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title: "Kuwait: cosa c&#8217;è dietro quella finestra?"
description: Un video diventato virale nei giorni scorsi squarcia il velo sulle condizioni di schiavitù e gli abusi nei confronti dei lavoratori migranti in Kuwait.
featured_image: https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/kuwait-Ethiopian-maid.jpg
date: 2017-04-04
author: Emanuela Citterio
url: https://www.mondoemissione.it/medio-oriente/kuwait-cosa-ce-dietro-quella-finestra/
categories: [Medio Oriente]
tags: [donne, immigrati, Kuwait, lavoro, schiavitù]
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# Kuwait: cosa c&#8217;è dietro quella finestra?

![Kuwait: cosa c&#8217;è dietro quella finestra?](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/kuwait-Ethiopian-maid.jpg)

##### Un video diventato virale qualche giorno fa mostrava una collaboratrice domestica etiope che cadeva dal settimo piano, mentre la padrona di casa filmava senza intervenire. Si è parlato di tentato suicidio, ma ora c'è un'altra versione dei fatti, che rivela lo sfruttamento in cui vivono molti lavoratori migranti nel Paese.

 

Sui social media nei giorni scorsi è diventato virale un video in cui si vede **una donna etiope appesa al cornicione di una finestra fuori da un palazzo in Kuwait.** A riprendere la scena è la padrona di casa, sua datrice di lavoro. La donna grida disperata chiedendo all'altra di afferrarla, ma lei continua a filmare senza intervenire, finché la prima perde la presa e cade nel vuoto per sette piani. Poi **è stata proprio la datrice di lavoro a postare sui social network il video,** mentre la domestica - che ha avuto la fortuna di cadere su una lamiera ondulata ed è sopravvissuta - veniva portata in ospedale. [Qui il video](https://www.youtube.com/watch?v=G2WeOFKxFZk)

**Si è parlato all'inizio di un tentato suicidio** da parte della domestica, e dopo la diffusione del video le autorità competenti hanno indagato la datrice di lavoro per omissione di soccorso. Ma nel frattempo è emersa un'altra versione dei fatti, che apre uno spaccato sulle **condizioni in cui vivono migliaia di lavoratori stranieri,** africani e asiatici, nel ricco emirato.

In un [altro video](http://www.middleeasteye.net/news/ethiopian-maid-viral-kuwait-video-says-she-was-trying-escape-employer-354761341) pubblicato dall'emittente televisiva etiope Ethiopian TV la domestica racconta la sua versione dei fatti, e cioè che **non stava affatto cercando di suicidarsi, ma scappava dalla sua datrice di lavoro che voleva ucciderla.** «La signora mi ha spinto in bagno e stava per uccidermi senza che nessuno potesse scoprirlo, avrebbe buttato via il mio corpo come spazzatura, così invece di restare lì sono scappata cercando di salvarmi e poi sono caduta (dalla finestra, ndr) -. Ringrazio Dio che mi ha protetta».

La domestica se l'è cavata con un braccio rotto e contusioni, e nel frattempo la sua datrice di lavoro è stata arrestata. La Kuwait Society for Human Rights ha condannato già nei giorni scorsi quanto avvenuto, chiedendo un'indagine ufficiale che è tuttora in corso. **La vicenda squarcia di nuovo il velo sulle condizioni di circa 600 mila lavoratori domestici in Kuwait, molti dei quali denunciano abusi, maltrattamenti e sfruttamento.** Centinaia ogni anno scappano dai loro datori di lavoro a causa di abusi, tanto che il governo ha creato dei centri di accoglienza per questi casi. Alcuni cercano aiuto presso le loro ambasciate. Ogni tanto qualche vicenda drammatica riesce a emergere e arrivare all'attenzione dell'opinione pubblica: all'inizio di quest'anno una coppia è stata arrestata per aver torturato la propria domestica finché questa è riuscita a fuggire e a chiedere aiuto.

I **lavoratori stranieri nei Paesi del Golfo Persico sono 18 milioni** su una popolazione di 42 milioni di persone. Provengono soprattutto **da India, Nepal, Sri Lanka, Bangladesh, Indonesia, Filippine ed Etiopia.** Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha aumentato del 40% il numero di lavoratori domestici stranieri e il Kuwait lo ha visto crescere del 66%. Secondo le organizzazioni non governative **ci sono almeno 2,4 milioni di lavoratori domestici migranti in condizioni di semi schiavitù** in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrain, Oman ed Emirati Arabi Uniti.

Dalla fine degli anni ’90 [Human Rights Watch](https://www.hrw.org/it) pubblica report con le storie e le cifre delle vittime di questa nuova schiavitù, con un occhio di riguardo proprio per le collaboratrici domestiche migranti, che arrivano nei Paesi del Golfo Persico. La maggior parte delle donne è impiegata presso le famiglie locali dove cucina, pulisce la casa e spesso crescere i figli della famiglia presso cui lavora, ricevendo in cambio vitto, alloggio e uno stipendio sufficiente per mantenere una famiglia nel paese d’origine. Spesso però la realtà è diversa, [ha ricordato](https://www.hrw.org/world-report/2015/country-chapters/united-arab-emirates) Hrw in un recente report sull’Arabia Saudita, e si materializza con **il sequestro del passaporto all’arrivo,** **l'impossibilità di cambiare lavoro senza il consenso del datore di lavoro, orari impossibili e nessun riposo settimanale».** Nei Paesi del Golfo vige la [Kafala,](https://it.wikipedia.org/wiki/Kafala) un **sistema di reclutamento** e garanzia che assomiglia pericolosamente all’acquisizione di uno schiavo. Di fatto un ufficio di collocamento nel paese d’origine trova un datore di lavoro disposto a sponsorizzare il viaggio del lavoratore immigrato, che da quel momento non può cambiare posto di lavoro per tutta la durata del contratto.

**Lo scorso anno per la prima volta il governo del Kuwait ha approvato una legge che riconosce una serie di diritti ai lavoratori domestici migranti,** come il giorno di riposo settimanale, 30 giorni di ferie e un trattamento di fine rapporto. In occasione della **coppa del mondo che si giocherà nel 2022 in Qatar,** l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) [ha dato tempo fino a novembre di quest'anno al governo del Paese ospitante per approvare delle riforme che mettano fine agli abusi nei confronti dei migranti](http://news.kuwaittimes.net/website/qatar-given-deadline-end-abuse-migrant-workers-face-investigation/).

 
