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title: "Padre Dall&#8217;Oglio, l’uomo del dialogo"
description: Il messaggio di padre Dall’Oglio, scomparso nel 2013, resta di grande attualità. Come testimonia anche il secondo volume del suo “testamento”
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date: 2024-09-30
modified: 2024-10-02
author: Redazione
url: https://www.mondoemissione.it/ottobre-2024/luomo-del-dialogo/
categories: [Medio Oriente, Ottobre 2024]
tags: [Centro Am­brosiano, dialogo sempre con tutti, mercoledì 9 ottobre, Ottobre Missionario, padre Jihad Youssef, padre Paolo Dall’Oglio, Testamento]
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# Padre Dall&#8217;Oglio, l’uomo del dialogo

![Padre Dall&#8217;Oglio, l’uomo del dialogo](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/padre-dalloglio-1024x576.jpg)

##### Il messaggio di padre Paolo Dall’Oglio, scomparso nel 2013, resta di grande attualità. Come testimonia anche il secondo volume del suo “testamento” che sarà presentato al Centro Pime di Milano il 9 ottobre, nell'ambito dell'Ottobre missionario 2024. Porterà la sua testimonianza padre Jihad Youssef, attuale priore della comunità monastica di Mar Mousa in Siria

*Pubblichiamo qui la prefazione del libro “Dialogo sempre con tutti”, che raccoglie gli ultimi interventi di padre Paolo Dall’Oglio (Centro Am­brosiano). Sarà presentato da padre Jihad Youssef al Centro Pime di Milano, **mercoledì 9 ottobre alle 21** nell’ambito dell’[Ottobre missionario](https://centropime.org/ottobre-missionario-2024/). Una serata non solo per fare memoria della figura e del pensiero del gesuita scomparso il 29 luglio 2013, ma anche per approfondire l’attualità della presenza cristiana in Siria e le molte sfide del Medio Oriente.*

Caro Paolo, maestro e amico mio, il secondo volume del tuo “Testamento” sta uscendo in circostanze terribili. In Europa, i cristiani si uccidono, la Russia ha invaso l’Ucraina. Atroci crimini contro l’umanità hanno causato il massacro barbarico di quasi 40.000 persone a Gaza. La violenza si è scatenata di nuovo tra cugini: i figli di Abramo, i figli di Giacobbe e quelli di Ismaele e di Esaù. L’avevi già visto e te ne eri rammaricato quando scrivevi: «Esaù è uno degli esclusi, uno dei perdenti. È il padre di uno dei popoli cugini e nemici di Israele, Edom. Ed è anche padre di Amalek. La sua discendenza diventa il simbolo del male assoluto, da estirpare con il genocidio. Ma, come Ismaele, egli è escluso, e nello stesso tempo benedetto».

È una vergogna che i potenti della terra - che, come si legge nel Magnificat, saranno rovesciati dai troni (*cfr. Lc 1,52*) - non facciano nulla, mentre le piazze e le università delle città europee, del Nord America, del Sudafrica e di altre regioni del mondo sono piene di giovani che rifiutano la guerra, l’odio e la violenza. Centinaia di migliaia di persone che chiedono giustizia e pace e annunciano una nuova era: un enorme passo di evoluzione - un concetto a te molto caro, Paolo - verso una piena umanità. È una manifestazione apocalittica di sapore giovan­neo (*cfr. Ap 7,9-17 e cap. 21*) e profetica di sapore isaiano (*cfr. Is 2,1-5 e cap. 60*): annuncia che la Gerusalemme di Dio è una città spirituale e può essere ovunque, dove i veri adoratori, uomini e donne di buona volontà, adorano Dio in spirito e verità (*cfr. Gv 4,23*). La pace è una responsabilità di tutti.

Paolo, so che l’Islam ti è entrato nel cuore, e dopo di te anche a noi, tua comunità di al-Khalil, e a tanti altri discepoli e discepole di Gesù. Ti annuncio una grande gioia: non siamo soli; sto incontrando compagni e compagne di strada dappertutto.

Con le tue parole sottolinei il più grande atto apostolico che chiedi alla Chiesa: l’inculturazione profonda nel contesto immediato che è chiamata ad abitare; nel nostro caso è quello arabo-islamico. È Gesù che ci ha tracciato la via con la sua incarnazione, in assoluto il più profondo atto di inculturazione nella storia.

In queste pagine parli anche della relazione tra uomini e donne, quanto mai difficile e bella: intravedi una guarigione, possibile e quindi necessaria, dalle ferite che l’hanno segnata nella sofferta storia della nostra umanità e ne annunci la ricomposizione attraverso il sacrificio, il perdono e il dono reciproco di sé in *imitatio Christi*. Proprio lì scorgi il rimedio alla violenza e la possibilità di purificare il corpo e lo spirito dell’umanità intera.

Ti vorrei dire, caro *abuna*, che abbiamo piantato la vigna che tanto desideravi, che abbiamo allargato l’uliveto accanto ai fichi e abbiamo fatto fiorire il deserto nella valle del monastero. Combattiamo la desertificazione dei terreni e dei cuori. Chissà che il Messia non discenda qui, in questa valle, dirigendosi verso Damasco dove lo attendono i musulmani, proseguendo poi verso Gerusalemme, dove lo attendono gli ebrei, per poi visitare ogni casa e ogni cuore del pianeta? Sì, facciamo fatica: siamo pochi e poco inclini a diventare numerosi, ma speriamo di imparare meglio e umilmente l’apertura come l’ha imparata Gesù dalla donna siro-fenicia (*cfr. Mc 7,24-30*). Suppli­chiamo sempre Dio affinché mandi operai nella sua messe, per noi e per tutta la Chiesa. Perseveriamo nella preghiera, nel lavoro manuale e nell’ospitalità, nel vasto orizzonte dell’armonia islamo-cristiana e c’impegniamo per l’unità della Chiesa.

Le sfide sono tante e tu lo sapevi bene, poiché non siamo battezzati per stare a riposo: ce lo ha promesso Gesù. La Chiesa in Siria è in via d’estinzione, siamo meno di 250.000, contando i cristiani di tutte le denominazioni. Tuttavia, abbiamo scelto di rimanere qui, fino alla seconda venuta di Cristo, cristiani con i musulmani e per loro. Sappiamo che essere discepoli di Cristo in questa terra non è un caso: comprendiamo che abbiamo una missione, anzi, che siamo una missione. Il desiderio più profondo del nostro cuore è di amare Dio infinitamente, e ciò rende il resto possibile e bello.

Concludo parafrasandoti: la presenza cristiana nel mondo musulmano è da viversi in dimensione profetica ed escatologica, proiettata verso la realizzazione della promessa fatta ad Abramo e che la vergine Maria già canta come realizzata nel *Magnificat*. La Bibbia intravede questa riconciliazione escatologica nella presenza assieme di Isacco e Ismaele - aggiungerei di tutti i popoli della terra - sulla tomba di Abramo.

È in questa prospettiva finale, delle persone e del cosmo, che comprendiamo l’augurio fiducioso di Papa Gregorio VII al sultano an-Nasir nel 1076: «Noi preghiamo con il cuore e con le parole affinché, dopo una lunga vita quaggiù, lo stesso Dio ti riceva nel seno della beatitudine del santo patriarca Abramo». Così sia per tutti.

**IL LIBRO E L'INCONTRO **

Il libro “[Dialogo sempre con tutti](https://www.itl-libri.com/prodotto/dialogo-sempre-con-tutti)” (Centro Ambrosiano) raccoglie gli ultimi interventi di padre Paolo Dall’Oglio alla sua comunità di Mar Mousa in Siria.

Sarà presentato da **padre Jihad Youssef** al Centro Pime di Milano, **mercoledì 9 ottobre alle 21,** nell’ambito dell’[Ottobre missionario 2024](https://centropime.org/ottobre-missionario-2024/). Una serata non solo per fare memoria della figura e del pensiero del gesuita scomparso il 29 luglio 2013 - e di cui non si hanno più notizie - , ma anche per approfondire

l’attualità della presenza cristiana in Siria e le molte sfide del Medio Oriente. L'iniziativa è organizzata in collaborazione con [ITL Libri](https://www.itl-libri.com/)
