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title: "Papa Francesco: «Essere voce dei senza voce è il compito primario della rivista»"
description: "«Ci colpisce l’attualità, la modernità, l’orizzonte di quella iniziativa, che fin dall’inizio esprime e promuove una Chiesa in uscita» Pubblichiamo integralmente il discorso che Papa Francesco ha tenuto oggi, durante l'udienza privata alla redazione di Mondo e Missione e ai membri del Pime in occasi..."
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date: 2022-10-13
modified: 2025-04-24
author: Redazione
url: https://www.mondoemissione.it/pime-cultura/papa-francesco-essere-voce-dei-senza-voce-e-il-compito-primario-della-rivista/
categories: [Pime Cultura]
tags: [150 anni MM, papa Francesco]
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# Papa Francesco: «Essere voce dei senza voce è il compito primario della rivista»

![Papa Francesco: «Essere voce dei senza voce è il compito primario della rivista»](https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/DSC6098-1024x683.jpg)

##### «Ci colpisce l’attualità, la modernità, l’orizzonte di quella iniziativa, che fin dall’inizio esprime e promuove una Chiesa in uscita»

*Pubblichiamo integralmente il discorso che Papa Francesco ha tenuto oggi, durante l'udienza privata alla redazione di Mondo e Missione e ai membri del Pime in occasione dei 150 della nostra rivista (Foto:  © Vatican Media)*

*Sala Clementina, **Giovedì, 13 ottobre 2022*

*Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!*

Ringrazio il Superiore Generale del Pontificio Istituto Missioni Estere, che ha introdotto il nostro incontro; e saluto tutti voi, che in diversi modi lavorate e collaborate alla rivista *Mondo e Missione*, nata 150 anni fa. Si chiamava allora “Le Missioni Cattoliche”. La sua “culla” fu il Seminario Lombardo per le Missioni Estere, e il suo modello *Les Missions Catholiques*, che l’Opera della Propagazione della Fede aveva cominciato a pubblicare quattro anni prima, a Lione. Ci colpisce l’attualità, la modernità, l’orizzonte di quella iniziativa, che fin dall’inizio esprime e promuove una Chiesa “in uscita”. Sì, quando si è in uscita si rimane giovani. Se tu stai seduto lì, senza andare, invecchi presto!

Va sottolineato che la rivista nacque per rispondere a *un’esigenza del popolo di Dio*: tanti volevano leggere le storie dei missionari – eroiche! –, sentirsi vicini a loro e alle loro opere, accompagnarli con la preghiera. E volevano anche conoscere i Paesi e le culture in modo diverso da quello più comune – a quei tempi intriso di mentalità coloniale –: con uno sguardo cristiano, rispettoso e attento ai “semi” di verità e di bene sparsi nel mondo. Rendiamo omaggio alla memoria di Padre Giacomo Scurati, primo direttore, e ai suoi collaboratori. Essi compresero il *valore della comunicazione* nella missione, anzitutto per la Chiesa stessa, per essere estroversa, e pienamente coinvolta nell’evangelizzazione, tutta missionaria, tutta evangelizzatrice. Questi pionieri di 150 anni fa capivano l’importanza di far conoscere i Paesi a cui erano destinati e il modo in cui, in quelle terre lontane, avveniva l’incontro tra il Vangelo e le comunità locali. Fin dall’inizio, dunque, la rivista fu portatrice di uno sguardo ampio, aperto alle ricchezze di ogni popolo e di ogni Chiesa locale. E questa resta ancora oggi la vocazione di *Mondo e Missione*, come venne “ribattezzata” nel 1969, per assumere lo spirito e gli insegnamenti del [Concilio Vaticano II](https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm) riguardo alla missione *ad gentes*.

Per molti anni, le lettere e le cronache dei missionari hanno restituito in maniera accurata i contesti e la vita delle popolazioni con cui venivano in contatto. E ancora oggi i *reportage* e le testimonianze dirette rappresentano la caratteristica più propria della rivista, grazie a racconti da luoghi o situazioni di cui pochi altri parlano: *periferie geografiche ed esistenziali*, che, in un mondo dove la comunicazione apparentemente ha accorciato le distanze, continuano però a rimanere relegate ai margini. Le distanze si sono accorciate, è vero, ma le “dogane” ideologiche si sono moltiplicate. E allora la sfida diventa ancora oggi andare proprio lì per far conoscere la bellezza e la ricchezza delle differenze, ma anche le tante storture e ingiustizie di società sempre più interconnesse e allo stesso tempo segnate da pesanti diseguaglianze.

Essere *voce dei senza voce* è un compito primario della rivista, come di altre iniziative che il PIME ha promosso nel campo della comunicazione: l’agenzia *AsiaNews*, i contenuti multimediali, la presenza nelle reti sociali, le attività culturali e di animazione. Tutti modi per raccontare il mondo mettendosi dalla parte di chi non ha diritto di parola o non viene ascoltato, dei più poveri, delle minoranze oppresse, delle vittime di guerre dimenticate. Questo lo voglio sottolineare: le guerre dimenticate. Oggi tutti siamo preoccupati, ed è buono che sia così, di una guerra qui in Europa, alla porta dell’Europa e in Europa, ma da anni ci sono guerre: più di dieci anni in Siria, pensate allo Yemen, pensate al Myanmar, pensate in Africa. Queste non entrano, non sono dall’Europa colta… Le guerre dimenticate sono un peccato, dimenticarle così.

E anche fare memoria di chi opera silenziosamente e tenacemente “dal basso” per costruire un mondo diverso, tracciando percorsi di solidarietà e di riconciliazione in contesti segnati da crisi o violenza.

Come rivista missionaria, *Mondo e Missione* ha però anche un altro compito specifico che la caratterizza: quello di aiutare a riconoscere *la missione è al centro*. Riconoscere che la missione è al centro. Ricordare alle comunità cristiane che se guardano solo a sé stesse, perdendo il coraggio di uscire e portare a tutti la parola di Gesù, finiscono per spegnersi. Mostrare come il Vangelo, incontrando popoli e culture diverse, ci viene riconsegnato ogni giorno nella sua novità e freschezza. E crea dialogo e amicizia anche con chi professa altre religioni, riconoscendosi figli dell’unico Padre. Perché la realtà si vede meglio dalle periferie. Di questo vi ringrazio in modo particolare.

In quelle che continuano a essere considerate “periferie”, ai missionari è capitato spesso di scoprire che lo Spirito Santo era arrivato prima di loro. Chi era partito per evangelizzare, si è trovato il più delle volte a ricevere una Buona Notizia. Come i discepoli di Gesù, inviati a due a due per predicare tra i poveri e i piccoli, così anche i missionari di ieri e di oggi incontrano spesso la gioia e la vita nuova che il Vangelo è capace di generare. E un’esperienza così non è possibile tenerla per sé. In questo senso, diventa sempre più importante dare voce a Chiese giovani e in crescita, a comunità – fondate a volte dal PIME – che oggi esprimono dinamiche nuove e promettenti, docili allo Spirito.

In un mondo purtroppo segnato da tante ferite, è questa – alla fine – la ragione che dopo 150 anni spinge a realizzare ancora una rivista come *Mondo e Missione*: dare voce alla speranza che l’incontro con Cristo semina nella vita delle persone e dei popoli. Per dire a tutti che un mondo migliore è possibile, quando seguendo Gesù impariamo a tendere la mano ad ogni fratello e sorella.

Cari amici, vi ringrazio di avermi fatto conoscere meglio la vostra storia e il vostro impegno. Andate avanti! Fedeli alle vostre radici, attenti ai segni dei tempi e aperti al futuro di Dio. Vi benedico di cuore e benedico anche i lettori e i sostenitori di *Mondo e Missione*. E vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!
