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Tutte le parole della missione

In occasione della Giornata internazionale della lingua madre ricordiamo l’enorme lavoro che i missionari del Pime hanno fatto in particolare in Guinea-Bissau

Il 21 febbraio si celebra la Giornata internazionale della lingua madre, istituita dall’Unesco per ricordare che ogni lingua è ben più di uno strumento di comunicazione: è memoria, identità, visione del mondo. In molti Paesi questa ricchezza è fragile, minacciata spesso dall’omologazione culturale e da sistemi educativi che privilegiano una sola lingua. È il caso della Guinea-Bissau, piccolo Paese dell’Africa occidentale che custodisce un patrimonio linguistico straordinario.

Ufficialmente, la lingua dello Stato è il portoghese, eredità del periodo coloniale. Ma nella vita quotidiana la realtà è ben più complessa. Decine di idiomi locali convivono e si intrecciano: tra i più diffusi, il balanta, il felupe, il mandinga e il papel. A cui si aggiunge, come lingua veicolare comune a quasi tutti, il criolo.

In questo mosaico si inserisce il lavoro dei missionari del Pime, presenti in Guinea-Bissau dal 1947. Fin dall’inizio, l’annuncio del Vangelo e la vita pastorale sono passati attraverso un impegno serio e paziente di ascolto e di studio delle culture e delle lingue locali. Non per semplice efficacia comunicativa, ma per rispetto: parlare la lingua della gente significa riconoscerne la dignità. I contributi linguistici dei missionari sono lavori pionieristici, accompagnati da appunti grammaticali, raccolte di vocaboli, trascrizioni di racconti e proverbi. Negli anni Sessanta e Settanta, in particolare, i padri Arturo Biasutti, Spartaco Marmugi e Giuseppe Fumagalli hanno tradotto il Vangelo di Luca e testi di catechesi in lingua felupe. Anni dopo, padre Luigi Pussetto ha compilato un primo dizionario di lingua balanta, pubblicato postumo nel 2005.

Mentre il criolo –  nato dall’incontro e dalla commistione tra portoghese e lingue locali – è stato al centro di un imponente lavoro di padre Luigi Scantamburlo, missionario del Pime e linguista, che ha dedicato studi fondamentali a questa lingua, alla sua origine e al suo ruolo nell’educazione. Opere come il Dicionário do guineense e la Gramática da lingua criol da Guiné-Bissau hanno contribuito a dare dignità scritta a un idioma per lungo tempo prevalentemente orale, privo di una grafia condivisa.

Nella sua ricerca, Scantamburlo ha insistito sull’autonomia del criolo e sul suo riconoscimento come lingua nazionale, sottolineando che «la lingua materna dei bambini, o almeno una lingua che essi conoscono bene, è il fondamento per l’apprendimento di ogni altra lingua». Solo partendo dal criolo, affermava, è possibile migliorare anche l’apprendimento del portoghese, evitando una diglossia che penalizza i più piccoli. Questa convinzione ha ispirato anche il suo impegno a favore dell’educazione bilingue criolo-portoghese.

Così, là dove molte lingue rischiano di scomparire, la missione diventa anche un atto di tutela culturale. La Giornata della lingua madre ci ricorda che difendere una lingua significa difendere un popolo. E in Guinea-Bissau, grazie al lavoro del Pime, questo patrimonio continua a vivere, parola dopo parola, voce dopo voce. 

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