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title: E se i missionari di domani fossero i giovani?
description: "I missionari italiani sono scesi in vent'anni da 20mila a 8mila. «Ma i giovani in missione sono una ricchezza di oggi» sostiene il vescovo Francesco Beschi"
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date: 2015-10-12
author: Giorgio Licini
url: https://www.mondoemissione.it/missione/e-se-i-missionari-di-domani-fossero-i-giovani/
categories: [Missione]
tags: [ad gentes, giovani, istituti missionari, missione]
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# E se i missionari di domani fossero i giovani?

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##### I missionari italiani sono scesi negli ultimi vent'anni da 20mila a 8mila. E sono molto invecchiati. «Ma la partenza "mite" dei giovani che trascorrono anche solo un periodo in missione è una ricchezza nuova del nostro tempo», sostiene il vescovo Francesco Beschi, presidente della Commissione Cei per l'evangelizzazione dei popoli

***da Bergamo***

Nuovo campanello d’allarme per lo stato dell’attività missionaria in Italia. L’ha suonato sabato 10 ottobre all’incontro dei Centri missionari della Lombardia il vescovo di Bergamo e nuovo Presidente della Commissione Episcopale per l'evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese mons. Francesco Beschi: “C’è una sofferta stanchezza riguardo alla missione ad gentes. Vengono meno le forze per gli Istituti missionari che forse abbiamo un po’ trascurato”.

I missionari italiani sono scesi negli ultimi vent’anni da 20 mila a ottomila. E sono molto invecchiati. Altro dato quasi sconvolgente del mutamento epocale odierno: ci sono ora più sacerdoti stranieri impegnati nelle parrocchie italiane, che missionari fidei domum (preti diocesani) nel mondo. Il responsabile dell’ufficio missionario di Cremona ha detto che, entrando in carica, gli è stato consigliato di occuparsi più della missione agli immigrati che dei preti diocesani all’estero: che sono pochi, anziani e stanno per scomparire.

“Ma l’impoverimento pastorale”, per il vescovo Beschi, “ è frutto anche della dimenticanza della missione ad gentes”. E ha proseguito dicendo che “c’è un grande sguardo di attesa nei confronti dei laici, in cui credo molto, anche se non sostituiscono gli Istituti missionari e i preti fidei donum”. Il volontariato per lo sviluppo è molto diminuito, ma è cresciuto l’impegno pastorale e di solidarietà dei laici in missione, il coinvolgimento in percorsi educativi e di condivisione con le comunità.

Per il vescovo Beschi la partenza missionaria ha conosciuto una varietà di accentuazioni nel corso del tempo: la conversione dei singoli e la fondazione della Chiesa, lo sviluppo dei popoli, una necessità magari un po’ autoreferenziale di fare un’esperienza e ritrovare se stessi. Ora si assiste ad un tipo di partenza, soprattutto da parte dei giovani, che il presule definisce “mite”: molta umiltà, molto ascolto e condivisione con le persone e le comunità allo scopo di fare insieme lo stesso cammino di fede senza pretesa di portare, imporre o insegnare alcunché di eccezionale.

Il fenomeno dei giovani in missione è particolare nel nostro tempo. Persino difficile da monitorare. Estremante variegato: periodi brevissimi di un mese, più lunghi di qualche anno, a volte a vita; con le diocesi, gli Istituti missionari o religiosi o per contro proprio. Tale da coinvolgere una varietà di interessi e di dimensioni. Con una grande valenza di chiarimento di se stessi e decisione per la vita.

In effetti la conferma della propria vocazione missionaria a vita passa ora quasi sempre, e da anni, da un’esperienza diretta oltremare. I vari uffici diocesani per i giovani, la catechesi, le missioni, le vocazioni secondo il vescovo di Bergamo ormai devono muoversi insieme per intercettare le necessità e il cammino giovanile nel suo complesso. Nonostante la crisi il futuro dell’attività missionaria appare giovane e promettente se accompagnato ed apprezzato.

 

 
