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Icona decorativa, Icona decorativa1 Febbraio 2025 Stefano Mosca

Con Mary Grace dalla parte dei tribali

PASASALAMAT. Il tragico episodio di una bambina morta per il morso di un cane ha riconfermato la mia vocazione di missionario a servizio delle minoranze disprezzate e vittime di ingiustizie

Quando ero parroco a Lakewood, la mia cuoca Angela, una tribale subani con un marito lazzarone e ubriacone, aveva una figlia dodicenne, Mary Grace, che all’uscita da scuola veniva a dare una mano in cucina. Il giorno del suo compleanno ho pensato di farle una sorpresa, regalandole un orsacchiotto di peluche arrivato dall’Italia. Appena ha aperto il pacchetto, se l’è stretto al petto e subito le sono scese due grosse lacrime di gioia. «Sai, padre, è la prima volta che ricevo un regalo di compleanno». Non si è mai separata da quell’orsacchiotto e ovunque andava lo portava con sé.

Ogni domenica la madre andava a lavare i panni a casa di una ricca famiglia cattolica visaya per arrotondare un po’ lo stipendio, ma un giorno che non stava bene ha chiesto a Mary Grace di farlo al suo posto. Entrando nel giardino, la bambina viene morsicata da uno dei loro cani. La signora, vista la scena, le disinfetta la ferita con dell’alcool. Tornata a casa, Mary Grace racconta l’accaduto alla madre che la rimanda dalla signora per chiederle di pagarle almeno un’iniezione di antitetanica e antirabbica. «Questa tribale, per uno stupido morso di cane già disinfettato, vuol farmi spendere inutilmente migliaia di pesos!», risponde stizzita. La bambina, vedendola arrabbiata, non insiste e se ne torna a casa. Dopo venti giorni, la madre viene   da me in lacrime: «Padre, ieri sera abbiamo portato Mary Grace all’ospedale in gravi condizioni e i dottori dicono che non c’è più niente da fare, la rabbia è ormai all’ultimo stadio».

L’ho aiutata con qualche soldo e le ho promesso di pregare per il miracolo della guarigione della figlia. Dopo poche ore, però, la madre mi informa della morte della bambina. La domenica, ho visto a Messa i membri della ricca famiglia cattolica e li ho severamente sgridati. Ai loro occhi, la vita di quella bambina non valeva neppure pochi pesos. Colpiti dalle mie parole, hanno chiesto perdono a me e alla cuoca e hanno accettato di pagare tutte le spese dell’ospedale e del funerale. Prima di chiudere la bara, ho messo tra le braccia di Mary Grace il suo inseparabile orsacchiotto, un piccolo raggio di amore e di gioia in una vita così breve e già segnata da sacrifici, povertà e soprusi.

Dopo questo doloroso avvenimento ho riflettuto nella preghiera: «Vorrei che questa mia vocazione di missionario per i tribali subani sia anche la vocazione della Chiesa cattolica: essere per questa minoranza tribale, spesso ignorata, sfruttata, disprezzata e vittima di ingiustizie, un piccolo raggio di amore e di speranza che faccia scendere lacrime di gioia vera dai loro volti segnati da tante fatiche».

Padre Stefano Mosca è missionario del Pime nelle Filippine e superiore della Regione Sud Pacifico.
La sua rubrica “Pasasalamat” (ringraziamento) rientra nella Campagna Pime Filippine25 – Un ponte per ogni isola

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