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I martiri missionari, Vangelo vivo oggi

Nel trentesimo anniversario dell’uccisione ricordiamo i monaci di Tibhirine e il vescovo di Orano Pierre Claverie. La loro testimonianza è Vangelo vivo: una lezione di vita e una luce per il nostro tempo violento, oscuro e divisivo. È nostra missione farne memoria. Ascolta anche il podcast

Quest’anno ricordiamo il trentesimo anniversario del rapimento e dell’uccisione dei monaci trappisti di Tibhirine e del vescovo di Orano Pierre Claverie, che nel 2018 furono beatificati con altri 11 martiri di Algeria. Il 24 marzo è la giornata dei martiri missionari. In questo mese, ricordiamo anche i 200 anni della nascita del beato Giovanni Mazzucconi, il primo dei 19 missionari del Pime a cui è stato chiesto il dono della vita.

Il martirio è sempre stato legato all’idea missionaria, al punto che nella Protesta dei missionari del Pime partenti, scritta proprio dal giovane Mazzucconi, quasi lo si auspica: «Beato quel giorno in cui fossi trovato degno di spargere il mio sangue, e incontrare fra i tormenti la morte».

Essa risale alla seconda metà dell’Ottocento: molti giovani, uomini e donne, in un numero mai visto prima, partirono per un’avventura che a loro sembrava eroica, come eroica era l’atmosfera del tempo impregnata di romanticismo. La loro generosità è ammirevole e ineguagliabile, ma credo che non si debba desiderare il martirio. Nessuno può presumere di essere tanto forte fino alla fine, né mi sembra giusto auspicare che qualcuno odi la fede e uccida i missionari del Vangelo.

Oggi ci rendiamo conto che molti martiri del nostro tempo sono stati uccisi da persone formalmente cristiane che hanno tradito radicalmente il messaggio del Vangelo. Il martirio ha ripreso il suo significato originale: la testimonianza di una vita spesa secondo il Vangelo della pace e della giustizia. I discepoli di Gesù e i suoi missionari non sgomitano per cercare il martirio, non vogliono male a nessuno, non provocano, ma sanno bene che il Vangelo vissuto incontra contrasti, difficoltà e opposizioni. I discepoli di Gesù non fuggono davanti alle difficoltà: come il buon pastore non lasciano sole le pecore. Come Gesù, i missionari sono disposti a dare la vita per gli altri. Per questo la vicenda dei martiri di Tibhirine e del vescovo di Orano è davvero esemplare e illuminante: sono uomini di Dio che non sono fuggiti. Non per eroismo, ma per solidarietà con la loro gente, per amore del loro popolo e per l’affidamento della loro vita a Dio.

Le testimonianze che ci hanno lasciato, a partire dal testamento del priore Christian de Chergé, sono di una limpidezza evangelica straordinaria. Padre de Chergé è consapevole dell’incombenza del martirio, ma non lo desidera affatto, ama così tanto l’Algeria che non può immaginare che un algerino, chiunque esso sia, ne venga incolpato. Pagine di altissima qualità spirituale e morale, degne dei racconti dei primi martiri e dei padri della Chiesa. È come leggere Vangelo vivo: una lezione di vita e una luce per il nostro tempo violento, oscuro e divisivo. È nostra missione farne memoria.

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