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La forza dei legami che dà senso anche all’esilio

TABANCA. Incontrando una persona costretta all’esilio, ho scoperto un uomo dalla forza grande, permeato della sapienza del Vangelo. Credo che appartenga veramente a quella categoria di persone a cui Dio ha donato un cuore generoso

Ho sempre pensato all’esilio come a una condizione che tocca situazioni e storie di vita molto lontane dalla mia. Questo finché la promessa di una preghiera non mi ha offerto l’opportunità di intrecciare la mia storia di missionaria con quella di una persona che ha vissuto personalmente la difficile esperienza dell’esilio.

Mi sono sempre chiesta quale forza permetta a coloro che vivono questa condizione di svegliarsi al mattino sapendo di non potersi muovere liberamente. Per quanto mi riguarda penso che quella forza mi verrebbe da Cristo. Ma per una persona che non ha la stessa fede, mi chiedo: «Da dove vengono questa forza, questo coraggio, questa capacità di resistenza che si tramuta in resilienza?».

Sedendomi accanto a questa persona, la ascolto parlare e percepisco dal suo sguardo limpido che la sua energia proviene da un ideale che gli muove il cuore e che l’ha spinta a dedicare tutta la vita a una giusta causa: «Garantire un’esistenza dignitosa a tutti». Questa è la motivazione di fondo che nutre il suo cuore, in un tempo forzato di esilio e di militanza politica. Questo volontà nasce dal desiderio di sovvertire le regole del sistema del partito unico e dei privilegi riservati a pochi, delle ingiustizie e delle diseguaglianze sperimentate sulla propria pelle in molte società dell’Africa post coloniale. Nasce dalla voglia di cambiare le cose, o almeno di provarci, nonostante i venti apparentemente contrari. Nasce anche dal sentire che gli emarginati sono soggetti privilegiati della sua lotta e del suo impegno.

E infine, nasce dallo scoprire che, dietro al suo “ruolo”, si nasconde una persona che, nonostante l’evoluzione negativa degli eventi, non ha mai cessato di avere speranza in Dio e di vedere una luce al di là delle tenebre. Per me si tratta di quella luce che appartiene a tutti gli “uomini di buona volontà”, come ci ricorda il teologo Karl Rahner nella sua spiritualità («semina verbi»). È una luce che si coglie standogli accanto, come per osmosi. Nonostante il mare di avversità affrontate e le ingiustizie subite, non ha mai perso quella luce, grazie a una scelta di vita fatta con coraggio, tenacia e amore.

Credo che questa persona appartenga veramente alla categoria di quelle a cui Dio ha donato un cuore generoso e una visione chiara: una persona permeata della sapienza del Vangelo. Quella luce che continua a sgorgare dai suoi occhi castano chiaro emana speranza e fiducia in Dio, nell’attesa dell’alba di un nuovo giorno. Spero che, anche nell’esilio, la fedeltà alla sua terra, alla sua lingua e alle sue tradizioni possa orientare la sua vita.

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