Il sogno del Brasile
Marta e Marco, con Elia, hanno da poco iniziato il servizio nella missione di Ibiporã grazie all’Associazione Laici Pime: «Non è facile, ma è ciò che desideravamo»
Quando padre Rayapu Reddy Lingareddy, conosciuto da tutti come padre Pedro, li ha invitati dalla parrocchia di São Rafael, a Ibiporã, Marta Besana e Marco Greppi non hanno avuto dubbi sul da farsi. Il tempo di preparare i documenti e sbrigare le pratiche necessarie e lo scorso 15 aprile sono partiti per il Brasile insieme al loro piccolo Elia. Qui hanno da poco iniziato un’esperienza missionaria che li accompagnerà per i prossimi tre anni.
La decisione, naturalmente, non è arrivata all’improvviso. Marta e Marco, originari rispettivamente del Comasco e del Lecchese, si sono interessati ai progetti dell’Associazione Laici Pime (Alp) nel 2023, dopo aver maturato il desiderio di vivere un’esperienza di servizio all’estero. Prima della partenza, Marta lavorava come educatrice professionale, mentre Marco è agronomo ed è stato per anni impiegato nel campo del giardinaggio. «Dopo aver conosciuto il Pime siamo andati un mese in Bangladesh per fare un’esperienza breve. Poi abbiamo iniziato un corso di preparazione durato due anni, durante i quali è arrivato Elia», ha spiegato Marta.
Oggi, quel percorso li ha portati a Ibiporã, città di oltre 50 mila abitanti situata nello Stato del Paraná, nel Sud del Brasile. Qui i missionari del Pime sono presenti dal 1948. Marta, Marco ed Elia sono stati accolti da padre Pedro nella parrocchia di São Rafael, dove la famiglia si sta pian piano inserendo nella vita di comunità. «La parrocchia si trova nella periferia della città, e il quartiere intorno conta circa 15 mila abitanti», spiega Marta. «La zona è abbastanza povera, non solo economicamente ma anche culturalmente e socialmente: la maggior parte delle persone qui raramente è uscita dalla città».
La parrocchia non è l’unica realtà dove Marco e Marta presteranno servizio: ci sono anche la Casa del Pime, dove vivono alcuni padri anziani, e la comunità Fazenda da Esperança, dove si offrono supporto e cure alle donne tossicodipendenti. «Per ora stiamo iniziando a capire dove c’è più bisogno – racconta ancora Marta -, abbiamo da poco preso in affitto una casa ed Elia ha iniziato il nido. Stiamo incontrando le persone della comunità e studiando il portoghese tre mattine a settimana. È fondamentale perché, per esempio, le donne della Fazenda parlano un portoghese molto stretto, e non è semplice capirsi».
Le occasioni per mettersi al servizio, comunque, non si fanno attendere: da poco si è conclusa la cosiddetta Festa Junina, ossia la festa del raccolto del mais. Nel tempo è diventata una delle ricorrenze più importanti del Brasile; le celebrazioni proseguono per tutto il mese di giugno. «A Ibiporã la piazza centrale è stata allestita con le “baracche”, come le chiamano qui, ossia i tendoni di diverse realtà sociali», spiega Marco. La piazza si è riempita di persone e bandierine colorate per nove giorni. «Noi abbiamo aiutato a preparare il cibo e le bevande che abbiamo venduto sia nella baracca della Fazenda che in quella della parrocchia -, racconta ancora Marco -. La sera venivano organizzati spettacoli e concerti, si faceva festa fino a tarda notte». «È una ricorrenza molto sentita e vissuta, e sono venute anche persone da fuori per partecipare», conferma Marta. Ma i festeggiamenti non finiscono qui. «Adesso che è iniziata la Coppa del mondo di calcio sono tutti presi dalle partite. Spostano addirittura gli orari delle Messe pur di vederle!».
L’immagine è quella di una comunità viva, dentro la quale farsi coinvolgere, anche se tutto è ancora molto nuovo e le fatiche non mancano. Come spiega Marco: «Prendere questa decisione è stato facile. Eravamo convinti fin da subito e, rispetto alle altre organizzazioni cui ci siamo rivolti, la proposta del Pime è stata quella che abbiamo sentito più nostra. Però non possiamo negare che le difficoltà ci siano. In questa fase abbiamo un po’ nostalgia di casa, ci chiediamo se ci stiamo inserendo nel modo giusto…». Marta sottolinea che le differenze più grandi sono quelle culturali: «Siamo abituati a entrare in contesti nuovi, ma un conto è farlo in Italia, un altro è farlo in un Paese come il Brasile, che è molto diverso dal nostro».
Per fortuna, nei primi giorni del loro arrivo hanno trovato anche degli “alleati”, che hanno condiviso con loro consigli e pareri sull’esperienza: Giovanni, Micol e i loro bambini sono la famiglia di volontari dell’Alp giunta a Ibiporã nel 2023 (ne abbiamo parlato nel numero di dicembre di quell’anno). «Concluderanno il servizio a febbraio, quindi in qualche modo dovremo prendere il loro posto», spiega Marta.
L’atteggiamento della coppia è quella di abbracciare il cambiamento: «Non bisogna avere paura di lanciarsi, secondo me. Se c’è un desiderio, è giusto seguirlo». Le cose, poi, vengono da sé: un passo alla volta, la famiglia sta imparando a costruire la sua nuova quotidianità in Brasile, provando a lasciarsi sorprendere da questo nuovo cammino missionario.
Marta e Marco hanno iniziato a scrivere una newsletter sulla loro esperienza, che si può seguire su substack.com/@maosnaterra
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