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Icona decorativaIcona decorativa1 Aprile 2016 Ilaria Beretta

Il pesce d’aprile? Non è abbastanza socialista

Un’agenzia stampa cinese ha bollato oggi il pesce d’aprile come festa occidentale, contraria ai valori socialisti e sui social network ha chiesto ai cinesi di non diffondere dicerie o scherzi. Una notizia che fa ridere, ma anche discutere.
Il pesce d’aprile non è socialista. A mettere in guardia i cinesi della Repubblica Popolare dalle tentazioni della festa in cui ogni scherzo vale, è l’agenzia stampa ufficiale Xinhua con un post su Weibo, il Twitter cinese. «Il pesce d’aprile non si sposa con nessun valore della Cina socialista e neppure con le tradizioni del nostro Paese – ha scritto l’agenzia, aggiungendo – per favore, non credete, diffondete o inventate bufale». Il singolare avvertimento va letto nel contesto della società cinese, dove il regime comunista non si è rassegnato al fatto che mode e tradizioni occidentali penetrino nel Paese. Ma non solo: per quello stesso regime che tre anni fa lanciò una campagna per criminalizzare la diffusione di notizie infondate, il pesce d’aprile è una giornata particolarmente critica. Il partito comunista cinese teme infatti una pubblica messa alla berlina e qualsiasi tipo di attacco satirico, soprattutto online visto che la maggior parte della popolazione ha ormai un accesso Internet. Basti pensare che nel 2013 il governo ha introdotto una legge per la quale chiunque, twittando informazioni ritenute sediziose, ottiene più di 500 condivisioni, è perseguibile dalla legge. Insomma, gli scherzi non piacciono proprio ai politici cinesi che – per evitare ogni rischio – hanno deciso di frenare preventivamente attraverso un post di pubblica condanna del povero pesce d’aprile. Sul social network, però, c’è chi la prende sul ridere e gli utenti (che in poche ore hanno condiviso il post ben 8600 volte) si sono scatenati con commenti scherzosi e irriverenti come «Questo è un pesce d’aprile! Non capite?» oppure «In Occidente il pesce d’aprile vale solo per un giorno, ma certi media ci prendono in giro 365 giorni l’anno…» Visto che la satira invece che diminuire aumentava, l’agenzia Xinhua ha bloccato la possibilità di commentare e poi ha nascosto il post, sperando che i cinesi prendano il monito solo come un pesce d’aprile.

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