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title: La musica che non piace a Erdogan
description: La censura musicale ai danni dei cantautori in lingua curda è ancora un problema in Turchia, svela il rapporto annuale sulla libertà artistica di Freemuse.
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date: 2017-02-25
modified: 2017-02-23
author: Ilaria Beretta
url: https://www.mondoemissione.it/medio-oriente/la-musica-curda-non-piace-erdogan/
categories: [Medio Oriente]
tags: [censura, curdi, Erdoğan, musica, Turchia]
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# La musica che non piace a Erdogan

![La cantautrice in lingua curda Nudem Durak](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/musica-curda-1024x429.jpg)

##### In Turchia sei ragazzini sono stati arrestati dalla polizia perché ascoltavano canzoni in lingua curda. Ma non è un caso isolato: uno studio svela che la censura nei confronti della musica tradizionale della minoranza etnica è una prassi diffusa nel Paese

Tra le **note** segnate sull’agenda del presidente turco **Erdogan** – che proprio in questi giorni sta assistendo a un’altra fase del processo contro i presunti artefici del colpo di mano dello scorso luglio – ce ne sono alcune particolarmente dolenti.

A non piacere affatto al **governo turco** sono infatti le ballate melanconiche e le narrative delle **canzoni popolari curde**, alle quali nell’ultimo periodo l’ufficio presidenziale ha dato prova di voler mettere un ulteriore freno. Risale solo a pochi giorni fa infatti la [notizia](http://www.dha.com.tr/english/) dell’**arresto di sei ragazzi quattordicenni**, denunciati alla polizia turca proprio perché **colpevoli di ascoltare canzoni in lingua curda** e ballare la tipica danza «halay» durante l’intervallo in una scuola della provincia di Aydin, a ovest del Paese. Dopo aver sequestrato loro una memory card contente tracce musicali considerate pericolose, ai giovani è stato contestato di «fare **propaganda** terroristica», salvo poi dover rilasciare i presunti colpevoli per mancanza di prove.

L’incidente non è però un caso isolato e la cronaca in questione riaccende i riflettori sul tema della **censura musicale ai danni dei curdi**. Non è la prima volta infatti che la Turchia mette un veto sulle manifestazioni artistiche della problematica minoranza etnica: anzi, per quasi un decennio – tra il 1982 e il 1991 – fu in vigore un vero e proprio **divieto** dell’uso della lingua indo-europea in ogni sua forma. Pertanto, cantare o anche solo possedere album contenenti musiche curde era considerato reato e, come tale, soggetto a pene severe. In ossequio a questa norma, compositori curdi come Nizamettin Ariç e **Sivan Perwer**, autore di canzoni dall’eco politica, vennero presi di mira, imprigionati o costretti a emigrare.

Anche se oggi formalmente quel divieto non è più in vigore e sebbene il curdo sia la lingua madre di circa **20 milioni di cittadini turchi**, la Costituzione del Paese continua a non riconoscerne la validità linguistica e ogni insegnamento in curdo è pertanto impossibile. Le ragioni della polemica turca con la minoranza curda ha d’altronde radici lontane.

Il gruppo etnico, cui appartiene quasi il 20 per cento degli abitanti della Turchia e che è presente anche in Iran, Iraq e Siria, non può vantare un’unica realtà nazionale. Per ottenere maggiore autonomia dal governo, i curdi nella penisola anatolica hanno combattuto per trent’anni una guerra civile finché, otto anni fa, proprio **Erdogan mostrò i primi segni di distensione** presentando una serie di provvedimenti a favore della minoranza curda. I negoziati di pace tra le parti culminarono nel 2013 quando il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) concluse col governo una tregua. L’accordo però durò solo pochi mesi, trascorsi i quali sono ripresi **gli scontri e la guerriglia urbana** che ha comportato nuovi bombardamenti aerei da parte turca e attacchi suicidi per mano del PKK.

Come se non bastasse, il tentato **colpo di stato dello scorso 15 luglio** ai danni del presidente Erdogan ha portato a una serie di arresti anche tra intellettuali e artisti, sospettati di fare riferimento a gruppi di opposizione tra cui ovviamente sono annoverati quelli curdi. A farne le spese sono dunque anche le **forme artistiche** tipiche della minoranza.

Negli ultimi mesi, per esempio, l’operatore satellitare di proprietà statale **Turksat** ha [staccato](http://aranews.net/2016/10/turkey-threatens-shut-kurdish-media/) la spina a circa **20 canali radiotelevisivi** considerati una «minaccia alla sicurezza nazionale» tra cui uno proprio dedicato alla trasmissione di canzoni popolari curde. Più analiticamente, nel suo **annuale rapporto sulla censura artistica nel mondo**, [Freemuse](http://freemuse.org/) ha contato **23 «serie violazioni» della libertà di espressione** in Turchia che nel 2016 si colloca al secondo posto della classifica globale, subito dopo l’Iran. Tra i 31 casi di censura artistica da parte turca, ben 21 riguardano musicisti che sono stati **imprigionati, processati o hanno subito minacce**.

http://www.freemuse.org

 

La band Grup Yorum, per esempio, nata a metà degli anni Ottanta e vittima di intimidazioni per tre decadi, quest’anno può contare su sette membri in meno, perché nuovamente arrestati. Anche il compositore **Kutsal Evcimen** ha passato 11 mesi in prigione per aver criticato in una canzone il presidente Erdogan, il cui nome però non compare mai in alcun testo. Persino la giovane **Nudem Durak**, giovane cantautrice e appassionata **insegnante di musica curda ai bambini**, è stata arrestata nell’aprile 2015 e ancora oggi è in prigione con l’accusa di promuovere il terrorismo. Ad [Al Jazeera](http://america.aljazeera.com/articles/2015/4/30/meet-the-kurdish-woman-imprisoned-for-singing-in-turkey.html) che la intervistò prima della sua carcerazione, raccontava: «Quando il mio avvocato mi ha detto che c’era un mandato di arresto per me, mi sono messa a ridere. Pensavo fosse uno scherzo, invece era vero: la pena consiste in **10 anni di carcere**. Sono preoccupata e quando cammino mi guardo alle spalle, ma **cantare nella mia lingua madre** e trasmettere questa musica alle nuove generazioni per me rimane **un onore**. Il mio sogno è fare musica: ora sono nei guai proprio per questo, per il mio sogno. Ma io non smetterò di inseguirlo».
