Dove l’ultimo respiro conta
A Bhimavaram, l’ospedale St. Mary’s si è ampliato con la costruzione di un Centro per le cure palliative che vede le Missionarie dell’Immacolata in prima linea
A Bhimavaram, tranquilla cittadina dello Stato indiano meridionale dell’Andhra Pradesh, la morte non è una circostanza da nascondere. Al Centro di cure palliative St. Mary’s le Missionarie dell’Immacolata restano accanto ai poveri, agli invisibili, a coloro che non hanno più nulla se non il proprio dolore, spiega suor Anit Thomas.
«Egli risana i cuori affranti e fascia le loro ferite» (Salmo 147,3). Questa promessa attraversa i corridoi del centro, aperto ufficialmente il 10 aprile 2024 all’interno dell’ospedale St. Mary’s, e prende forma nei gesti quotidiani delle suore: una mano che stringe, una carezza, una preghiera sussurrata, il silenzio condiviso.
«Ogni giorno al St. Mary’s è un viaggio negli spazi sacri della sofferenza umana e della misericordia divina», racconta suor Regi George, coordinatrice del centro. «Il nostro lavoro consiste nell’accompagnare i pazienti nelle ultime fasi della vita. Molti arrivano oppressi da paure profonde e da domande che non trovano voce: “Perché Dio ha permesso questa sofferenza?”».
Sono uomini e donne segnati dalla malattia, spesso oncologica, ma anche dalla povertà e dall’abbandono. Persone per cui l’accesso a cure dignitose è sempre stato un privilegio negato. Qui, invece, tutto è gratuito: medicine, pasti, assistenza. Nessuno viene respinto o lasciato solo.
Il Centro di cure palliative è l’ultimo tassello di una storia iniziata nel 1954, quando venne fondato l’ospedale St. Mary’s. Le Missionarie dell’Immacolata arrivarono nel distretto di Godavari ovest, allora gravemente privo di strutture sanitarie, dove l’assenza di cure prenatali rendeva altissima la mortalità materna e infantile.
Le prime suore, infermiere di formazione, iniziano il loro servizio con un dispensario ricavato in una piccola capanna. L’anno successivo venne costruito un primo edificio con quaranta posti letto, una sala parto e una sala operatoria. Con il tempo arrivano il laboratorio, i servizi di radiologia, nuovi reparti e nuove competenze. Attorno all’ospedale cresce una fiducia che supera i confini della città e raggiunge i villaggi più lontani.
L’apertura del Centro di cure palliative nel 2024 nasce dall’ascolto di un bisogno preciso verso persone con tumori in fase avanzata, senza possibilità di cura, costrette a vivere il dolore e la morte in condizioni di estrema precarietà. A Bhimavaram, le suore hanno scelto di farsene carico.
Dal 1° agosto 2024 i primi pazienti vengono accolti nella nuova unità palliativa, un’estensione naturale dell’ospedale. Il centro si rivolge ad adulti sopra i vent’anni, in particolare a malati oncologici in fase terminale. Una équipe coordinata dalle religiose, che include medici, infermieri, operatori sanitari e volontari, lavora insieme per alleviare il dolore e accompagnare la persona nella sua totalità.
Ma il lavoro delle suore va oltre la gestione del dolore fisico. «Le sofferenze dei pazienti non riguardano solo il corpo, ma anche la sfera spirituale», continua suor Regi. «Eppure, anche in mezzo al dolore, c’è sempre una scintilla di speranza, una sete silenziosa di significato e di forza». È lì che le suore scelgono di stare, senza risposte preconfezionate, senza spiegazioni facili. «Ascoltiamo, teniamo per mano, a volte preghiamo con le parole, spesso solo con la nostra presenza».
Quella che potrebbe sembrare una semplice attività sanitaria si trasforma così in un vero ministero della presenza. «Ho visto come una semplice benedizione con l’acqua benedetta, una preghiera sommessa o anche il semplice fatto di essere presenti senza dare risposte possano creare momenti di immensa consolazione», afferma suor Anit Thomas. «Questi incontri mi ricordano che la provvidenza di Dio è all’opera nei modi più piccoli e nascosti».
Non sempre, in quelle stanze, avviene una guarigione. Ma accade qualcosa di altrettanto potente: la pace. «In quegli ultimi momenti non assistiamo alla guarigione del corpo, ma alla riconciliazione, alla certezza silenziosa che ogni anima è profondamente, infinitamente amata». È una morte diversa, quella che le suore aiutano a vivere: non più un evento da subire nella solitudine, ma un passaggio accompagnato, custodito.
Anche le famiglie vengono sostenute dalla struttura sanitaria.
Molti parenti arrivano spaventati e stremati, incapaci di immaginare il dopo. Le suore accompagnano anche le famiglie con la consulenza sul lutto, con le visite a domicilio, con la preghiera che continua anche dopo l’ultimo respiro. «Camminiamo accanto alle famiglie nel loro dolore», spiegano. «La morte non interrompe la relazione».
Il centro, sostenuto dalla Provincia di Vijayawada e dalla generosità di benefattori, estende così il suo servizio anche fuori dalle mura dell’ospedale, raggiungendo le case di chi non può muoversi. È una presenza che entra nei villaggi, nei vicoli, nelle stanze più povere, portando non solo cure, ma umanità.
In un mondo che spesso rimuove la sofferenza e accelera il cammino verso la fine, il Centro di cure St. Mary’s Palliative è un luogo dove la vita viene onorata fino all’ultimo istante. «Questa è ben più di un’assistenza sanitaria – dice suor Anit -. È un pellegrinaggio di speranza». Un cammino che chiede di essere condiviso, sostenuto, custodito. Perché nessuno, davvero nessuno, venga privato dell’ultimo dono: essere amato fino alla fine.
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