Sud Sudan, una scuola per il futuro
Per molti anni la Loreto Girls Secondary School di Rumbek è stata l’unica scuola Femminile secondaria del Sud Sudan. Ora Fondazione Cesar e le Suore di Loreto ne stanno aprendo un’altra: «È la più grande rivoluzione che possiamo immaginare»
Una ragazza ha più probabilità di morire di parto che di iniziare le scuole superiori. È la tragica realtà del Sud Sudan, dove l’accesso all’istruzione per bambine e ragazze resta un privilegio riservato a pochissime. Eppure non mancano le eccezioni: pochi casi, ma che fanno la differenza e che lasciano sperare per il futuro. La Loreto Girls Secondary School di Rumbek è uno di questi. Anche perché quella che è stata a lungo la prima e unica scuola secondaria femminile di tutto il Paese ora è pronta a “farsi in due”. Sta infatti nascendo, proprio in questi mesi, una nuova scuola secondaria femminile ad Aweil, 370 chilometri più a nord, un giorno di macchina per le pessime condizioni della strada.
Suor Orla Treacy, preside e anima di questa scuola, non è certo una che si scoraggia. È abituata non solo a cominciare da zero, ma anche ad aprire nuovi orizzonti, che sono fatti sì di strutture, ma soprattutto di nuovi modi di pensare. E se c’è una cosa che la Loreto Secondary School di Rumbek ha contribuito a fare è stato proprio cambiare le mentalità: quella dei genitori, che non capivano l’importanza dell’istruzione perché le bambine venivano sposate non appena adolescenti, ; e quella delle stesse ragazze, che si vedevano tradizionalmente madri e mogli giovanissime. «L’impatto dell’educazione non si misura solo nei numeri, ma nelle vite trasformate», dice suor Orla, religiosa irlandese delle Suore di Loreto, che in questa impresa è accompagnata da alcune consorelle ed è supportata da Fondazione Cesar di Concesio (Bs). Fondazione che, a sua volta, porta avanti l’intuizione profetica e l’opera di monsignor Cesare Mazzolari, missionario comboniano e vescovo di Rumbek, morto nel 2011 all’indomani dell’indipendenza del Sud Sudan. La scuola secondaria femminile di Rumbek era una delle cose di cui andava più fiero. «L’idea – ricorda la presidente Mariangela Rossini – era di offrire la migliore qualità di insegnamento possibile in un contesto in cui l’accesso all’istruzione è difficile, scarso e costoso, specialmente per le ragazze. Questo anche per ridurre l’abbandono scolastico e i matrimoni precoci e forzati». Sono state proprio cinque studentesse della Loreto School di Rumbek – tra le prime a ottenere una laurea – a chiedere di aprire una nuova scuola secondaria ad Aweil. «Queste giovani donne guardano con orgoglio all’educazione che hanno ricevuto e vogliono dare la stessa opportunità ai loro figli e a tutti agli altri bambini della regione», dice suor Orla, che ricorda come nella contea di Aweil il sistema scolastico sia particolarmente carente.
Ma è tutto il Sud Sudan ad avere un livello di istruzione molto basso e, di conseguenza, un tasso di analfabetismo tra i più alti al mondo: circa il 65% degli adulti, infatti, non sa né leggere né scrivere. Per le donne la percentuale sale a oltre il 70%. Del resto, solo il 7% delle bambine conclude la scuola primaria e meno del 2% frequenta quella secondaria. Eppure sono proprio loro quelle che sembrano più consapevoli dell’importanza dell’istruzione per il loro futuro e per quello di un Paese che continua a essere scosso e ferito da conflitti interni e instabilità politica.
«Moltissime nostre studentesse – fa notare suor Orla Treacy – sono le prime della loro famiglia a ricevere un’istruzione. I loro genitori non hanno avuto questa opportunità, ma ora sono proprio queste ragazze ad assicurarsi che la prossima generazione possa studiare. E questa è la più grande rivoluzione che possiamo immaginare». Per quanto limitato, l’impatto oggi è già visibile e va ben oltre l’apprendimento di nozioni.
«Con il tempo – spiega la religiosa – abbiamo capito che il normale curriculum di studi non bastava: dovevamo educare anche alla pace e al rispetto reciproco. Così abbiamo cominciato a valorizzare la cultura di ciascuna ragazza e a costruire un nuovo modo di stare insieme».
Ancora oggi il Sud Sudan è diviso lungo le linee dell’appartenenza etnica, anche perché molti leader non hanno fatto altro che alimentare pregiudizi, divisioni e rivalità per controllare il potere, creando continue situazioni di conflitto interno.
Anche le ragazze che arrivavano alla Loreto School erano spesso segnate da diffidenze e incomprensioni reciproche che creavano tensioni dentro la scuola e lo studentato. Per questo le religiose hanno cominciato a sperimentare un modo nuovo di vivere le relazioni, creando delle “famiglie scolastiche”, in cui ogni studentessa ha una “madre di scuola” di un anno più grande, che la aiuta e la orienta. Le famiglie vengono costituite in modo casuale e non sono legate all’appartenenza etnica. In questo modo si impara a conoscersi e a superare molte barriere.
«È così che la Loreto School – sottolinea suor Orla – è diventata nel tempo un luogo dove le differenze si trasformano in legami e dove ragazze che provengono da gruppi etnici che un tempo si combattevano oggi vivono, studiano e sognano insieme».
È quanto si vorrebbe ora replicare anche ad Aweil. Il progetto – pure qui – è ambizioso. Perché bisogna di nuovo ripartire da zero. Le cinque studentesse hanno contribuito a trovare il terreno e a favorire gli incontri con la comunità locale. Ma oltre alle aule scolastiche occorre realizzare dormitorio, mensa, case delle suore, servizi igienici, pozzi comunitari e passerelle per potersi spostare durante la stagione delle piogge quando tutto si allaga. Ma anche fornire elettricità e acqua potabile. La gran parte delle scuole, infatti, non ha né l’una né l’altra. Così come spesso mancano drasticamente i bagni.
Si stima che, quando sarà a regime, la nuova scuola di Aweil potrà accogliere circa 400 studentesse. «È una grande sfida e un grande impegno», conferma la presidente di Cesar, che mette in evidenza un altro tema sensibile e tutt’altro che scontato: quello di avere personale docente qualificato. «In un Paese che, al momento dell’indipendenza, contava 16 insegnanti diplomati, avere docenti qualificati è ancora oggi estremamente difficile. Per questo, come Fondazione, continuiamo a sostenere il Centro di formazione per insegnanti voluto da monsignor Mazzolari e cerchiamo di garantire, come abbiamo fatto per la Loreto School di Rumbek, che tutto il corpo docente sia costituito esclusivamente da insegnanti accreditati. Vorremmo garantire lo stesso standard anche ad Aweil».
Gli istituti sostenuti dalla Fondazione garantiscono vitto e alloggio, per permettere anche alle famiglie più povere o distanti di poter mandare le loro figlie a scuola. Il Paese, del resto, sta attraversando una grave crisi umanitaria, accentuata dai conflitti, dalla crisi climatica e dalla presenza di milioni di profughi provenienti dal Sudan e di sfollati interni. Si stima che nel 2026 oltre 10 milioni di persone – circa due terzi della popolazione – avranno bisogno di assistenza umanitaria; oltre 7 milioni soffrono di malnutrizione acuta e, tra questi, 1,3 milioni sono in condizioni estremamente gravi. «La crescente insicurezza alimentare limita la resilienza delle famiglie e l’accesso a pasti nutrienti – sottolinea Mariangela Rossini -. Molti nuclei subiscono gli effetti combinati dell’insicurezza, delle difficoltà economiche, di raccolti scarsi, di prezzi del mercato instabili che li spingono a ricorrere a meccanismi di adattamento estremi, tra cui saltare i pasti, ridurre drasticamente le porzioni o ricorrere a cibi poco nutrienti. In questo contesto, la scuola svolge un ruolo fondamentale di protezione anche dal punto di vista nutrizionale specialmente in una fase della vita, come l’adolescenza, in cui le ragazze hanno particolarmente bisogno di pasti equilibrati».
Le Loreto School forniscono anche divise scolastiche, cancelleria e materiali didattici, inclusi i libri, cosa che non avviene quasi in nessun’altra scuola del Paese. Inoltre, promuovono corsi di educazione sanitaria, public speaking, leadership, informatica e iniziative di promozione della pace e di guarigione dei traumi. L’idea è quella di fornire un’educazione integrale che tenga presente tutti gli aspetti e i valori della vita personale e comunitaria. «Il futuro del Sud Sudan cambierà grazie ai nostri giovani che stanno diventando sempre più istruiti e desiderano la pace», ne è convinta suor Orla, anche se è ben consapevole che la situazione del Paese è ancora estremamente precaria e che ci sono forti tensioni e molti conflitti. Lei però guarda avanti: «Le persone sono diventate molto resilienti. E i nostri giovani iniziano ad avere una mentalità più aperta. Io vedo ogni giorno che continuano a studiare, a sognare e a costruire un Paese diverso. Ed è questa la nostra speranza più grande: che i ragazzi e le ragazze del Sud Sudan possano davvero essere costruttori di pace».
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