Gettare un seme per generare futuro
L’EDITORIALE. Gesù afferma che una fede grande quanto un granello di senape può spostare montagne o trapiantare alberi. Noi quest’anno proviamo a “seminare futuro” nelle nostre missioni in Guinea-Bissau, Paese a cui è dedicata la campagna di solidarietà del 2026
“Seminiamo futuro”: si intitola così la campagna che il Centro Pime promuove quest’anno a favore di progetti educativi e missionari in Guinea-Bissau. Il seme è un’immagine evangelica che Gesù stesso ha proposto in numerose occasioni: è la sua parola; è il suo Regno presente in mezzo alla gente; è lui stesso, che muore per portare molto frutto. Il Regno di Dio è un granello che cresce fino a diventare albero, tanto grande da offrire riparo agli uccelli del cielo. E quando Gesù dice che il seme muore dentro la terra per rinascere, egli chiaramente parla di sé, anticipando il senso della sua esistenza donata, di cui la stessa Eucarestia è eloquente espressione. Il seme genera vita, cioè futuro.
Gesù afferma che una fede grande quanto un granello di senape può spostare montagne o trapiantare alberi. È il linguaggio paradossale delle parabole, ma impressiona comunque perché nessuno, neppure i più grandi santi, hanno mai spostato montagne ed alberi. Penso che Gesù ci voglia dire che quel po’ di fede che abbiamo è quanto ci basta. La fede non si misura in quantità: essa è una scommessa su Gesù, sulla vita e sul futuro. Lo affermava anche Blaise Pascal. La fede, più che di certezze granitiche che si spezzano facilmente di fronte alle difficoltà, è la coltivazione di un germoglio destinato a crescere.
In Guinea-Bissau, come in tutta l’Africa e nel resto del mondo, seminare è un gesto immediatamente comprensibile per chi lavora la terra e vive in simbiosi con la natura. Si genera futuro quando si assicura l’istruzione ai bambini, e soprattutto alle bambine, spesso escluse dalla scolarizzazione. La stessa attenzione va alle persone con disabilità. I progetti che noi appoggiamo hanno queste priorità. Offrire istruzione scolastica inclusiva è il principio della dignità e della libertà, è seminare dentro la vita dei piccoli la capacità di essere protagonisti del proprio futuro. L’immagine del seme è preziosa anche per l’evangelizzazione in tutto il mondo. In Asia, in particolare, dove si è svolto il secondo Convegno missionario, i cristiani sono loro stessi un piccolo seme, una minuscola presenza, e c’è da ritenere che tali rimarranno. Lo scopo della missione non è sovvertire i numeri, ma far vivere ovunque la testimonianza di Gesù. Giustino, uno dei primi autori cristiani, ha avuto un’intuizione magnifica: i semi del Verbo, ovvero di Gesù, sono sparsi nel mondo e nel cuore degli uomini, rappresentano una cristologia diffusa. I missionari, cioè noi tutti battezzati, partecipiamo a questa semina, perché porti frutti abbondanti in tutto il mondo.
Buon 2026 care lettrici e cari lettori.
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