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title: Nello spazio la fede non prende il volo
description: "Nei 3 chili di bagaglio concessi agli astronauti si trovano croci, santini, icone: e tra riti cristiani, ebrei e musulmani la religione arriva nello spazio."
featured_image: https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/Mike-Hopkins.jpg
date: 2016-04-09
modified: 2017-07-20
author: Ilaria Beretta
url: https://www.mondoemissione.it/chiesa/nello-spazio-la-fede-non-prende-il-volo/
categories: [Chiesa]
tags: [astronauti, cattolici, credenti, missione spaziale, spazio]
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# Nello spazio la fede non prende il volo

![L'astronauta cattolico Mike Hopkins](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/Mike-Hopkins.jpg)

##### Anche in orbita si può pregare. A dirlo l’astronauta cattolico Mike Hopkins che si è portato la comunione in missione spaziale, ma anche ebrei e musulmani che non rinunciano ai loro riti tradizionali nemmeno a bordo dello space shuttle.

Forse sarà perché in cielo ci si sente più vicini a Dio, o forse è solo merito del panorama altrimenti inspiegabile ma – comunque sia – portare il proprio **credo** fin nello spazio non è affatto una rarità. A differenza di tempi passati infatti quando religione e scienza sembravano aspetti tra loro inconciliabili, oggi sono tanti gli **astronauti che pregano in orbita** senza farne mistero.

L’americano **Mike Hopkins**, per esempio, che dal settembre 2013 ha passato sei mesi in missione sulla **Stazione Spaziale Internazionale**, ha dichiarato: «Quando vedi la Terra da questo punto di vista privilegiato e osservi le bellezze naturali, **è difficile non pensare che c’è un potere più grande** che ha fatto tutto ciò».

Proprio per questo Hopkins, di famiglia metodista ma **convertitosi al cattolicesimo** a 45 anni poco prima della partenza per lo spazio, ha ritenuto indispensabile trovare un modo per non sospendere le proprie pratiche religiose anche a 400 chilometri dal pianeta Terra.

Innanzitutto l’astronauta – grazie a una** particolare dispensa** ottenuta dall’arcivescovo di Gaveston-Houston – nel suo risicatissimo **bagaglio spaziale** ha infilato una pisside con sei ostie consacrate divise in quattro pezzi ciascuna, sufficienti per fare la comunione una volta a settimana per tutta la durata della missione. Poi, una volta a bordo della Stazione, si è persino scelto una cappella spaziale: un atrio a vetrate detto la **«Cupola»** che offre un panorama cosmico. Il rigido programma di lavoro degli astronauti sull’ISS infatti prevede anche qualche ora di tempo libero, che permette di pregare o **leggere la Bibbia**.

«I miei colleghi sapevano che avevo l’eucarestia con me. – ha detto alla [Catholic News Service](http://www.catholicnews.com/services/englishnews/2016/for-catholic-astronauts-flying-to-space-doesnt-mean-giving-up-the-faith.cfm) – Infatti ne ho dovuto parlare con i miei superiori russi. Sapevano esattamente cosa facevo, anche se non ho mai cercato di parlarne troppo o di pubblicizzare la cosa. Da parte loro, **rispettavano la mia fede** e il mio desiderio di seguire questo credo anche in orbita».

D’accordo con un funzionario della Nasa, Hopkins per tutte le 24 settimane della missione ha persino ricevuto **via e-mail l’omelia del suo parroco**:«È stato essenziale per me. Camminare nello spazio (cosa che Hopkins ha fatto due volte per sostituire un modulo pompa della stazione, *ndr*) è una cosa stressante. Sapere che** Gesù era con me** mentre uscivo dalla porta e mi lanciavo nel vuoto è stato molto importante».

Ma Hopkins non è il primo credente che si porta la fede nello spazio. Già nel 1994 Sid Gutierrez, Thomas Jones e Kevin Chilton **celebrarono una liturgia cattolica con l'Eucaristia a bordo di uno space shuttle in volo a 125 miglia sopra l’Oceano Pacifico**. Nel 1968, invece, in piena era da febbre spaziale, l’equipaggio dell’**Apollo 8** in orbita intorno alla luna lessero brani della Genesi in diretta tv e diventarono un’icona della corsa americana nello spazio. Sette mesi dopo, Buzz Aldrin – dopo un atterraggio sulla luna – celebrò il rito della comunione grazie a un kit da viaggio proveniente dalla sua parrocchia.

Non fecero niente di tutto ciò Mike Good e Mike Massimino, entrambi astronauti in pensione e reduci da **“brevi” voli su navicelle spaziali** tra gli anni Novanta e il Duemila, che, però, prima del lancio vollero confessarsi: «Tenti di essere nella migliore condizione possibile perché partire è molto pericoloso» dice sempre alla CNS Massimino, cui fa eco Good. «Essere sulla rampa di lancio è come stare in trincea. Non credo ci siano molti atei in trincea, come **non credo ci siano molti atei sulla rampa di lancio**».

Non è un caso che tra i tre chili di bagaglio che sono concessi a ogni astronauta, spesso ci siano anche **crocifissi, santini, icone e oggetti religiosi**. Massimino, al suo primo volo, portò addirittura una **bandiera del Vaticano** che – una volta atterrato sulla Terra – regalò a papa Giovanni Paolo II.

Nel 2011 anche **papa Benedetto XVI** ebbe il suo contatto con lo spazio in una lunga telefonata all’equipaggio della Stazione Internazionale; mentre durante la sua prossima missione nel maggio 2017 l’astronauta cattolico** Mark Vande Hei** vorrebbe richiedere una video-conferenza con papa Francesco.

Ma tra i camminatori dello spazio credenti ci sono anche alcuni devoti **non cristiani**. Nel 2003 l’astronauta israeliano Ilan Ramon – morto a bordo dello space shuttle durante le operazioni di rientro – partì con una **microfiche della Bibbia** e con la tradizionale benedizione ebrea trascritta sul suo diario. Nel 2007 il Consiglio nazionale della Fatwa ha introdotto proprio per venire incontro alle esigenze degli astronautialcune** modifiche ai rituali tadizionali**, come la preghiera in ginocchio verso la Mecca, un po’ difficile da praticare nello spazio.

 
