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L’arte contemporanea nella Mosul che rinasce

Nella città simbolo dell’orrore dell’Isis il museo sfregiato dalle barbarie compiute dai jihadisti ha riaperto con una mostra di opere di 29 artisti contemporanei che hanno raffigurato il ritorno alla vita dopo la guerra
  L’arte e la speranza ritrovano posto a Mosul in uno dei suoi luoghi simbolo: il suo museo sfregiato dalla barbarie dei jihadisti. Da ieri e fino a domenica ha riaperto i battenti per un’inizativa speciale: una mostra di arte contemporanea. Prima della conquista della città da parte dell’ISIS il museo custodiva gli antichi tesori della regione mediorientale. Secondo per grandezza solo al museo nazionale di Baghdad, la capitale, e inglobato in uno dei palazzi governativi più antichi del Paese, l’edificio è oggi solo parzialmente visitabile. La struttura ospiterà fino al 3 febbraio l’esposizione di arte contemporanea con pezzi di 29 artisti. La mostra, intitolata “Ritorno a Mosul”, è prova che “la guerra non ha ucciso la città”, come ha dichiarato un giovane visitatore al quotidiano online degli Emirati Arabi The National “anzi, sta vivendo un’intensa rinascita”. Il tema prevalente delle opere è sicuramente quello del ritorno a casa dopo il conflitto. La città di Mosul infatti, è stata occupata dall’ISIS per un periodo di circa tre anni, dal 2014 fino al 2017, anno in cui le truppe irachene sono riuscite a riprendere il controllo dell’area. Tuttavia, nonostante la liberazione, solo la parte est della città si è parzialmente ripresa, mentre la parte ovest, dove si trovano la Città Vecchia e il museo, presenta ancora le cicatrici della guerra. Per questo motivo larga parte della struttura che ospita il museo rimarrà chiusa per ragioni di sicurezza, come ha dichiarato il direttore del museo Zeid Saadallah, aggiungendo che “bisogna proteggere quello che è rimasto”. Le barbarie dei jihadisti non hanno infatti risparmiato i luoghi di rilevanza storica della regione siro-irachena. Oltre ai danni perpetrati alle opere di arte preislamica custodite a Mosul -distrutte perché considerate offensive per la religione islamica- l’ISIS ha raso al suolo anche i siti archeologici di Palmira in Siria e le vicine città assire di Nimrud e Hatra. In aggiunta, una buona parte degli artefatti, dopo essere stati sequestrati dall’ISIS, sono stati venduti in traffici illegali per garantire l’autofinanziamento del gruppo terroristico. Al giorno d’oggi una serie di progetti, che vedono partecipi tecnici e artisti siriani in partnership con Google e altre aziende, stanno cercando di ricreare per mezzo di stampanti 3D gli artefatti andati perduti. In parallelo, un’iniziativa finanziaria  coadiuvata da Francia ed Emirati Arabi Uniti renderà possibile una prima fase di ricostruzione del museo.  

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