Fili di speranza tra continenti
Un corso di cucito per donne in difficoltà unisce Ladispoli a Djalingo, in Camerun: così l’apprendimento di un mestiere diventa anche un’esperienza di solidarietà
A prima vista potrebbe sembrare un normale corso di cucito. Ma “Fili di speranza” è un ponte di migliaia di chilometri che unisce le storie di donne disoccupate di Ladispoli, in provincia di Roma, con quelle di Djalingo, un piccolo villaggio camerunese. Promosso dall’associazione Terra e Missione Aps insieme alla Confraternita Santa Maria del Rosario (con Caritas di Porto-Santa Rufina e Ciofs Fp Lazio) e con il patrocinio del Comune di Ladispoli, il progetto rappresenta una scommessa: coniugare l’apprendimento di un mestiere con la solidarietà internazionale.
Per comprendere il valore di questo gemellaggio occorre però gettare uno sguardo alla realtà di Djalingo, località a circa 18 chilometri da Garoua. Capoluogo della regione settentrionale del Camerun, Garoua è un territorio dove il cotone, definito “oro bianco”, è protagonista assoluto tanto da consentire al Paese africano di vantare le più alte rese del continente, con circa 1.500 chili per ettaro, quasi il doppio rispetto a Burkina Faso o Mali. Risultati straordinari che nascono da rigorosi disciplinari agricoli e dal lavoro della Confederazione dei produttori cotonieri, che ha richiesto la formazione specializzata degli agricoltori. Maschi, perlopiù, nonostante le donne rappresentino circa il 52% della forza lavoro agricola del Paese. Il loro accesso alla terra, ai crediti e alle risorse produttive è infatti limitato rispetto agli uomini, soprattutto al Nord. Qui le donne hanno da sempre poche opportunità di emancipazione e sono confinate a ruoli marginali.
Per rispondere a questa carenza, nel 1998 le Missionarie dell’Immacolata hanno fondato un centro di cucito. «Agli inizi – racconta suor Chandana Rebecca Rozario, originaria del Bangladesh – le consorelle insegnavano ricamo, maglia e cucito. La svolta è arrivata nel 2011, quando le suore hanno notato che molte ragazze abbandonavano gli studi per mancanza di risorse economiche», il che le esponeva anche a matrimoni precoci. Il centro si è così aperto anche alle giovani con un’istruzione limitata. «Nel 2021 tutti i centri di formazione professionale dell’arcidiocesi di Garoua hanno ottenuto l’accreditamento statale in tre specializzazioni: sartoria su misura, ristorazione e bar, allevamento e agricoltura».
Oggi il Centro di formazione professionale per giovani e donne (Cfpjf) della Missione Cattolica di Djalingo – gestito da 5 consorelle tra italiane, indiane e bangladesi – accoglie «utenti senza distinzione di religione o classe sociale, a partire dai 15 anni di età». Del team fanno parte cinque formatori, inclusa la suora responsabile. Il centro dispone di un convitto che ospita circa 60 ragazze provenienti da villaggi lontani. «Dopo tre anni di formazione – spiega la missionaria -, i giovani e le donne possono inserirsi nel mondo del lavoro, aprendo propri atelier e diventando economicamente autonomi». E, perché no, parte di quel mondo che gravita attorno al cotone e ai tessuti.
Il centro non è però solo un luogo di apprendimento tecnico. «Qui si testimonia l’amore di Gesù per i bisognosi – racconta suor Rebecca, da sei anni impegnata con la scuola -. Gli allievi sono spesso persone vulnerabili che qui trovano anche accompagnamento personale, familiare, morale e spirituale». Ed è proprio con questa realtà che l’edizione 2026 di “Fili di speranza” ha scelto di gemellare il corso di cucito. Attraverso videocollegamenti periodici e attività condivise, le partecipanti italiane e camerunesi collaborano alla realizzazione di abiti e accessori, grazie anche alla generosità dei parrocchiani che portano in dono, ad esempio, stoffe e bottoni.
Il frutto di questo lavoro sarà presentato durante una sfilata di moda prevista a settembre a Roma. Anna Moccia, responsabile di Terra e Missione, spiega: «Il ricavato della vendita degli abiti verrà devoluto al progetto in Camerun. Faremo poi altre iniziative e i fondi serviranno per l’acquisto di macchine da cucire e, magari, per alcune borse di studio. Dipenderà dall’importo che riusciremo a raccogliere». Il corso a Ladispoli – che riserva 10 posti a donne disoccupate in situazione di vulnerabilità economica e sociale e 5 posti a religiose e consacrate – ha una durata di 60 ore, articolate in 20 incontri in presenza, fino a giugno.
Le lezioni, focalizzate sull’insegnamento delle tecniche di cucito, sul disegno dei modelli e la realizzazione degli abiti, diventeranno, con l’ausilio dei videocollegamenti con Djalingo, anche momenti di incontro e scambio tra realtà lontane geograficamente ma unite dalle stesse sfide: lotta alla disoccupazione femminile, ricerca di dignità attraverso il lavoro e riscatto sociale. Chi frequenta almeno il 70% delle lezioni riceve un attestato e un supporto per la redazione del curriculum, perché l’obiettivo è offrire un trampolino di lancio verso il mondo del lavoro. Quanto alle missionarie dell’Immacolata, a Djalingo hanno accolto con entusiasmo la collaborazione. Suor Rebecca non ha dubbi: «È una grande opportunità per scambiare esperienze e creare un rapporto che permetterà di valorizzare il lavoro e le competenze delle nostre allieve».
Che questo corso possa davvero cambiare un tragitto di vita lo dimostrano le storie delle donne del villaggio camerunese come quelle delle italiane. Francesca Ponzo, 46 anni, ex allieva è oggi insegnante nello stesso corso che le ha dato una seconda chance: «Ho sempre visto cucire nonna, che era una sarta, ma non avevo mai provato. Finchè un giorno ho letto un articolo su “Fili di speranza”. È stata un’ incredibile avventura di formazione e amicizia». L’esperienza l’ha portata alla Mam (Maiani Accademia Moda) di Roma, poi al tirocinio presso le Sorelle Ferroni, celebre sartoria teatrale e per abiti da sposa: «Non immaginavo quale mondo ci fosse dietro». Infine, la chiamata a diventare a sua volta insegnante dove tutto è iniziato, chiudendo il cerchio di una rinascita professionale e umana: «Sono convinta che se vuoi cambiare la tua vita puoi farlo».
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