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La lotta alla malaria e l’incognita Trump

La lotta alla malaria è arrivata a un punto cruciale. Il nuovo presidente Usa continuerà a finanziarla? I dubbi dei filantropi Bill Gates e Ray Chambers.
«L’imponderabile è quello che accade con il presidente Trump». Lo ha detto il filantropo americano Ray Chambers a proposito della lotta globale alla malaria e del cambio di presidenza negli Stati Uniti. Intervistato dalla Reuters a Davos, il miliardario, che è anche invitato speciale delle Nazioni Unite per la malaria, ha detto di non essere sicuro che il neopresidente degli Stati Uniti continuerà come i suoi predecessori a finanziare in modo importante la lotta a questa pandemia nel mondo, in un momento che però è cruciale per sconfiggerla per sempre. L’importante declino di morti e infezioni dovute alla malattia trasmessa dalla zanzara anofele negli ultimi 15 anni è «uno dei più grandi successi nella storia della salute pubblica» ha detto Chambers. Gli ha fatto eco Bill Gates, la cui fondazione stanzia importanti fondi per progetti di salute pubblica. Il mondo non è mai stato così vicino l’eradicazione della malaria. Ma la paura di chi sta lottando per sconfiggerla è che la presidenza degli Stati Uniti – una fonte cruciale di finanziamento degli sforzi per combattere la pandemia – stia passando a un uomo il cui impegno nei confronti dei progetti di salute globale è quantomeno incerto. Il momento è reso ancora più delicato dai imminenti cambi di leadership in istituzioni chiave a livello globale, e precisamente i vertici di Onu, Organizzazione mondiale della sanità, Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e MalariaBanca mondiale. Nella lotta alla malaria non c’è però tregua possibile, pena il tornare indietro. «Non ci fermeremo fino a quando la malaria sarà sradicata» aveva detto Bill Gates nel 2007. A oggi, metà dei Paesi del mondo sono liberi dalla malaria, e dal 2000 le morti per malaria sono crollate del 60%. In Africa, dove la malaria colpisce di più, la mortalità è diminuita di oltre il 70%. Ma c’è ancora molto da fare. Nonostante l’aumento degli investimenti dal 2000 al 2010, ora c’è una stagnazione dei finanziamenti. Nel 2015 sono stati inferiori rispetto al 2013 (2 miliardi e 900 milioni di dollari tra investimenti nazionali e internazionali). Ed è solo il 45% della somma che secondo gli esperti sarebbe necessaria per raggiungere l’obiettivo di ridurre del 40% l’incidenza e la mortalità della malaria entro il 2020. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più importante donatore: coprono il 35% dell’investimento globale per sconfiggere la pandemia, seguiti dalla Gran Bretagna (16%). La President’s Malaria Initiative, finanziata dal governo, ha stanziato 600 milioni di dollari nel 2016 (con una crescita costante negli ultimi anni visto che nel 2006 la somma era di 30 milioni). Gates si è detto speranzoso che l’amministrazione Trump mantenga i livelli di impegno dei presidenti precedenti, sia George Bush che Barack Obama. Ha detto di aver parlato con Donald Trump della lotta alla malaria e di aver avuto con lui «una buona discussione». Di fronte all’incertezza, Gates e Chambers hanno lanciato oggi un nuovo gruppo globale di influenti filantropi, imprenditori, banchieri e leaders politici per superare il gap di finanziamento. L’End Malaria Council include leaders africani come il presidente del Ciad Idriss Déby, e l’ex presidente della Tanzania Jakaya Kikwete, il miliardario nigeriano Aliko Dangote e Luis Alberto Moreno, direttore della Inter-American Development Bank. Una scelta che va incontro a Stati Uniti e Gran Bretagna, che stanno chiedendo un maggior coinvolgimento nella lotta alla malaria dei governi e della classe dirigente dei Paesi interessati.  

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