I vescovi della Papua Nuova Guinea: «La gente prima degli affari»

I vescovi della Papua Nuova Guinea: «La gente prima degli affari»

La conferenza episcopale della Papua Nuova Guinea ha diffuso un appello al nuovo governo affinché si prenda cura delle persone e dell’ambiente, sconfiggendo la corruzione prima di occuparsi di fare “affari”. E chiedono che la chiusura del centro di detenzione dei profughi scaricati dall’Australia a Manus sia il primo impegno

 

Dopo mesi turbolenti segnati da varie dimissioni e conflitti politici, il governo della Papua Nuova Guinea ha scelto come nuovo primo ministro James Marape, al posto di Peter O’Neill, che ha dato ieri le dimissioni. La leadership politica di O’Neill era infatti stata messa in discussione da una serie di diserzioni politiche negli ultimi mesi a causa di un grande accordo sull’estrazione di gas che l’ex ministro aveva stipulato con alcune compagnie straniere. Il progetto avrebbe permesso di duplicare l’esportazione di gas naturale ma a danno delle comunità locali.

In concomitanza con il cambio di leadership, i vescovi della Papua Nuova Guinea hanno diffuso un comunicato in cui dichiarano il loro apprezzamento per gli sviluppi pacifici intrapresi dal governo, ma chiedono anche che vengano fatti dei passi avanti su una serie di questioni. Viene infatti espressa la speranza che il governo si occupi delle persone più vulnerabili, della società e dell’ambiente.

In primis si chiede di pensare ai poveri, sia nelle zone urbane che in quelle rurali. Ci si aspetta «un miglioramento dei servizi pubblici, una migliore educazione per i bambini, medicine nei centri sanitari, strade che colleghino le aziende agricole ai mercati, lavoro e strutture sportive per ridurre l’impatto dell’alcol e di comportamenti negativi sui giovani».

Il secondo punto tocca il tema della reclusione forzata dei migranti in atolli al largo dell’Australia. «La detenzione illegale di profughi e richiedenti asilo a Manus e Port Moresby su richiesta del governo australiano è causa di vergogna e imbarazzo che il nuovo governo della Papua Nuova Guinea deve denunciare dal primo giorno di incarico».  I vescovi poi proseguono nel descrivere le condizioni insostenibili che i migranti sono costretti ad affrontare: malattie, depressione, problemi di salute mentale, un quadro che qualche settimana fa padre Giorgio Licini decriveva in questo reportage. Si chiede quindi che i migranti vengano immediatamente trasferiti sulla terraferma australiana per ricevere le cure necessarie.

Altro tema indicato al nuovo governo è l’attenzione per gli aspetti ambientali e la conservazione della natura. «La protezione dell’ambiente e delle risorse naturali del Paese necessita di una revisione legislativa», soprattutto per quanto riguarda «gli accordi con le compagnie straniere sull’industria mineraria, la lavorazione boschiva e il settore estrattivo». Il messaggio da parte dei vescovi non potrebbe essere più chiaro: «La popolazione e le comunità vengono prima, gli affari e il capitale dopo».

Infine, come ultimo punto la conferenza episcoplae chiede la creazione di una commissione anticorruzione indipendente. «La percezione di una corruzione sistemica e sistematica in Papua Nuova Guinea danneggia grandemente l’immagine della nazione e il morale dei cittadini. Rinnoviamo il nostro appello per il ripristino della separazione dei poteri».

Le ultime parole del comunicato auspicano un’effettiva collaborazione nel gestire i settori della salute e dell’educazione perché «è con la collaborazione da parte di tutti e l’accettazione della vigilanza pubblica che il vero benessere e la prosperità sono promosse e la corruzione sconfitta».