Il diritto di giocare anche dietro le sbarre
In Cambogia molti bambini nascono e vivono in carcere con la madre. Un progetto di Sostegno a Distanza insieme all’associazione Il Nodo garantisce spazi protetti per divertirsi, socializzare e sviluppare tutte le proprie potenzialità
L’articolo 31 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia afferma che ogni bambino e ogni bambina hanno diritto al riposo, al gioco e ad attività ricreative fondamentali per una crescita serena e uno sviluppo psicomotorio completo. Questo diritto non può esistere quando mancano spazi adeguati: luoghi sicuri, luminosi e colorati dove poter giocare e stare insieme. Ed è ciò che accade in molte parti del mondo.
Nelle carceri della Cambogia tanti bambini nascono o sono costretti a vivere in carcere con la madre, senza accesso ad acqua potabile, a un’alimentazione adeguata e alle cure mediche. Le detenute incinte partoriscono in cella, senza assistenza sanitaria e in condizioni igieniche precarie. Non è previsto, infatti, alcuno spazio per affrontare la gravidanza, vivere serenamente la maternità e rispondere in modo adeguato ai bisogni dell’infanzia. Quei piccoli nati dietro le sbarre condividono la stessa pena delle loro madri, destinati a rimanere “invisibili”. Nella maggior parte dei casi sono “ospiti tollerati”, non registrati all’anagrafe, costretti a condividere la razione di cibo della madre. Vivono in spazi bui e sovraffollati (fino al 400%), costruiti in terra battuta e soggetti ad allagamenti durante i monsoni. Trascorrono le giornate senza giochi, senza stimoli, senza luce sufficiente. Senza la possibilità di correre, esplorare, immaginare. Malnutrizione, rachitismo e disturbi motori o cognitivi sono solo alcune delle conseguenze che rallentano il loro sviluppo sul piano fisico, cognitivo, emotivo e sociale.
Un’infanzia “imprigionata” fino a quando, nel 2012, l’associazione Il Nodo Ets, autorizzata a entrare in carcere per l’assistenza ai bambini e alle loro madri, si è fatta promotrice di un’iniziativa che ha permesso anche a noi di rivolgere l’attenzione a questi piccoli e ai loro bisogni. Il progetto di Sostegno a Distanza 4104 supporta concretamente le attività che l’associazione porta avanti nelle carceri della Cambogia. L’obiettivo perseguito in questi anni è chiaro: garantire ai bambini in prigione accesso ai diritti dell’infanzia: alimenti adeguati e prodotti per l’igiene, assistenza medica e psicologica e soprattutto spazi di gioco e opportunità di crescita. Fin dall’inizio è stato avviato, attraverso una metodologia riconosciuta da Unicef, un processo di valutazione dello sviluppo dei piccoli detenuti, ripetuto con regolarità, per monitorarne la crescita e affrontare eventuali ritardi con interventi terapeutici adeguati.
Grazie al progetto Sad 4104 è stato possibile sostenere, nel carcere di Phnom Penh, un centro diurno con uno Spazio gioco dove i bambini dai 18 mesi possono trascorrere la giornata divertendosi, socializzando e svolgendo attività educative e ricreative, guidati da assistenti all’infanzia, in un ambiente protetto, sano e stimolante. Perché crediamo fermamente che il diritto al gioco sia un diritto alla vita. Nell’ultimo anno, su 66 bambini seguiti, 23 hanno frequentato il centro con un miglioramento dell’80% delle abilità cognitive e sociali. La malnutrizione è diminuita del 70%, il benessere psicofisico è cresciuto in modo significativo e il 100% dei bambini presenti nel carcere è stato registrato all’anagrafe.
L’ obiettivo è quello di continuare a garantire a questi bambini esperienze alternative, educative e ricreative da vivere durante le loro giornate e di creare ambienti sempre più simili a quelli dei loro coetanei all’esterno: spazi sicuri, colorati, belli e stimolanti. Spazi dove, al risveglio, non debbano rendersi conto di essere in carcere. Il gioco, infatti, non deve essere più inteso solo come un’attività di intrattenimento e divertimento, ma come una vera e propria occasione di apprendimento, di conoscenza di sé, degli altri e del mondo: un mondo che per questi bambini è ancora in gran parte sconosciuto. Il diritto al gioco restituisce loro la possibilità di sentirsi semplicemente bambini.
Ma il progetto guarda oltre le mura del carcere. Al compimento dei 18 mesi si inizia a lavorare con le madri e con il ministero degli Affari sociali per individuare soluzioni alternative al carcere prima dei tre anni di età. Nell’ultimo anno cinque bambini sono stati accolti in ambienti esterni sicuri.
Come nel Chab kon kleng, un gioco di ruolo della tradizione cambogiana che simula una gallina intenta a proteggere i suoi pulcini da un corvo affamato, così il progetto 4104 vuole essere il simbolo delle braccia che proteggono questi bambini e si prendono cura di loro, facendoli crescere e giocare in luoghi di bellezza e di speranza. Perché anche un carcere può diventarlo.
È grazie al progetto 4104 che tutto questo diventa possibile. Non si tratta soltanto di un sostegno materiale, ma di un cammino di cura e di speranza che restituisce dignità all’infanzia. Anche dietro le sbarre, i bambini possono ritrovare il diritto di giocare e crescere. E una prigione può trasformarsi, almeno per i più piccoli, in un luogo di protezione e di educazione.
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