Papa: «Soluzioni di pace, stabilità e giustizia per Ceuta»
Parlando in spagnolo ai fedeli riuniti per l’Angelus il Pontefice ha espresso preoccupazione per la crisi dei migranti nell’enclave al confine col Marocco. Prima della preghiera la riflessione sui miracoli di Gesù: «Gesù non compie solo azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino».
AsiaNews. «Seguo con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta chiedendo a Dio per intercessione di Nostra Signora d’Africa che si possano trovare soluzioni di pace, stabilità e giustizia». È l’appello che Papa Leone XIV ha lanciato questa mattina, parlando direttamente in spagnolo rivolgendosi ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’appuntamento settimanale della preghiera dell’Angelus.
«Continuiamo a pregare per la pace – ha aggiunto il Pontefice, da pochi giorni rientrato a Roma dal suo soggiorno estivo a Castel Gandolfo – perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti che loro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione».
Il Papa ha ricordato anche il perdono d’Assisi, l’indulgenza plenaria che si celebra in questi giorni per intercessione di san Francesco. «Ringraziamo il Signore per questo grande dono – ha commentato Leone XIV – e facciamone tesoro nell’ottavo centenario del transito del poverello di Assisi, che proprio alla Porziuncola morì nel 1226».
Prima della preghiera mariana, commentando il brano di Vangelo proposto oggi dalla liturgia, il Pontefice si è soffermato sul significato dei segni compiuti da Gesù «Sono gesti che manifestano la sua speciale dedizione per noi, cioè la salvezza che Egli porta nel mondo. Il Signore viene ricordato come Colui che dà senso alla vita, liberandola dal male e dal peccato. Mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito, Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino».
Anche l’episodio della moltiplicazione dei pani rivela che «l’incontro col Signore è un’esperienza nutriente. Nel deserto, cioè nel luogo del nostro bisogno, Cristo è pane di vita». Le stesse «dodici ceste piene» evidenzia che «il dono del Signore è universale, e che la sua provvidenza per noi non viene mai meno».
Il miracolo della moltiplicazione dei pani – ha aggiunto ancora Leone XIV – mostra anche che «nulla va sprecato, quando viene condiviso. L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia. Questa malattia dell’animo fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace».
«Nel deserto della guerra e dell’arroganza – ha concluso il Papa – guardiamo con quanta benevolenza il Signore “alzò gli occhi al cielo”, “recitò la benedizione”, “spezzò i pani e li diede” ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla. Mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia, impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici. In compagnia di Gesù, anche le vacanze possono diventare tempo di fraterna serenità, coinvolgendo chi, accanto a noi, è nel bisogno».
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