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Francesco e l’età della libertà

L’EDITORIALE. San Francesco rinnova l’idea di missione: solo Vangelo, senza ricchezze e potere. Ascolta anche il PODCAST

Francesco d’Assisi rinnovò l’idea di missione: i fratelli (ovvero i frati) sono chiamati a vivere il Vangelo alla lettera e senza commento e a evangelizzare secondo la forma apostolica. Si riparte dalle origini: solo Vangelo, senza ricchezze e potere. I protagonisti della missione, più che i missionari, sono le Persone della Santa Trinità, come suggerivano le parole visionarie del mistico calabrese Gioacchino da Fiore, che tanto influsso ebbero nel movimento dei francescani spirituali.

Gioacchino da Fiore aveva immaginato l’inizio di un tempo nuovo: dopo l’età del Padre e del Figlio inizia quella dello Spirito. L’età della libertà al posto della legge; dell’amicizia con Dio al posto della servitù. Francesco, l’uomo che più di ogni altro imitò Gesù, sembrò a molti l’inizio della nuova età.

La visione missionaria del francescanesimo spirituale era alternativa all’espansione territoriale e al proselitismo della prima età moderna. I missionari partecipavano a un progetto che li superava: l’opera di Dio nel tempo dello Spirito, della libertà e dell’amicizia. La Terrasanta sarebbe tornata ai credenti e il Vangelo avrebbe raggiunto i confini della terra. E così i francescani andarono a Gerusalemme, dove ancora oggi custodiscono i Luoghi santi. I frati partirono per le missioni più lontane: nel 1246 – solo 20 anni dopo la morte di Francesco – erano già in Cina. Partivano a gruppi di dodici, segno della pura ispirazione evangelica e di un nuovo inizio.

Francesco, insieme a don Lorenzo Milani, è stato un’ispirazione fondamentale nelle mie scelte di vita. Un’altra nota personale: questo è il mio ultimo editoriale. Tornerò in missione. Saluto voi, lettrici e lettori, e vi ringrazio per la vicinanza che ho sentito in numerose occasioni. Ringrazio il direttore responsabile, i redattori e i collaboratori della rivista, e auguro buon lavoro a padre Luca Bolelli, il mio successore.

Ricordo il primo editoriale tre anni fa: lo dedicai al Vangelo della pace. La pace, insieme alla libertà – Gesù è l’autore di entrambe – sono temi che ho proposto in questi tre anni, devastati da guerre e oppressioni. Sono intimamente scosso dai drammi del nostro tempo e confesso che mi mancano pensieri e parole rassicuranti. Continuo a pensare a chi soffre l’ingiustizia; a chi viene incarcerato per i suoi ideali e la sua fede; ai giovani mandati a uccidere ed essere uccisi dalle ambizioni malvage dei loro capi; alle donne oppresse in nome di ideologie religiose e dello sfruttamento; ai bambini assassinati e feriti e allo strazio delle loro giovani madri addolorate.

Dedico le ultime righe a loro, ai bambini e alle madri di Gaza, del Sudan, del Myanmar, dell’Ucraina, di Haiti e di ogni altro luogo martoriato: quando verrà per loro il tempo della libertà e della pace?

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