Senza missione non c’è «Querida Amazonia»

Senza missione non c’è «Querida Amazonia»

Non si capisce l’esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco se non si parte dalla sua prospettiva missionaria. E dal suo invito alla conversione su salvaguardia del creato e incontro vero con le culture indigene

 

Con «Querida Amazonia», l’esortazione apostolica scritta a conclusione del Sinodo per l’Amazzonia e presentata questa mattina in Vaticano, spiazza ancora una volta papa Francesco.

Spiazza quelli che l’Amazzonia la guardano da lontano, come un pretesto per parlare – in fondo – sempre e solo di noi. Spiazza quelli che dicevano: l’obiettivo vero di questo Sinodo è «un’agenda scritta in Germania». Spiazza chi dava per scontato che la risposta di Francesco al problema (che resta serio) delle comunità isolate dell’Amazzonia che materialmente non possono accedere all’Eucaristia e al Sacramento della Riconciliazione per mancanza di sacerdoti sarebbe stata l’ordinazione di uomini sposati, come lo stesso Documento finale del Sinodo, votato a maggioranza dai vescovi presenti, suggeriva.

Querida Amazonia spiazza perché parla sul serio di Amazzonia. Parla delle sue ferite, si fa prestare le parole dai suoi poeti, chiede perdono ai suoi popoli, dice con chiarezza estrema che non possiamo permettere che la globalizzazione diventi «un nuovo tipo di colonialismo» (n.22). Ma soprattutto dice una cosa molto semplice: è il Vangelo di Gesù la risposta vera alle sofferenze dell’Amazzonia. È un testo profondamente missionario l’esortazione apostolica di Papa Francesco: «Di fronte a tanti bisogni e tante angosce che gridano dal cuore dell’Amazzonia – scrive al numero 62 -, possiamo rispondere a partire da organizzazioni sociali, risorse tecniche, spazi di dibattito, programmi politici, e tutto ciò può far parte della soluzione. Ma come cristiani non rinunciamo alla proposta di fede che abbiamo ricevuto dal Vangelo. Pur volendo impegnarci con tutti, fianco a fianco, non ci vergogniamo di Gesù Cristo. (…) Se diamo la nostra vita per loro, per la giustizia e la dignità che meritano, non possiamo nascondere ad essi che lo facciamo perché riconosciamo Cristo in loro e perché scopriamo l’immensa dignità concessa loro da Dio Padre che li ama infinitamente».

Querida Amazonia sta lì a dirci che no, la missione non è finita. In Amazzonia ma anche molto più vicino a noi. Perché  un mondo che guarda alla grande foresta e ai popoli che vi abitano come a una riserva da sfruttare indiscriminatamente a costo di uccidere la natura e le persone che vi abitano, vuol dire che il Vangelo attende ancora di essere annunciato per davvero. Perché se non sappiamo chiedere perdono per quelle volte che anche la Chiesa è stata «parte della rete di corruzione, a volte fino al punto di accettare di mantenere il silenzio in cambio di aiuti economici per le opere ecclesiali» (Querida Amazonia 25), il Vangelo di Gesù non lo conosciamo ancora. Perché se riteniamo le nostre culture superiori e arriviamo a deridere e oltraggiare i miti dei popoli indigeni, anziché comprendere che Dio è «gloriosamente e misteriosamente presente anche nel fiume» (Querida Amazonia 74), della Parola di Gesù che fa nuove (senza cancellarle) tutte le cose abbiamo capito ben poco.

Querida Amazonia è un testo missionario perché a tutti chiede qualcosa. A chi era tanto scandalizzato dall’ipotesi di ordinare uomini sposati in un villaggio indigeno oggi chiede: bene, adesso a quante Messe comode sotto casa e all’ora che più vi è comoda siete disposti a rinunciare per donare missionari a questo angolo del mondo? A chi guarda solo alle risposte sociali o ambientali per il dramma dell’Amazzonia chiede: qual è il fondamento della fraternità? Agli stessi missionari chiede: quanto vi siete calati per davvero in questo contesto e quanto invece siete semplicemente passati amministrando sacramenti? Ai popoli dell’Amazzonia Querida Amazzonia chiede: quale volto hanno i vostri santi (n. 77)?

Non propone ricette papa Francesco in questa esortazione apostolica. Non dice sì o no a qualcosa. Non offre formule ma sogni. Chi pensa che dopo Querida Amazonia tutto tornerà immobile si sbaglia di grosso. È Il Sinodo di una Chiesa in cammino quello che papa Francesco riconsegna all’Amazzonia. E i frutti non mancheranno.