Lo spirito dei ghiacci
In contemporanea con le olimpiadi invernali si apre al Museo delle Culture di Milano una mostra dedicata al rapporto tra i popoli e la neve, tra spiritualità e arte
Per i popoli artici come sami e inuit, tra i selk’nam della Terra del Fuoco così come all’ombra delle vette del Tibet le nevi perenni e i ghiacciai rappresentano una presenza quotidiana che ha modellato la vita ma ha anche ispirato miti e pratiche rituali, in particolare quelle legate allo sciamanesimo. Ma la neve e il ghiaccio hanno influenzato, nel corso dei secoli, la cultura e l’arte a diverse latitudini, dal Giappone – con le stampe e i celebri dipinti in cui i fiocchi rimandano alla purezza, al silenzio e alla bellezza effimera: due nomi per tutti, Hiroshige e Kunisada -, fino al Vecchio Continente. I paesaggi innevati di artisti come Leytens e Brueghel il Vecchio si sono trasformati in tempi più recenti in soggetti con significati metaforici nelle correnti divisioniste e simboliste.
Proprio a un fenomeno naturale che ha assunto a tratti una valenza quasi magica è dedicata la mostra “Il senso della neve. Popoli, arte antica e sguardi contemporanei”, che resterà aperta al Mudec, il Museo delle Culture di Milano, dal 12 febbraio al 28 giugno. L’evento, idealmente in dialogo con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina in programma dal 6 al 22 febbraio, è un viaggio multidisciplinare che tocca scienza, arte e antropologia attraverso oltre 150 opere tra dipinti, installazioni e oggetti. Un itinerario che apre sguardi suggestivi su diverse credenze ancestrali ma arriva anche alle sfide dei giorni nostri, dal cambiamento climatico all’overtourism.
La mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, è stata realizzata in collaborazione con la rete dei Musei italiani con patrimonio dal mondo (Mipam), di cui fa parte anche il Museo Popoli e Culture del Pime: un legame che ha permesso di esporre oggetti dal notevole valore etnografico. Appartiene al Muciv di Roma il tamburo in pelle di renna originario della Norvegia e risalente a inizio Seicento usato nei riti del popolo sami. Nella stessa sezione sono esposti la statuetta di uno sciamano inuit e il gruppo di figurine chukci che rappresentano la fauna artica, ma anche i giocattoli di origine ojibway, un popolo nativo dell’area subartica tra Usa e Canada, tra cui bambole con indosso pesanti pelli e ciaspole ai piedi.
Il percorso espositivo, che si apre con una collezione di boules à neige, parte dagli studi scientifici con le ricerche pionieristiche di Bentley e Nakaya sulla geometria dei cristalli nevosi, per aprirsi poi all’arte, toccando diverse aree geografiche ed epoche, fino ai giorni nostri. Le opere di artisti contemporanei come Shimabuku, Niedermayr, Messner e Kopelman mostrano come lo scioglimento dei ghiacciai cambi paesaggi ritenuti immutabili e pongono interrogativi sull’impatto delle attività umane e sul futuro degli ecosistemi e delle comunità.
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