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Lumo, quando il mercato diventa incontro

In Guinea-Bissau, il mercato non è mai solo un luogo di compravendita di merci, ma lo spazio privilegiato del dialogo e della relazione che rinsalda i legami tra le persone

«Se vuoi conoscere il vero spirito della Guinea-Bissau, devi darti il tempo di andare al  lumo». Sono state queste le parole consegnatemi da suor Gianna Rosolin, quando mi salutò sulla porta della comunità di Monza il giorno della mia partenza per la missione. Il lumo è un grande mercato, ma chiamarlo così non rende del tutto l’idea. È certamente il luogo in cui si vende, su bancarelle rudimentali, ogni tipo di bene necessario alla vita quotidiana. C’è la sezione alimenti, dedicata ai prodotti della terra, carne al taglio e pesce. Ci sono la parte dedicata all’igiene personale, alla biancheria della casa e oggettistica, la sezione vestiario con abiti di prima e, spesso, seconda mano, lo spazio dedicato a tessuti colorati di ogni tipo. Ciascuno cerca di vendere il suo prodotto, per portarsi a casa a fine giornata un piccolo guadagno.

Il lumo, però, è soprattutto il luogo in cui il tradizionale tam tam accade con naturalezza: le notizie importanti vengono comunicate proprio qui, mentre ciascuno si appresta a vendere o acquistare qualche prodotto. È routine di ogni venerdì vedere capannelli di uomini che discutono sui fatti accaduti in tabanca o sui grandi temi di una situazione politica sempre instabile, ma anche gruppetti di donne che si scambiano notizie, consigli e preoccupazioni.

Il lumo è per eccellenza il posto dove il dialogo la fa da padrone. Non c’è orologio a scandire le ore, non esiste fretta. Il tempo è quello senza lancette della relazione. E non riguarda solo la compravendita di qualcosa. Al mercato non sai mai se troverai quel che cerchi, ma trovi certamente qualcuno con cui dialogare. E questa relazione è fondamentale anche nel determinare il prezzo d’acquisto di qualsiasi prodotto, che non è mai stabilito a priori.

L’ultima volta che ci sono stata, il venditore di scarpe usate ha ribassato il prezzo di un paio di sandali da quattro euro solo perché la professoressa che li stava acquistando era in mia compagnia e io, italiana, vengo dalla terra di Paolo Maldini, suo idolo calcistico! Il tutto condito di aneddoti anni Novanta, che mi hanno fatto ritornare alle serate domenicali con mio padre che seguiva i risultati delle partite, mentre il venditore raccontava il sogno che aveva da bambino di andare in Italia per toccare con mano l’erba del Meazza.

Il lumo è davvero l’espressione più semplice e quotidiana di un popolo che “vive alla giornata”, ma non soccombe, anzi cerca con ingegno e creatività il modo migliore per rimboccarsi le maniche e per lottare ogni giorno per portare a casa quel poco che serve a sostenere la famiglia, nonostante l’instabilità politica che caratterizza il Paese e che si ripercuote su tutto. 

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