Padre Mencarini al Giardino dei Giusti di Milano
Nella cerimonia al Monte Stella di Milano, l’11 marzo, viene commemorato il missionario del Pime che durante la Seconda Guerra mondiale aiutò alcuni ebrei a fuggire in Svizzera. Il ricordo di padre Gianni Criveller
Milano rende omaggio alla figura di padre Lido Mencarini, missionario del Pime, che durante gli anni terribili della persecuzione nazista si diede da fare per aiutare alcuni ebrei a fuggire in Svizzera. Il suo nome compare tra le figure che verranno onorate l’11 marzo nel corso di una cerimonia che si terrà al Giardino dei Giusti di Milano, il luogo sul Monte Stella dove ogni anno – per iniziativa dell’omonima associazione promossa dalla Fondazione Gariwo, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dal Comune di Milano – vengono iscritti ufficialmente nuovi nomi per tenere viva la memoria di quanti, allora ma anche in contesti più recenti, non sono rimasti indifferenti alla sorte delle vittime dell’odio.
Originario di Lucca, padre Lido Mencarini era un giovane missionario del Pime che nei primi anni Quaranta, impossibilitato dalla guerra a partire per Hong Kong, fu inviato provvisoriamente a Cantù (Co) a svolgere il suo ministero sacerdotale. Fu qui che – probabilmente in collegamento con una rete cattolica toscana – aiutò alcuni ebrei a fuggire dalla persecuzione nazista, offrendo ospitalità in oratorio e accompagnando personalmente diversi fuggiaschi sui sentieri di montagna per mettersi in salvo in Svizzera. Un impegno che padre Lido – anche dopo la fine del conflitto, quando finalmente poté partire per l’Oriente – non volle mai pubblicizzare, ma che a Cantù non fu mai dimenticato dai giovani della parrocchia con i quali aveva vissuto quegli anni così difficili.
Ora dunque anche Milano ha scelto di celebrare la sua memoria in occasione della Giornata dei Giusti dell’Umanità 2026 che ruoterà quest’anno intorno al tema “I Giusti per la democrazia. Dialogo e non violenza per costruire la pace”. Nel Giardino che dal 2003 – sull’esempio dello Yad Vashem di Gerusalemme – ricorda le donne e gli uomini che in ogni parte del mondo hanno aiutato le vittime dei genocidi e dei regimi totalitari, cinque nuovi alberi saranno dedicati alle figure del padre costituente italiano Piero Calamandrei, del pastore americano Martin Luther King, della pacifista israeliana Vivian Silver uccisa il 7 ottobre 2023, dell’attivista palestinese Reem Al-Hajajreh che con lei condivideva l’impegno nel movimento delle donne per la pace e dell’attivista russa Aleksandra “Sasha” Skochilenko che ha pagato con il carcere il suo no alla guerra in Ucraina.
Accanto a loro verranno onorati anche alcuni altri testimoni segnalati dalla società civile (associazioni, studiosi e cittadini) ed è in questo gruppo che figura anche padre Mencarini, insieme a Paolo Boetti, Meena Keshwar Kamal, padre Giovanni Ferro, Filippo di Benedetto, Bruno Brandellaro, Antonio Tosi e padre Gianfranco Maria Chiti. Le loro biografie verranno iscritte nell’Enciclopedia dei Giusti consultabile on line sul sito gariwo.net. Quanto a padre Lido, già dal 2021 nella “sua” Cantù il suo nome è onorato come Giusto anche nel giardino del parco di Villa Amalia, la sede del liceo Carlo Porta.
Di seguito, il ricordo di padre Gianni Criveller, direttore di Mondo e Missione, che conobbe bene padre Mencarini negli anni in cui visse a Hong Kong:
Padre Lido era un uomo profondamente onesto, sincero, umile. Ed estremamente discreto. Osservò una grande riservatezza anche sul suo coinvolgimento nell’organizzazione di un piano per la salvezza di decine di ebrei e attivisti antifascisti. Accadde a Cantù durante l’occupazione nazista: Mencarini vi prestò servizio dal 1941 al 1947 come giovane assistente parrocchiale in quanto, a causa della guerra, non poteva essere inviato in missione.
In nessun necrologio scritto da missionari del Pime vi è menzione di questa vicenda. Semplicemente perché a Hong Kong non ne parlò con nessuno. Ho un ricordo personale preciso: nel 2007, l’anno della sua morte, trascorrevo molto tempo con lui presso l’archivio del Pime di Hong Kong, in quanto stavo scrivendo la storia della missione del Pime ad Hong Kong. Lui era una fonte preziosa. Un giorno mi disse: ‘c’è della gente di Cantù che mi ha scritto per via di vecchie storie di quando ero lì. Ma loro sono matti!’. Ricordo il suo sorriso quando me lo disse. E sinceramente non avevo neppure capito di cosa si trattasse. Come detto Padre Mencarini non ne aveva mai parlato, né volle mai farlo.
Si trattava di questo: alcuni ex-giovani dell’oratorio San Paolo di Cantù raccontarono fatti che in città nessuno sapeva e e il Comune di Cantù voleva organizzare una cerimonia speciale in onore del riluttante padre Mencarini. Ma la morte del missionario costrinse gli organizzatori a sospendere la loro venuta a Hong Kong.
In quell’occasione il sindaco di Cantù Tiziana Sala riconobbe pubblicamente che Mencarini fu un eroe che salvò decine di canturini dalla deportazione e dai lager, paragonandolo al comasco Giorgio Perlasca.
Impossibile a tanti anni di distanza conoscere l’ampiezza dell’opera di p. Lido. Le informazioni che sono state certificate da ricerche e testimonianze e che hanno portato alla sua inclusione nel Giardino dei Giusti di Milano, sono le seguenti.
Padre Mencarini fece parte della Resistenza e organizzò diversi viaggi per aiutare a espatriare in Svizzera prigionieri stranieri ed ebrei. Da una pagina manoscritta del “Registro messe” di Mencarini, intitolata “Attività clandestine” si evince che dal settembre 1943 egli effettuò diversi viaggi per aiutare prigionieri ed ebrei a passare il confine svizzero. Egli si avvalse della collaborazione della Croce Rossa Italiana di Cantù e in particolare della sua presidente Tina Cattaneo. Dal 29 dicembre 1943 per circa un mese ospitò e nascose due famiglie ebree di nome Gabbai, composte ciascuna da tre membri: marito, moglie e figlio.
Il ruolo di Cantù e della CRI come punto di transito è attestato dalle dichiarazioni di alcuni ebrei espatriati, custodite neII’Archivio Cantonale di Bellinzona. lnoltre, quanto scritto da padre Mencarini sulle vicende delle due famiglie Gabbai, trova riscontro in cinque documenti provenienti dallo stesso Archivio Cantonale di Bellinzona. Tutto coincide: nomi, composizione dei nuclei familiari, modalità di espatrio, compiuto nello stesso giorno, ovvero 28 gennaio 1944 e allo stesso valico di Laghetto, nei pressi di Chiasso. È certo dunque che padre Lido Mencarini ha assistito in modo determinante alla salvezza di quelle famiglie. Le famiglie Gabbai provenivano da Capannori, in provincia di Lucca, città natale del missionario. Questo elemento rafforza l’ipotesi di una sua collaborazione con la Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei in Toscana (Delasem), o di quello che ne era rimasto dopo gli arresti deII’autunno del 1943.
Infine, vorrei suggerire un possibile legame con un altro noto sacerdote lucchese impegnato nell’organizzare la salvezza di famiglie ebree: don Arturo Paoli (1912-2015), di pochi anni maggiore di Padre Mencarini ed entrambi alunni del seminario diocesano di Lucca. Negli anni della guerra don Arturo Paoli era il referente principale a Lucca della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei in Toscana. Per il suo impegno Paoli fu pure insignito del riconoscimento di Giusto tra le nazioni (1999).

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