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Icona decorativaIcona decorativa1 Febbraio 2017 Emanuela Citterio

Fespaco, quando la cultura reagisce al terrorismo

Il più importante festival di cinema in Africa registra un boom di accrediti, nella capitale del Burkina Faso che fu insanguinata da un attacco jihadista.
A proposito dell’arte e della cultura Thomas Sankara, indimenticato leader e presidente del Burkina Faso, diceva: «È più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare le nostre menti». Parole che valgono ancora oggi in Africa e che risuonano a Ouagadougou, che fra un mese ospiterà la 25esima edizione del festival di cinema più importante del continente africano, il FESPACO. Il festival panafricano del cinema di Ouagadougou – che esiste dal 1969 e ricevette grande impulso proprio da Sakara, che divenne presidente nell’83 e fu assassinato nell’87 – quest’anno apre i battenti, o meglio le sale cinematografiche, in grande stile. L’attacco di stampo jihadista che ha insanguinato la capitale del Burkina Faso nel gennaio del 2016 non hanno scoraggiato l’amore per questo appuntamento molto popolare in Africa. Anzi. Oltre 100 mila spettatori sono attesi nelle nove sale che proietteranno i film e quest’anno gli organizzatori hanno registrato un record di registi e film candidati. «Non abbiamo mai avuto un numero così alto di domande di accreditamento e richieste di partecipazione a concorsi» ha detto Ardiouma Soma, delegato generale della manifestazione. «Sono stati trattenuti 150 film di tutte le categorie, ma quelli inviati agli organizzatori hanno superato il migliaio, con un incremento del 30% rispetto per l’edizione del 2015». Al Fespaco 2017 l’invitato d’onore è la Costa D’Avorio, che in questi anni ha sviluppato una politica di sostegno al cinema istituendo un fondo ad hoc e riaprendo sale cinematografiche che erano state chiuse per mancanza di fondi. Un incoraggiamento a seguirne l’esempio per gli altri Stati africani. A competere per il prestigioso Stallone d’oro saranno 20 registi di 15 Paesi, fra questi due ivoriani e tre burkinabè. Gli altri sono originari di Marocco, Tunisia, Benin, Ghana, Niger, Senegal, Tanzania, Camerun, Etiopia, Algeria, Sudafrica. Anche la diaspora africana è rappresentata, dal regista Jean-Claude Barny, dell’isola delle Antille La Guadalupa.

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