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Icona decorativaIcona decorativa16 Febbraio 2026 Anna Pozzi

Testimoni di fedeltà

Una mostra e una serie di eventi rievocano la storia straordinaria dei 19 martiri d’Algeria, tra cui i monaci di Tibhirine e il vescovo Pierre Claverie, uccisi trent’anni fa. Verrà inaugurata il 12 marzo alla presenza del vescovo di Orano Davide Carraro, missionario del Pime. E sarà accompagnata da molti altri eventi, tra i quali la testimonianza del cardinale di Algeri Jean-Paul Vesco nel Duomo di Milano il 20 marzo

La biblioteca della casbah di Algeri è un luogo affascinante in stile moresco, lungo una delle tante scalinate che si precipitano ripide verso il mare. Non è molto diversa da com’era negli anni Novanta, quando qui vennero uccisi, l’8 maggio 1994, i primi due martiri cristiani: suor Paul-Hélène Saint-Raymond e il marista Henri Vergès. Gli ultimi, ovvero i monaci di Tibhirine e il vescovo di Orano Pierre Claverie, furono invece assassinati nel 1996.

A trent’anni da quei tragici eventi, una mostra ricorda i 19 religiosi e religiose uccisi negli anni bui del terrorismo in Algeria ed evidenzia la straordinaria attualità del loro messaggio. Si intitola “Chiamati due volte” ed è stata realizzata da Fondazione Oasis e Libreria Editrice Vaticana. Dopo essere stata esposta al Meeting di Rimini lo scorso agosto, sarà a Milano nella basilica di Santa Maria della Passione dal 12 al 28 marzo. L’iniziativa è promossa da arcidiocesi di Milano, Centro Pime, Fondazione Internazionale Oasis, Centro culturale Péguy, Centro culturale di Milano e dalla parrocchia di Santa Maria della Passione. L’esposizione sarà accompagnata da alcuni momenti di memoria e testimonianza (cfr. pagina seguente), a cominciare dall’inaugurazione, a cui interverranno l’attuale vescovo di Orano Davide Carraro, missionario del Pime, e Piccola Sorella Franca. Il 20 sarà il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, a portare la sua testimonianza nel Duomo di Milano, mentre il 24 il Centro Pime animerà la veglia per la Giornata dei missionari martiri a partire proprio dalla memoria di quelli dell’Algeria. 

«La loro “eroicità” – fa notare il cardinale Vesco – è rappresentata soprattutto dall’aver scelto di rimanere nel Paese per condividere fino in fondo la situazione e la condizione dei loro fratelli algerini». Questo senso di fedeltà al Vangelo e alla popolazione a cui erano stati inviati è ben rappresentato dalla vicenda dei monaci di Tibhirine, resa magistralmente anche dal film “Uomini di Dio”. «Siamo come uccelli su un albero. Forse dovremo andarcene», dice un monaco a una donna del villaggio. «Noi siamo gli uccelli, voi siete l’albero – risponde lei -. Se ve ne andrete, dove ci poseremo?». Quel senso di appartenenza a quel Paese e al suo popolo, specialmente in quegli anni di stragi insensate che colpivano spesso soprattutto i civili, è testimoniato da tutti quanti. Li definisce “martiri dell’alterità” padre Thomas Georgeon, trappista e postulatore della loro causa di beatificazione: «Hanno cioè accettato di andare incontro all’altro e di vivere l’incontro con l’altro, diverso da sé».

Questi 19 uomini e donne di diverse nazionalità hanno accolto, nella semplicità delle loro vite, il senso profondo del “vivere-con”, ovvero dell’intrecciare profondamente le loro esistenze con quelle degli algerini. Ad Algeri come a Tizi Ouzou, dove furono uccisi quattro Padri Bianchi, dai quartieri periferici della capitale, in cui trovarono la morte diverse religiose, sino alle alture dell’Atlante, dove si trova il monastero trappista, hanno saputo e voluto portare sino alle estreme conseguenze la loro vocazione cristiana nella relazione con i fratelli musulmani.

Lo stesso vale per il vescovo di Orano, Pierre Claverie, assassinato il primo agosto 1996, sulla porta di casa, insieme all’amico e autista Mohammed Bouchikhi. Anche Claverie parlava di una duplice vocazione, «domenicana e algerina», e del desiderio di «consumarmi per qualcosa per cui valga la pena per gli altri come per me». Anche lui ha scelto di restare in quel Paese tormentato come qualcuno che rimane «al capezzale di un fratello ammalato, in silenzio, stringendogli la mano». Oggi questa presenza è garantita da un missionario del Pime, padre Davide Carraro, ordinato vescovo di Orano due anni fa, e da un piccolissimo gruppo di sacerdoti e religiose stranieri. «Il dialogo della vita – dice padre Davide – è ancora oggi un aspetto imprescindibile e inevitabile della nostra presenza in questo Paese. Dialogo che si può arricchire anche di aspetti culturali o di iniziative caritatevoli per quanto ci è permesso».

La mostra ricostruisce il vissuto personale e collettivo di questi martiri – beatificati nel 2018 – e della Chiesa d’Algeria attraverso un percorso-itinerario che ne traccia la storia, la testimonianza e l’eredità. E mette in rilievo anche la straordinaria attualità di uomini e donne di fede impegnati per il dialogo e la pace. Quella pace “disarmata e disarmante”, di cui parla continuamente Papa Leone, traendo l’espressione proprio da un testo di Christian de Chergé, il priore di Tibhirine, il cui testamento spirituale fa da filo conduttore e da ispirazione a tutta la mostra e alle iniziative che l’accompagnano e che rientrano anche nella Quaresima Pime 2026.

Tra queste, segnaliamo l’inaugurazione, giovedì 12 marzo alle ore 18.45, nella Basilica di Santa Maria della Passione, con l’attuale vescovo di Orano Davide Carraro, missionario del Pime, suor Franca Littaru, Piccola Sorella di Gesù, e monsignor Luca Bressan, vicario dell’arcidiocesi di Milano.

Venerdì 20 marzo, ore 21, nel Duomo di Milano, il cardinale di Algeri, Jean-Paul Vesco, porterà la sua testimonianza a ricordo dei 19 religiosi e religiose uccisi trent’anni fa. Un’occasione per approfondire anche il senso di una piccola presenza cristiana nella terra che diede i natali a sant’Agostino e dove Papa Leone si recherà – primo Pontefice nella storia – a metà aprile.

Martedì 24 marzo, ore 18.45, nella Basilica di Santa Maria della Passione, veglia per la Giornata dei Missionari martiri a cura del Centro Pime e dell’Arcidiocesi di Milano, con la testimonianza di sorella Sara delle Discepole del Vangelo presenti ad Algeri. Segue visita guidata della mostra a cura di Anna Pozzi del Centro Pime

Inoltre, mercoledì 18 alle 13, sabato 21 e sabato 28 alle 11, visita guidata della mostra con i curatori

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