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Quei migranti missionari

In Arabia Saudita vive un milione di cattolici. Un numero notevole, in un Paese dove un terzo dei 36 milioni di abitanti sono immigrati senza nazionalità saudita. Tra loro ben 750 mila provengono dalle Filippine. Ci sono poi migranti cattolici da altri Paesi asiatici, in particolare l’India e il Libano.
Nel Paese la pratica della fede cristiana non ha carattere pubblico, essendo sottoposta a gravi restrizioni e limitata a momenti privati e semiclandestini. Si celebra nelle famiglie, come nella Chiesa delle origini, come oggi nelle comunità sotterranee in Cina. I migranti, quasi sempre giovani, non rinunciano alla loro fede, la vivono soprattutto interiormente. Sono – quasi involontariamente – i missionari dei nostri giorni: senza i segni esterni entrano nelle famiglie, negli alberghi, negli ospedali e nelle case di cura, nelle scuole, nelle ditte e nelle fabbriche. Testimoniano la fede non con le parole ma con la loro stessa vita, fatta di dedizione, di pazienza, di sorriso e gentilezza.
Il Vangelo si è diffuso grazie ai migranti fin dall’inizio del movimento missionario. Marinai, mercanti e soldati cristiani propagavano la fede passando da un porto all’altro e da una città all’altra. Priscilla e Aquila, la coppia di sposi fedelissimi collaboratori di Paolo e come lui fabbricanti di tende, si muovevano, allo stesso tempo per lavoro e per l’annuncio, tra le città di Corinto, Efeso e Roma. E così nel corso dei secoli: la migrazione ha sempre agevolato la diffusione del Vangelo in nuovi territori e popoli.
Negli anni di Hong Kong ho trascorso le domeniche con le comunità filippine, composte nella quasi totalità da giovani donne, impiegate come “badanti” in 150 mila famiglie della città. Il calore della fede è il loro sostegno nelle nostalgie, fatiche e tribolazioni. Mi parlavano di altre donne filippine, cugine o amiche, che nei Paesi arabi non potevano vivere con libertà la loro fede.
Più di otto milioni di filippini (il 10% della popolazione) vivono all’estero, e 300 mila di loro sono marinai che attraversano mari e oceani. Ammiro commosso il loro coraggio di partire per sostenere le famiglie e cambiare la loro vita. Hanno una cosa in comune: l’entusiasmo per la fede. Lo abbiamo sperimentato in varie occasioni anche qui a Milano. La costudiscono in circostanze difficili, la vivono nella quotidianità e con essa rischiarano la vita delle persone che incontrano. È il Vangelo dei piccoli, dei semplici, dei poveri e delle beatitudini. È grazie ai migranti, missionari involontari e autentici, che il Vangelo vive come segno di comunione, nel dialogo della vita con i credenti musulmani in Arabia Saudita e nel mondo.

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