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«Urge il coraggio di visioni nuove»

Nell’incontro con il Presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema, al potere da 47 anni, Papa Leone parla della necessità che ogni uomo si conservi «libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio»

Dopo il Camerun, dove il Presidente Paul Biya, con i suoi 93 anni di età e 44 di potere, è uno degli ultimi presidente-dinosauri dell’Africa, oggi Papa Leone è atterrato in Guinea Equatoriale, il cui presidente Teodoro Obiang Nguema è di una decina d’anni più giovane (ne ha 83), ma guida il Paese da ben 47. È infatti arrivato al potere nel 1979 con un colpo di Stato ai danni dello zio Francisco Macìas, primo presidente del Paese dopo l’ottenimento dell’indipendenza dalla Spagna nel 1968. Di fatto la Guinea Equatoriale è sempre stata governata dalla stessa famiglia. Famiglia che si è arricchita enormemente soprattutto con i proventi del petrolio, di cui il Paese è ricchissimo, a scapito degli abitanti che nel 70% dei casi vivono in condizioni di povertà.

«La destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali»

Salutando il Presidente, le autorità e il corpo diplomatico, Papa Leone – secondo Pontefice a visitare il Paese dopo Giovanni Paolo II nel 1982 – ha rilanciato un nuovo appello alla pace, ma anche alla giustizia e a uno sviluppo umano integrale, «del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali». A questo proposito ha fatto esplicito riferimento al petrolio, ricordando come «la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli»

E ha aggiunto: «Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La citta di Dio, citta della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa. E una promessa e un compito. I suoi abitanti “forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci” (Is 2,4) e, asciugata ogni lacrima, parteciperanno al banchetto non più riservato a un’élite, perché grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti (cfr Is 25,6) saranno condivisi fra tutti».

Con toni molto pacati, il Papa si è rivolto al Presidente Obiang Nguema, usando linguaggio e metafore forse meno dirette che nei precedenti discorsi, anche se molto può essere letto anche tra le righe.

L’atto di accusa di esuli e dissidenti

Decisamente più diretto è stato il messaggio inviato al Pontefice dall’Alianza Nacional para la Restauración de la Democracia en Guinea Ecuatorial (Andr), ovvero un movimento di esuli e dissidenti, che ovviamente usa toni molto duri: «Il modo di gestire il potere nel nostro Paese – vi si legge – si può descrivere con poche parole: il Presidente, la prima moglie, le altre mogli, il figlio maggiore (vicepresidente de facto della Repubblica) e le decine di figli del Presidente, tutti costoro controllano i principali gangli dell’amministrazione dello stato, insieme ad altri parenti e amici della famiglia».

Nel messaggio dell’Andr si fa inoltre notare che nel Paese, «ci sono più carceri che scuole». In molte regioni non esistono ambulanze. Inoltre, «le associazioni per la promozione e la protezione dei diritti umani non sono autorizzate ad operare». «Vige un autentico terrorismo di Stato con la sparizione di molte persone». Molte altre sono state incarcerate e torturate. Significativamente, Papa Leone farà visita a una prigione proprio in questo Paese.

Tutto scorre: l’illusione del dominio

Papa Leone ha fatto nuovamente riferimento a Sant’Agostino – e all’incontro che aveva avuto in gennaio con il corpo diplomatico presso la Santa Sede – per ricordare che se la “citta terrena” è fondata «sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e di gloria mondani» questo può portare «alla distruzione». Mentre per Agostino i cristiani sono chiamati da Dio ad abitarla «con il cuore e la mente rivolti alla citta celeste».

A questo proposito, Leone XIV ha aggiunto: «Ogni essere umano può apprezzare l’antichissima consapevolezza di vivere sulla terra come di passaggio. È fondamentale che avverta la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio».

«Il vostro è un Paese giovane!

Il riferimento, per quanto sfumato, non è per nulla ambiguo. Così come è forte l’appello rivolto, anche qui, ai giovani che – pure in questo Paese potenzialmente ricchissimo – aspirano troppo spesso all’emigrazione come unica opportunità di vita migliore. «Il vostro è un Paese giovane! Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro».

Negli auspici dei vescovi della Conferenza episcopale questa visita di Papa Leone non sarà solo «una straordinaria occasione ecclesiale, ma un tempo di grazia, un kairos, in cui il Signore invita il suo popolo a rileggere la propria storia, a rinnovare la propria fede e ad aprirsi con speranza al futuro». 

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