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Africa nera? No, “gialla”!

Gialli, thriller, polizieschi… Sta ottenendo grande successo una nuova generazione di scrittori
  L’Africa è stata spesso utilizzata come scena del crimine da giallisti famosi. Da Agatha Christie con “L’uomo vestito di marrone” pubblicato nel 1924, a Georges Simenon con “Colpo di luna” del 1933 ambientato in Gabon sino a James Hadley Chase con “Il mondo in tasca” del 1958, che si svolge in Senegal. In questi casi, però, si tratta sempre di personaggi occidentali che vivono le loro avventure in Africa. I protagonisti africani restano sullo sfondo o appaiono come i cattivi della situazione. Un altro tipo di “giallo” si è sviluppato successivamente: quello in cui autori non africani hanno creato personaggi africani protagonisti in prima persona delle indagini. Ne sono un esempio alcuni libri dello svedese Henning Mankell che si svolgono totalmente o parzialmente in Africa. Lo stesso per “Il pettirosso” del norvegese Jo Nesbø. Ma il caso più famoso è quello della prima detective donna in Botswana, Mma Ramotswe, uscita dall’immaginazione dell’autore britannico Alexander McCall Smith. Romanzi gialli africani sono stati poi scritti da autori che, nel corso della loro carriera, si sono cimentati anche con il thriller. Il keniano Ngugi wa Thiongo’o, ad esempio, ha pubblicato “Petali di sangue” nel 1977; il camerunese Mongo Beti “Troppo sole uccide l’amore”, il congolese (di Brazzaville) Alain Mabanckou “African Psycho” e il mozambicano Mia Couto “L’ultimo volo del fenicottero”. Dalla fine degli anni Novanta, una nuova categoria di autori africani ha cominciato a specializzarsi nel romanzo “noir”. I precursori del genere sono il congolese (di Kinshasa) Achille Ngoye con “Sorcellerie à bout portant “ (“Stregoneria a bruciapelo”), pubblicato nel 1998, il senegalese Abassé Ndione autore di “Vita a spirale”, pubblicato nello stesso anno, e il maliano Moussa Konaté, che ha creato il commissario Habib, personaggio immaginario che insegue i criminali a Bamako. Questi pionieri hanno ottenuto qualche riconoscimento nei circoli letterari dei loro Paesi – e in misura minore in Francia e in Italia -; il loro successo, tuttavia, è rimasto molto limitato. Niente a che fare con la nouvelle vague di autori che, in questi ultimi tre anni, hanno pubblicato romanzi polizieschi di contenuto vario, passando dal thriller politico-economico al romanzo noir con connotazione sentimentale, ogni volta con un tocco di realismo legato all’Africa contemporanea ruale o urbana. Sono diventati un caso letterario le indagine del medico legale Kayo Odamten, nato dalla penna del ghanese Nii Ayikwei Parkes (42 anni, nella foto). “Les voleurs de sexe (“Ladri di sesso”), del gabonese Janis Otsiemi (40 anni), riflette la difficile vita degli abitanti di Libreville e la corruzione dei dirigenti e della polizia del suo Paese. Con la pubblicazione nel 2013 di “The Spider King’ Daughter” (“La Figlia del re ragno”), che racconta l’amore segreto tra una ragazza dell’alta società a Lagos e un venditore ambulante, la nigeriana Chibundu Onuzo (25 anni) è balzata nella classifica delle 25 donne più influenti d’Africa. “Borderland”, pubblicato da Omar Sheriff Vamba (43 anni) nel 2012, ha portato per la prima volta alla ribalta la letteratura del suo Paese natale, la Liberia. In questi nuovi thriller, ci sono tutti gli ingredienti di successo: intrighi ben costruiti, indagini condotte con eccezionale maestria, suspense sino all’ultima pagina. Questo spiega come mai facciano man bassa di premi alle kermesse letterarie. Ma anche che, in Africa, come altrove, la criminalità – raccontata da una penna tagliente – finisce sempre per ripagar

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