, responsabilità e connivenze.

D’altra parte, pochi dei già magri investimenti sociali del bilancio del Paese sono destinati a prevenzione e recupero. Basti pensare che, a fronte dell’estensione del fenomeno, tra il 2015 e il 2019 i centri pubblici hanno trattato 90,133 individui e altri 53.720 sono stati ospiti nei 324 centri privati. Scarse anche le risorse per terapie e specialisti. Una situazione già inadeguata, aggravata dalla distribuzione ineguale dei centri di cura e riabilitazione, collocati in soli 23 dei 64 distretti in cui è diviso amministrativamente il Bangladesh, vasto quanto la metà dell’Italia.

Questa situazione ha sollecitato anche la Chiesa locale a intervenire. Lo ha fatto già da un trentennio con varie iniziative ma, più direttamente, attraverso il suo braccio socio-assistenziale, *Caritas Bangladesh* che nel 1994 ha preso in carico *Baraca*, *Bangladesh Rehabilitation Assistance Center for Addicts*, fondato sei anni prima dallo statunitense , Ronald Drahozal, religioso dei Fratelli della Santa Croce. L’istituzione si trova nei sobborghi di Dacca, a Savar, una delle aree urbane e produttive centrali nello sviluppo nazionale ma divenuta un simbolo anche delle problematiche dell’inurbamento, dell’inquinamento, della piaghe legate al lavoro, ai servizi socio-assistenziali e alla convivenza. A Drahozal, pioniere nel trattamento e recupero dei consumatori di sostanze stupefacenti, si deve anche *Ashokti Punorbashon Nibash (Apon)*, un centro residenziale per il recupero dalla tossicodipendenza, oggi a Manikganj, pure nell’area della “Grande Dacca”.

 

[Foto: Flickr / Labib Ittihadul ](https://www.flickr.com/photos/labib_ittihadul/23011923003/in/photolist-B4u7Za-fsq35J-2cqjLbs-PLaRLn-PLaToR-PLaSNc-PLaSzr-2c8BymV-PLaT5V-PLaSBR-2drPNpG-2aKHy6N-2c8Byo8-PLaV6i-PLaUAF-PLaUqF-PLaU4D-PLaTMr-2cqjTwu-RotJEu-RotJq1-PLaUPX-PLaTDv-7xYeQX-PLaVvg-2dwguNc-PLaSZz-PLaUXx-PLaTAe-7K6q3j-CGkG8k-7KQJ24-7KUGXL-7K2vu6-7KQJ6P-7KUGZj-7K2v5k-7KQHTc-7KUGW7-7K2vpM-7KQHNa-7KQHKR-7KUGUY-7KQHWv-7KUGEJ-7KUH1L-7KQJ6e-7KQJgt-7K6qi1-EeAcZe)
