Da Taizé il gioco da tavolo sui monaci del deserto

Da Taizé il gioco da tavolo sui monaci del deserto

Si chiama «Kellia» ed è un gioco cooperativo realizzato dalla comunità monastica ecumenica per far scoprire chi erano e come vivevamo gli “abba” e le “amma” che nel IV secolo in Egitto lasciarono tutto in cerca dell’assoluto. Lo si può acquistare sul sito internet della comunità andando così a sostenere le sue attività

 

Amma Melania l’Anziana aveva già girato mezzo mondo (di allora) quando arrivò nel deserto. Abba Serapione il Sindonita non voleva nemmeno un tetto sulla sua testa; abba Agatone, invece, la sua grotta l’aveva scelta, ma ci abitava anche un serpente e chi era lui per cacciarlo via?

Sono solo alcuni dei protagonisti di Kellia, un modo un po’ inconsueto per raccontare la storia dei monaci del deserto. La comunità ecumenica di Taizé ha infatti appena lanciato un gioco da tavolo sulle figure che sono all’origine dell’esperienza del monachesimo. L’idea è nata durante i mesi in cui la comunità della Borgogna fondata da frere Roger che accoglie giovani da tuto il mondo per un percorso di una settimana di silenzio e di preghiera è rimasta forzatamente vuota a causa della pandemia. Perfezionata mese dopo mese ora è diventato un vero e proprio gioco da tavolo, con tabellone, carte e regole, acquistabile sul sito di Taizé sostenendo così le attività della comunità.

«Nel IV secolo dopo Cristo, in una zona remota dell‘Egitto – si legge nella presentazione – un pugno di uomini e donne alla ricerca dell’assoluto si trasferisce nel deserto, alla periferia di un villaggio. In questo gioco, ogni giocatore assume il ruolo di un abba (“padre”) o amma (“madre”) che è andato nel deserto alla ricerca di Dio. Ognuno di loro vive in un kellion – una cella – dove portano avanti la loro ricerca interiore, con lotte personali e preghiera.

Questa ricerca, però, non è del tutto solitaria, perché in questo insolito modo di vivere, gli amma e le abba si visitano e si sostengono a vicenda. Ma la vita nel deserto è tutt’altro che facile. Ognuno deve assicurare la propria sopravvivenza materiale, accettare i rischi di un luogo ostile, coltivare la terra e soprattutto, per coloro che diventeranno i primi eremiti cristiani, lottare i primi eremiti cristiani, combattere con i propri demoni. E anche nel deserto il tempo scorre…».

Kellia – come detto sopra – è un gioco cooperativo: i giocatori vincono tutti insieme o perdono tutti insieme. L’obiettivo di ogni giocatore è avere cibo e acqua ogni giorno per sopravvivere nel deserto e (prima della fine del gioco) essere riuscito a costruire il proprio kellion, simbolo di tutta la propria vita come amma o abba. Il gioco è proposto in un due versioni: una introduttiva e una seconda completa. La versione introduttiva permette di familiarizzare con una buona parte delle regole utilizzate nella versione completa, più strategica e adatta a partite più varie.

«Le vite dei monaci del deserto possono sembrarci eroiche – scrivono ancora i monaci di Taizé -. Ma era tutto molto realistico. Nel deserto non c’è quasi nulla, e sopravvivere significa prendersi cura della poca vita che si può trovare. Questo vale per il cibo, per la terra, ma anche per le persone che talvolta incontrano, e persino, secondo alcune leggende, per gli animali. Rispetto per tutti gli esseri viventi, contemplazione dei grandi spazi del deserto, presa di coscienza dei propri limiti… le ammas e gli abbas non sembra forse che abbiano sperimentato, con un po’ di anticipo, una vera ecologia del deserto?».