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La Costa d’Avorio piange Francesco: «Yako! Ci dispiace»

Qui, tra la mia gente ivoriana, la prima reazione alla morte di Papa Francesco è stata il silenzio. E poi un grande senso di riconoscenza per la sua semplicità, il suo coraggio, la sua franchezza, la sua umiltà per il bene della gente

Papa Francesco non c’è più. Accolgo questa brutta notizia con tanta tristezza e dispiacere. L’ho ricevuta qui nella savana della Costa d’Avorio tramite Whatsapp e Facebook. Non l’ho creduta per un attimo. Ho cercato conferma. E l’ho trovata. Lui non c’è più. È triste, ma è vero.

Sono padre Anand Krishna, missionario del Pime. Dal 2017 mi trovo in Costa d’Avorio per il servizio alla Chiesa di Bouake. La mia partenza per la missione è molto legata a Papa Francesco perché ho avuto la grazia di ricevere la sua benedizione. Quei momenti sono sempre vivi nella mia memoria. Il suo sorriso che non si stanca mai, la sua mano che benedice il mio crocifisso con tanto amore, la sua stessa persona che traduce la tenerezza di Dio… Tutto questo non se ne va dalla mia mente.

Qui, tra la mia gente ivoriana, la prima reazione alla morte è stata il silenzio. Stiamo vivendo un periodo di preghiera e di accompagnamento. Siamo in preghiera per la Chiesa che ha perso il suo pastore e, nello stesso tempo, la stiamo accompagnando per la sua futura guida. Le parole rischiano di non tradurre nostri sentimenti di dolore e le emozioni più profonde. Anche i media qui non ne parlano tanto, ma è vero che non abbiamo tanti mezzi di comunicazione e non tutti hanno TV e giornali. Siamo in lutto e stiamo vivendo questo periodo nella preghiera.

La gente qui dice bene di lui, non soltanto i cattolici che gli vogliono bene, ma anche i musulmani e i non credenti. Da quando abbiamo ricevuto questa brutta notizia, tante persone di tutte le categorie mi salutano, tramite messaggi o in persona, dicendo «yako», che è una piccola parola che traduce e trasmette une grande emozione. Yako si traduce come “mi dispiace” o “condoglianze”, ma in verità va oltre il dispiacere e il cordoglio. Letteralmente vuole dire «io compatisco con te», è il sentimento dell’empatia. Il fatto che gli stessi amici musulmani provano dispiacere per la sua morte in quanto leader spirituale, ci dice quanto la sua buona fama sia universale. Questa empatia ci conferma anche la riconoscenza e il rispetto da parte di tutti per la sua figura e per il suo ruolo di pastore, capo della Chiesa cattolica.

Tutti i suoi documenti – encicliche, lettere apostoliche, esortazioni… – sono molto vicini all’animo ivoriano, perché temi come quelli della Laudato si’, di Fratelli tutti e della Gioia del Vangelo riguardano la vita quotidiana della gente. Speravamo che facesse una vista apostolica anche qui in Africa dell’Ovest. Non abbiamo avuto questa grazia. Ma gli ivoriani provano grande rispetto per questo Pontefice per la sua semplicità, la sua vita d’esempio secondo i valori del Vangelo, il suo coraggio nella denuncia dell’ingiustizia, la sua franchezza davanti alla realtà della Chiesa, la sua umiltà per il bene del popolo, la sua apertura verso le altre religioni, la sua speranza mentre tutti soffrivano per il Covid-19, la sua forza anche nell’età avanzata.

E anch’io, missionario in Costa d’Avorio dico: «Grazie!». Grazie per tuoi gesti, che sono più forti delle parole. Grazie per le tue scelte, che traducano la tenerezza di Dio. Grazie per i tuoi viaggi, che mostrano la prossimità di Dio. Grazie per le tue denunce e per essere stato qualche volta scomodo anche per la Chiesa stessa. Grazie per il tuo sorriso, che mostra il volto di Dio. Grazie Santo Padre! Continua pregare per noi e per la tua Chiesa!     

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