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title: "Ground Zero: la necessaria limitazione del potere"
description: "Archiviate l'emozione e anche un po' di retorica che cosa lasciano in eredità i discorsi di papa Francesco all'Onu e al Congresso degli Stati Uniti?"
date: 2015-09-26
author: Alberto Caccaro
url: https://www.mondoemissione.it/chiesa/ground-zero-la-necessaria-limitazione-del-potere/
categories: [Chiesa, Il Papa in Africa]
tags: [New York, Onu, papa Francesco, politica, Stati Uniti, Washington]
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# Ground Zero: la necessaria limitazione del potere

##### IL COMMENTO

##### Archiviate l'emozione e anche un po' di retorica che cosa ci lasciano in eredità gli storici discorsi di papa Francesco all'Onu e al Congresso degli Stati Uniti?

Ground Zero, «dove il dolore è palpabile», potrebbe raccogliere le parole pronunciate da papa Francesco nei suoi discorsi al Congresso e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La visita al *Memorial* ha rappresentato una discesa nella ferita ancora aperta, non solo del popolo amerciano, ma del mondo intero. Perché a Ground Zero si sono infrante le pretese di un potere assoluto che il papa, [nel discorso all’Assemblea Generale](http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2015/9/25/onuvisita.html), ha chiesto di limitare.

Se l’immane compito della Nazioni Unite «può essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranità del diritto», solo attraverso una generale «limitazione del potere» si potrà passare da un insieme di «Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia» all’edificazione della «casa comune» che «deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica». Al contrario – ha continuato il papa – «una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili»» e a generare una sistematica «cultura dello scarto». Nel suo discorso all’Assemblea Generale, papa Francesco ha menzionato problemi e Paesi che attendono un intervento condiviso, ha smascherato menzogne e ipocrisie di ordine ideologico e sistemico, ha raccomandato di intervenire in fretta perché, mentre noi discutiamo, «nelle guerre e nei conflitti ci sono persone, nostri fratelli e sorelle, uomini e donne, giovani e anziani, bambini e bambine che piangono, soffrono e muoiono».

All’alto profilo del suo intervento con la raccomandazione di garantire a tutti «casa, lavoro e terra», ma anche «un nome a livello spirituale», «che comprende la libertà religiosa, il diritto all’educazione e gli altri diritti civili», papa Francesco ha raccomandato il necessario pragmatismo. Perché, «limitarsi all’esercizio burocratico di redigere lunghe enumerazioni di buoni propositi – mete, obiettivi e indicatori statistici –, o credere che un’unica soluzione teorica e aprioristica darà risposta a tutte le sfide», porterà al fallimento dei piani previsti dall’“Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”.

Aveva espresso lo stesso alto profilo trascendente anche [al Congresso](http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2015/9/24/usacongress.html) quando aveva indicato Mosè come modello per senatori e membri della camera dei rappresentanti. «A voi – aveva detto Francesco - viene richiesto di proteggere, con gli strumenti della legge, l’immagine e la somiglianza modellate da Dio su ogni volto umano». Come Mosè. Un paragone che ha scosso le coscienze: tutti hanno intuito che la politica è una responsabilità, quindi una vocazione.

L’attacco terroristico di cui Ground Zero è triste memoria aveva innescato un’escalation di violenza che ora possiamo considerare inutile e sterile. Di fronte al Congresso il papa si è permesso di allertare tutti contro un «semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, giusti e peccatori». Troppe guerre, infatti, sono state giustificate dall’urgenza di eliminare il dittatore di turno, il terrorista minaccioso. Spesso campagne mediatiche premeditate hanno demonizzato la realtà e creato il consenso necessario per agire, illudendoci che l’eliminazione del nemico sarebbe stata la soluzione. Il recente impegno bellico statunitense in Medio Oriente e in Libia a quale esito ha portato? Esportare la democrazia? Tutto inutile perché «imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto». Di qui la domanda diretta che il papa ha posto al Congresso sul problema della produzione e del commercio di armi: «perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? (…) Come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente (…) è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi». C’è una pena capitale che agisce dentro i propri confini, dentro i propri corpi, e una pena che viene esportata in forme e strumenti che assomigliano ad un’implicita quanto sicura condanna a morte. Gli Stati Uniti sono i primi esportatori di armi al mondo. Con la Russia, sono responsabili del 60 per cento delle armi in circolazione a livello mondiale. Citando Thomas Merton, sempre al Congresso, ha messo in guardia gli Stati Uniti contro la propria stessa violenza. «Libero per natura, immagine di Dio» eppure – scrive Merton – ero «prigioniero della mia stessa violenza e del mio egoismo, a immagine del mondo in cui ero nato. Quel mondo era il ritratto dell’Inferno, pieno di uomini come me, che amano Dio, eppure lo odiano (…)».

Dalla preghiera a Ground Zero si può invece ripartire. Con il necessario «riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita» e con l’attuazione dei pilastri dello sviluppo umano integrale «abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà dello spirito ed educazione».

Senza tali premesse «l’ideale di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” (Carta delle Nazioni Unite, Preambolo) e di “promuovere il progresso sociale e un più elevato livello di vita all’interno di una più ampia libertà” (ibid.) corre il rischio di diventare un miraggio (…) parole vuote che servono come scusa per qualsiasi abuso e corruzione, o per promuovere una colonizzazione ideologica mediante l’imposizione di modelli e stili di vita anomali estranei all’identità dei popoli (…). A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale».

La ricchezza di tali storici discorsi è fatta di parole, ma anche di gesti semplici come la preghiera e la benedizione impartita alla folla, particolarmente ai bambini che lo attendevano all’esterno del palazzo del Congresso. In quel momento erano evidenti, visibili a tutto il mondo, le lacrime di John Boehner, speaker repubblicano della Camera dei Rappresentanti. O la rosa bianca posata da Francesco su alcuni dei nomi delle vittime incisi sul parapetto che circonda Ground Zero e protegge dal cadere, ancora, nel baratro lasciato dalla strage dell’11 settembre.
