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Icona decorativaIcona decorativa15 Febbraio 2026 Chiara Zappa

Lo spirito dei ghiacci

In contemporanea con le olimpiadi invernali si apre al Museo delle Culture di Milano una mostra dedicata al rapporto tra i popoli e la neve, tra spiritualità e arte

Per i popoli artici come sami e inuit, tra i selk’nam della Terra del Fuoco così come all’ombra delle vette del Tibet le nevi perenni e i ghiacciai rappresentano una presenza quotidiana che ha modellato la vita ma ha anche ispirato miti e pratiche rituali, in particolare quelle legate allo sciamanesimo. Ma la neve e il ghiaccio hanno influenzato, nel corso dei secoli, la cultura e l’arte a diverse latitudini, dal Giappone – con le stampe e i celebri dipinti in cui i fiocchi rimandano alla purezza, al silenzio e alla bellezza effimera: due nomi per tutti, Hiroshige e Kunisada -, fino al Vecchio Continente. I paesaggi innevati di artisti come Leytens e Brueghel il Vecchio si sono trasformati in tempi più recenti in soggetti con significati metaforici nelle correnti divisioniste e simboliste.

Proprio a un fenomeno naturale che ha assunto a tratti una valenza quasi magica è dedicata la mostra “Il senso della neve. Popoli, arte antica e sguardi contemporanei”, che resterà aperta al Mudec, il Museo delle Culture di Milano, dal 12 febbraio al 28 giugno. L’evento, idealmente in dialogo con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina in programma dal 6 al 22 febbraio, è un viaggio multidisciplinare che tocca scienza, arte e antropologia attraverso oltre 150 opere tra dipinti, installazioni e oggetti. Un itinerario che apre sguardi suggestivi su diverse credenze ancestrali ma arriva anche alle sfide dei giorni nostri, dal cambiamento climatico all’overtourism.

La mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, è stata realizzata in collaborazione con la rete dei Musei italiani con patrimonio dal mondo (Mipam), di cui fa parte anche il Museo Popoli e Culture del Pime: un legame che ha permesso di esporre oggetti dal notevole valore etnografico. Appartiene al Muciv di Roma il tamburo in pelle di renna originario della Norvegia e risalente a inizio Seicento usato nei riti del popolo sami. Nella stessa sezione sono esposti la statuetta di uno sciamano inuit e il gruppo di figurine chukci che rappresentano la fauna artica, ma anche i giocattoli di origine ojibway, un popolo nativo dell’area subartica tra Usa e Canada, tra cui bambole con indosso pesanti pelli e ciaspole ai piedi.

Il percorso espositivo, che si apre con una collezione di boules à neige, parte dagli studi scientifici con le ricerche pionieristiche di Bentley e Nakaya sulla geometria dei cristalli nevosi, per aprirsi poi all’arte, toccando diverse aree geografiche ed epoche, fino ai giorni nostri. Le opere di artisti contemporanei come Shimabuku, Niedermayr, Messner e Kopelman mostrano come lo scioglimento dei ghiacciai cambi pae­saggi ritenuti immutabili e pongono interrogativi sull’impatto delle attività umane e sul futuro degli ecosistemi e delle comunità.

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