Il nuovo Afghanistan comincia sui banchi
A cinque anni dal ritorno al potere dei talebani, il Paese resta segnato da gravissima povertà, profonde disuguaglianze e pesanti violazioni dei diritti umani, soprattutto delle donne. Ma in alcune scuole private, dove studiano anche le bambine, si insegna un modello diverso di convivenza. Ascolta anche il nostro podcast Taccuino del mondo dal titolo; “Afghanistan, cinque anni dopo”
Ragazzi e ragazze in classe assieme ascoltano con attenzione le spiegazioni dell’insegnante. Pare una scena consueta di una scuola qualsiasi, se non fosse per il fatto che qui le ragazze portano tutte il capo coperto. In Afghanistan, dove esattamente cinque anni fa tornarono al potere i talebani, la presenza di alunni maschi e femmine nella stessa classe rappresenta indubbiamente una novità importante. Siamo a Jalalabad, una città dell’Afghanistan orientale, dove qualche anno addietro per iniziativa di Elham Khan, un giovane laureato esperto di dinamiche interculturali, ha preso avvio un interessante progetto educativo, chiamato Help Educational Academy.
Nella convinzione che i bambini rappresentino la base per costruire una società nuova, l’iniziativa prevede la formazione di classi miste, superando la rigida separazione tra i due sessi fin da piccoli. Ai suoi corsi vengono infatti ammesse le bambine affinché anche loro, con il consenso delle famiglie, possano ricevere un’istruzione. Nonostante numerose difficoltà e il persistere di una mentalità legata a valori ancestrali, Elham ha sfidato norme burocratiche e pregiudizi e, grazie a validi collaboratori, insegnanti e assistenti per i quali viene anche svolta un’attività di formazione, è riuscito a convincere molte famiglie a permettere alle ragazze di frequentare i corsi, pur nei limiti imposti dal governo. A tal fine sono state assunte anche insegnanti donne, che svolgono il proprio lavoro in collaborazione con i colleghi maschi e tenendo lezioni anche ai ragazzi. Ai bambini viene insegnata l’importanza del rispetto nei confronti delle compagne e delle insegnanti.
Sicuramente occorrerà ancora parecchio tempo per superare una mentalità di tipo patriarcale, tuttora molto radicata soprattutto tra i membri dell’etnia maggioritaria pashtun, che ritiene che il compito delle donne sia quello di dedicarsi esclusivamente alla famiglia e ai lavori domestici, obbedendo all’autorità del padre e dei fratelli e a quella del marito poi. Pur abituate da parecchio tempo a tale condizione, molte donne afghane si rifiutano di accettare che gli uomini decidano per loro: chiedono di essere coinvolte nelle questioni che le riguardano e cautamente fanno sentire la loro voce in difesa della propria dignità.
L’Afghanistan soffre della mancanza di adeguate strutture educative e di insegnanti preparati, in quanto parecchi edifici scolastici sono stati danneggiati durante i conflitti che a lungo hanno devastato il Paese e numerosi maestri e professori sono emigrati. All’interno della società afghana, poi, sussistono profondi squilibri economici e sociali. A fronte di un’esigua minoranza di benestanti, molti vivono tuttora in condizioni di estrema povertà, in abitazioni fatiscenti prive di acqua corrente e di energia elettrica, con temperature rigide nei mesi invernali e molto calde durante l’estate. I sanguinosi conflitti che hanno devastato il Paese hanno lasciato numerose e profonde ferite, provocando moltissime vittime e dispersi. Inoltre, svariate calamità naturali hanno aggravato le condizioni di vita già molto precarie. Per tale ragione sono molti coloro che cercano di partire per cercare una vita migliore in Occidente (purtroppo, parecchi giovani sono morti nel tentativo di raggiungere clandestinamente l’Europa). E se il tasso di natalità rimane piuttosto alto, la realtà quotidiana dei bambini, traumatizzati da anni di violenza, è fatta di continue privazioni e rischi. Sono purtroppo molti i bambini e gli adolescenti, ma anche gli adulti, rimasti mutilati dalle mine inesplose sparse in tutto il territorio del Paese.
Nonostante i numerosi e gravi problemi, tuttavia, l’Afghanistan sta cambiando e il governo talebano, pur sottoposto a embargo internazionale, procede in direzione di una maggior apertura al resto del mondo. Se da una parte resta in vigore la sharia, la legge coranica, e si verificano gravi episodi di violazioni dei diritti umani, dall’altra a Kabul e in diverse città si inizia a respirare un’aria diversa, ricca di nuovi fermenti. Sono nate varie iniziative in ambito culturale ed economico, favorite dalla situazione di maggiore stabilità. Inoltre, con il progressivo incremento del turismo la società afghana si trova esposta a nuovi modelli culturali.
È in questo contesto che, di recente, sono sorti alcuni istituti educativi privati che intendono promuovere un nuovo modello formativo e una visione differente rispetto al sistema scolastico tradizionale. In queste realtà i rapporti fra studenti e insegnanti, abitualmente fondati sulla gerarchia, sono sostituiti da relazioni amichevoli basate sulla reciproca fiducia, superando le imposizioni e le norme convenzionali. Agli studenti più meritevoli vengono dati incentivi e premi per incoraggiarli a migliorare ancora di più. Spesso i programmi educativi si integrano con il sostegno umanitario: in molti casi gli educatori non possono esimersi da impegni concreti di aiuto materiale, dando la possibilità ai bambini orfani e molto indigenti di frequentare le lezioni e in tal modo salvarli da un destino di miseria e degrado.
I programmi educativi cercano di rendere gli allievi delle persone che possano poi portare beneficio alla nazione, insegnando loro a rifiutare la violenza in tutte le sue forme. In un Paese come l’Afghanistan tuttora affetto da profonde divisioni etniche e tribali e che risente dei molti traumi del passato, ci si impegna anche a insegnare il rispetto verso gli altri e il valore della condivisione. Gli alunni imparano inoltre a vivere rispettando l’ambiente in cui abitano, purtroppo danneggiato dai molti conflitti del passato.
Nell’ambito dello studio dell’islam, obbligatorio in tutte le scuole afghane essendo religione di Stato, viene incoraggiato un approccio aperto e meno dogmatico, mettendo in risalto gli insegnamenti universali contenuti nel Corano e nella Sunna. A differenza delle scuole statali, lo sguardo sull’Occidente è più completo: se ne presentano sia aspetti positivi sia negativi.
La sfida principale che gli educatori si trovano di fronte riguarda l’atteggiamento di parecchi alunni, spesso passivo e rinunciatario, per superare il quale si punta molto sull’educazione del carattere: i ragazzi, in particolare gli orfani, sono aiutati a liberarsi dalle paure e a star bene con se stessi e con gli altri, affinché possano divenire protagonisti del proprio sviluppo, e vengono presentati loro alcuni valori che servano da guida in ogni circostanza della vita. Gli scolari apprendono che crescere significa realizzare le proprie qualità, in modo che siano in grado di compiere scelte adeguate e affrontare le difficoltà della vita.
Nella società afghana, in cui ai bambini fin da piccoli si insegna la sottomissione ai genitori e ai parenti più grandi senza dar loro la possibilità di far sentire la propria voce, ciò costituisce una novità importante, foriera di cambiamenti. Gli stessi bambini, infatti, divengono portatori di nuovi messaggi nelle proprie famiglie, stimolando genitori e parenti a modificare gradualmente la loro mentalità.
Questi progetti stanno dando un contributo importante al cambiamento del Paese, per dimostrare che l’Afghanistan non è condannato al sottosviluppo e al conflitto, anche se ci vorrà ancora parecchio tempo prima di vedere concretizzarsi il sogno di una pace durevole.
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