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La sfida della missione nel tempo d’oggi

EDITORIALE
«Il Festival della Missione di Brescia ha offerto un momento di ritrovata fiducia, di collaborazione e di innovazione sul fronte dell’animazione missionaria»
  Il primo Festival della Missione che si è tenuto a Brescia l’ottobre scorso – Mission is possible – segna, in qualche modo, lo spartiacque tra un “prima” e un “dopo” dell’animazione missionaria in Italia. Il “prima” è quello di un Paese ancora abbastanza ricco di vocazioni per gli Istituti missionari, le diocesi (fidei donum preti e laici) e gli organismi di volontariato nei Paesi emergenti; una ricchezza e una tradizione ora un po’ in affanno a seguito del calo generale di uomini e mezzi. Il “dopo” è ciò che rimane o potrà sopravvivere di queste realtà antiche, ma anche ciò che da qualche tempo si sta manifestando in termini di nuove persone, gruppi e iniziative, promettenti e trasversali rispetto alla variegata composizione della comunità cristiana. Il rinnovamento è un’esigenza e un’urgenza anzitutto per il mondo missionario tradizionale, che non può rimanere fermo, conservando strutture, modelli e attività del passato; mentre l’apertura ai giovani e alla loro creatività, a gruppi familiari e ai laici, a nuovi modelli di comunità missionarie e a nuove povertà, offre una possibilità di rilancio, che potrebbe valorizzare anche il patrimonio spirituale e culturale della tradizione. Andrebbero studiate e meglio capite esperienze come quella della comunità di Sant’Egidio, di Villa Regia o della Papa Giovanni XXIII di Rimini. Realtà consone al tempo presente, composte non solo da preti e laici consacrati – come gli Istituti missionari ora in forte calo numerico in Italia – ma da tutte le componenti del “popolo di Dio”: sacerdoti, religiosi, laici, celibi, coniugati, famiglie… L’animazione missionaria passerà sempre più attraverso una varietà di canali: testimonianza personale, approfondimento culturale, educazione alla mondialità, accompagnamento giovanile, discernimento vocazionale più specifico, impegno missionario in qualsiasi Paese, anche in quello di origine, l’Italia nel nostro caso. Fatale sarebbe per gli Istituti e le nostre comunità missionarie non abbracciare il cambiamento. Peggio ancora accettare il declino come inevitabile. Errato anche ritirarsi un po’ ovunque, pensare solo a come mettere a profitto gli immobili ereditati dalla storia, invece di riconvertili, dove possibile, in nuove modalità di animazione e di presenza missionaria e solidale nella città. Il Festival della Missione di Brescia ha offerto un momento di ritrovata fiducia, di collaborazione e di innovazione sul fronte dell’animazione missionaria. Giovani e laici ne sono stati protagonisti attivi. Le forze missionarie hanno espresso una notevole varietà di provenienze e carismi. Ma sarà bene che rimangano unite, evitando personalismi e attriti, tanto umani quanto inopportuni di fronte alla serietà della sfida missionaria nella società contemporanea. Auguri al Festival della Missione anche per il futuro. E a tutti i nostri lettori un affettuoso Buon Natale.  

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