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Icona decorativaIcona decorativa3 Marzo 2026 Redazione

Lecco celebra il “suo” Mazzucconi

Sono cominciate ieri, 2 marzo, le celebrazioni per i 200 anni della nascita del primo martire beato del Pime, nella città che gli ha dato i natali e alla presenza dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini

«Come è possibile che una persona parta da Lecco, che è così bella con il suo lago e le sue montagne, per una meta lontana e sconosciuta? Solo la certezza che il Signore ci prepara qualcosa di più bello può spingerci a farlo». Rilegge così, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, la vicenda storica e umana del beato Giovanni Mazzucconi, di cui il 1° marzo ricorrevano i 200 anni dalla nascita. Lunedì sera, presso la Casa dei padri anziani di Rancio di Lecco e la parrocchia di Santa Maria Assunta, sono cominciate le celebrazioni di questo anniversario che è particolarmente significativo per il Pime. Giovanni Mazzucconi, infatti, fu uno dei primi missionari di quello che, a metà Ottocento, si chiamava ancora Seminario lombardo per le missioni estere. E fu uno dei primi a partire per una destinazione lontanissima e ignota: l’Oceania. Venne ucciso poco dopo, nel 1855, sull’isola di Woodlark, in quella che oggi è la Papua Nuova Guinea.  

La sua memoria è molto viva sia nella sua città natale, che all’altro capo del mondo, dove i missionari del Pime e le missionarie dell’Immacolata sono tornati e continuano a dare una testimonianza evangelica e di vicinanza alla popolazione locale.

A Lecco, l’arcivescovo Delpini ha ricordato la figura di Mazzucconi e ne ha evocato il messaggio ancora così attuale, parlando di quella «vita più bella che il Signore ci promette e per cui dobbiamo essere pronti a lasciare tutto». E immancabilmente ha ricordato il manzoniano “Addio monti”.

Alle celebrazioni era presente tutta la Direzione generale dell’Istituto, molti padri di altre case e una rappresentanza delle missionarie dell’Immacolata. Padre Francesco Rapacioli, in particolare, si è interrogato sul perché la figura di Mazzucconi riesca ancora oggi, a 200 anni di distanza, a mettere insieme così tante persone: «La sua testimonianza non è quella di un martire beato lontano dalla nostra vita. Questo nostro Giovanni ci provoca e ci interpella tutti anche oggi, in quanto come lui abbiamo ricevuto il battesimo e siamo chiamati a testimoniane il Vangelo»

Il responsabile della casa dei missionari anziani, padre Marco Pifferi, ha invece sottolineato il tema della famiglia che è centrale nella vita di Mazzucconi. «Ogni santità non nasce dal nulla, ma c’è un terreno su cui si costruisce. Anche noi dobbiamo dire grazie alle nostre famiglie e a chi sostiene i nostri passi». Quella di Mazzucconi fu una famiglia molto ambiente e influente a Lecco, e anche molto religiosa e generosa: «Caritatevoli come vuole il Vangelo, che hanno due vesti e ne danno una a chi non ne ha», la ricordano le cronache dell’epoca.  La sua famiglia ha lasciato molte tracce in città e specialmente nel rione di Rancio, dove contribuì alla costruzione della chiesa, dell’oratorio e del collegio cattolico.

I lecchesi, a loro volta, hanno mostrato grande generosità e vicinanza alle missioni del Pime in Papua Nuova Guinea, dove hanno contribuito grandemente alla realizzazione di molte opere, specialmente sull’isola di Watuluma, che resta ancora oggi una delle presenze più significative del Pime e delle missionarie dell’Immacolata.

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